Gli agenti della sezione “anticorruzione” della squadra mobile di Palermo, su delega della procura hanno eseguito un’ordinanza del gip di Palermo con la quale sono state applicate misure cautelari dell’obbligo di presentazione negli uffici della polizia giudiziaria nei confronti dei quattro titolati di imprese funebri locali, accusati vario titolo, delitti di corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio, connessi alla gestione delle salme dei defunti presso l’ospedale “Cervello” di Palermo.

Nei giorni scorsi erano stati arrestati tre dipendenti della camera mortuaria dell’ospedale. Si tratta di Vincenzo Romano, 67 anni, Onofrio Leonardo, 61 anni e Giuseppe Suriano, 56 anni accusati di corruzione e associazione a delinquere.

I titolari delle pompe funebri e alcuni dipendenti avrebbero aver pagato i dipendenti per la gestione delle salme e, come nel caso della tangente versata da uno degli indagati ad un impiegato, per accelerare le pratiche di dimissione mediante l’esecuzione dell’elettrocardiogramma.

Sono otto le imprese di pompe funebri finite nell’inchiesta che aveva portato tre dipendenti dell’azienda Cervello Villa Sofia ai domiciliari accusati di corruzione. Le misure di presentazione alla pg sono state emesse dal gip Carmen Salustro per Domenico Anselmo, Michele Lota, Giuseppe Lucera e Giuseppe Maggio.

Sarebbero loro, titolari e dipendenti di pompe funebri a Palermo che secondo le indagini della squadra mobile di Palermo avrebbero pagato i dipendenti della camera mortuaria per accelerare le pratiche di rilascio della salma

Il provvedimento cautelare, giunto al termine di interrogatori preventivi degli indagati, prende le mosse da un’articolata attività investigativa della citata sezione “Anticorruzione”, svolta nei primi mesi del 2024 sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Palermo, al Policlinico ed all’ospedale “Cervello” con l’ausilio di numerose intercettazioni.

Nei giorni scorsi, la sezione “Anticorruzione” aveva dato esecuzione ad altra ordinanza del gip, con cui erano stati associati agli arresti domiciliari i tre dipendenti dell’obitorio ospedaliero del “Cervello”, ritenuti gravemente indiziati di appartenere ad un’associazione a delinquere finalizzata a vari reati di corruzione.