La segreteria nazionale dell’Uspp lo ha sollevato dall’incarico di dirigente provinciale poche ore dopo le sue dichiarazioni sui due detenuti morti nel carcere di Augusta per sospetta overdose. Per Sebastiano Bongiovanni, agente di polizia penitenziaria e sindacalista, la sequenza è chiara: prima la denuncia pubblica, poi la revoca.
La vicenda
Il caso nasce dalla morte di due reclusi all’interno della casa di reclusione megarese. La Procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta per accertare le cause dei decessi e chiarire, qualora fosse confermata l’ipotesi di overdose, come la droga sia riuscita a entrare nell’istituto penitenziario. Disposte autopsie e accertamenti tossicologici.
Bongiovanni aveva parlato apertamente di un “sistema allo sbando”, puntando il dito contro carenze di organico, sovraffollamento e difficoltà nei controlli. Parole che, a stretto giro, gli sono costate l’incarico sindacale.
Le parole del sindacalista
“Per dire la verità per l’ennesima volta ricevo delle ripercussioni. Revocata la mia carica sindacale. Cosa ho detto di sbagliato? Perché il sindacato si è sentito danneggiato? Perché il mondo penitenziario non deve essere toccato? Perché la Polizia Penitenziaria deve rimanere senza tutele?”, ha dichiarato.
Interrogazione del senatore del Pd Nicita
La vicenda è approdata anche in Parlamento: il senatore del Partito democratico, Antonio Nicita, ha presentato un’interrogazione per chiedere al ministro della Giustizia di riferire sui decessi, sulle condizioni dell’istituto e sulla revoca dell’incarico al sindacalista.
Il carcere di Augusta: numeri, organico e tensioni
La casa di reclusione di Augusta, in provincia di Siracusa, è da anni al centro di segnalazioni sindacali e ispezioni parlamentari. La capienza regolamentare dell’istituto è stata più volte superata, con una presenza di detenuti che ha oscillato – secondo dati del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e relazioni sindacali – ben oltre i posti disponibili.
Il tasso di sovraffollamento negli istituti siciliani ha superato in diversi periodi il 120%, con punte più alte in alcune strutture. Ad Augusta, a fronte di una pianta organica già ridotta, le unità effettivamente in servizio risultano inferiori rispetto al fabbisogno previsto. I sindacati hanno denunciato turni massacranti, ferie arretrate e difficoltà nella copertura dei posti di servizio.
Le violenze
Negli ultimi anni non sono mancati episodi di tensione: aggressioni ad agenti, proteste interne, risse tra detenuti. Nel 2023 e nel 2024, secondo note sindacali e comunicati ufficiali, si sono verificati episodi di violenza che hanno richiesto l’intervento di rinforzi e l’adozione di misure straordinarie di sicurezza. Il problema del traffico di stupefacenti all’interno degli istituti resta una delle criticità strutturali segnalate a livello nazionale.
È in questo contesto che si inseriscono le due morti sospette su cui ora indaga la magistratura.
Il precedente: quando il tribunale diede ragione al sindacalista
Non è la prima volta che Bongiovanni finisce nel mirino dopo aver denunciato criticità. Negli anni scorsi il giudice del lavoro di Siracusa ha dichiarato illegittime le sanzioni disciplinari inflittegli dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.
All’epoca, il sindacalista – dirigente nazionale del Sippe – aveva segnalato condizioni critiche proprio nel carcere di Augusta, parlando di sicurezza carente e morti in cella. Per quelle dichiarazioni era stato sanzionato.
Il tribunale ha definito quei provvedimenti una condotta antisindacale, condannando il Ministero della Giustizia e il DAP. Un ulteriore provvedimento nel 2024 ha confermato l’ingiustizia delle punizioni subite.
Un precedente che oggi pesa come un’ombra sulla nuova estromissione.
Il nodo politico e giudiziario
Le indagini della Procura di Siracusa dovranno chiarire se si sia trattato effettivamente di overdose e, soprattutto, se vi siano responsabilità nei controlli e nell’assistenza sanitaria. Bongiovanni ha richiamato anche una recente pronuncia della Corte di Cassazione che ha riconosciuto la responsabilità dell’Amministrazione penitenziaria in casi di omessi controlli sull’ingresso di droga e carenze nell’assistenza a un detenuto poi deceduto.
Il punto, però, resta politico oltre che giudiziario: può un sindacalista essere rimosso dopo aver denunciato pubblicamente due morti sospette?
La risposta arriverà forse dalle carte dell’inchiesta. Intanto, nel carcere di Augusta, restano le celle sovraffollate, gli agenti sotto organico e due morti ancora senza spiegazione ufficiale. E un sindacalista che sostiene di aver pagato per aver parlato.






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