Giusi Patti Holmes

Sono Giusi Patti Holmes, giornalista, scrittrice e, soprattutto, un affollato condominio di donne, bizzarre e diversissime tra loro, che mi coabitano. Il mio motto è: "Amunì, seguitemi".

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Ci sono film come “Il Professore e il Pinguino” che, tratto da una storia vera e muovendosi tra tenerezza e memoria storica, andrebbero fatti vedere nelle scuole per avvicinare i ragazzi a temi quali la dittatura di cui spesso si parla e a cui qualche pazzo, ancora, aspira senza averne conosciuto la brutalità, le violenze, le repressioni e le sparizioni forzate.

Tratto dal memoir di Tom Michell, insegnante d’inglese, disincantato a causa della morte di una figlia, solo e solitario, racconta la sua storia a partire dall’arrivo nell’Argentina del 1976 segnata da aspre tensioni politiche e divisioni sociali che riescono a penetrare, anche, all’interno del “collegio” in cui, come docente, incontrerà alunni svogliati nello studio, ma attivi nel fare una cernita tra i compagni da frequentare e quelli da emarginare e bullizzare. 

In questo ambiente dorato, in cui si muovono ragazzini scimmiottanti i grandi, un giorno arriva un pinguino, scampato alla morte grazie al professore che, durante una vacanza in Uruguay, trovandolo ancora in vita su una spiaggia, diventata un cimitero per una fuoriuscita di petrolio, lo salva per far colpo su una donna, che gli darà il nome di Juan Salvador. Tom lo raccoglie, lo lava, lo libera dal nero del petrolio ma, mentre la liaison sentimentale naufraga in una notte, l’amicizia inaspettata tra questo uomo disilluso e il piccolo sopravvissuto continuerà, perché Michell lo porterà con sé in collegio, nascondendolo nella sua stanza fino a quando, da presenza surreale, si farà sempre più concreta conquistando i ragazzi. 

Il piccolo pinguino diventerà per tutti e, soprattutto, per il professore il compagno di un breve, ma intenso e rivoluzionario tratto di vita. Già a partire dai suoi colori, il bianco e il nero, rompe l’immobilismo del collegio dalle tonalità calde, che rispecchiano la natura argentina. I momenti più teneri e divertenti sono quelli in cui lo si vede aggirarsi tra i corridoi, restare fermo e compito, come uno scolaretto, sulla cattedra o passeggiare avanti e indietro, durante le lezioni, con lo stesso passo del professore che, da ignorato, grazie a lui, conquisterà la classe, il collegio dei docenti e, persino, il preside che, pensando di non esser visto, in più occasioni andrà a confidarsi con Juan Salvador, muto, ma attento ascoltatore, nel suo quartier generale, ovvero il terrazzino di Michell. Da mascotte della scuola a improbabile “assistente” in grado di smontare le rigidità accademiche e umane, cancellando le divisioni in fazioni dei ragazzi. In questa toccante storia vera, (alla fine vedrete immagini di repertorio), in cui leggerezza e profondità convivono felicemente, il pinguino diventa simbolo di rinascita e resilienza per il professore che imparerà a guardare la vita con occhi diversi.

Steve Coogan, nel ruolo di Tom Michell, il protagonista, sa unire ironia e malinconia, senza cadere mai nel patetico; Jonathan Pryce, nel ruolo del preside, conquista con la sottile ironia che supera la primaria rigidità. Il regista, Peter Cattaneo, che ha esordito nel 1997 con “Full Monty”, film cult in cui fragilità maschile, arguzia e riscatto sociale la fanno da padrone, ripropone, in fondo, gli stessi temi da una prospettiva differente, quella di un Paese in cui, nel 1976, l’esercito depone la presidente Isabel Martínez de Perón, instaurando una giunta militare composta dai capi dei tre rami dell’esercito, guidata inizialmente da Jorge Rafael Videla. Un regime feroce, come in realtà lo sono tutti, che farà sparire circa 30.000 persone, i desaparecidos, e contro cui coraggiosamente protesteranno, senza sosta, le Madri di Plaza de Mayo per conoscere la sorte dei figli scomparsi nel nulla.

Perché far guardare “Il Professore e il Pinguino” ai ragazzi? Per mostrargli quanto un piccolo essere, diverso se rapportato a noi, con la sua forza gentile possa trasformare l’immobile mondo che lo ospita, nonostante il contesto politico opprimente e liberticida.

Voglio chiudere questo racconto con una riflessione, a proposito dei regimi, del professore Antonino Zichichi, appena scomparso: “Chi evoca la dittatura in tempi di democrazia offende i martiri di tutti i totalitarismi“.




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