Un grido di aiuto e un allarme: il rischio che la stagione balneare nella Sicilia jonica non possa partire affatto. A scrivere una lettere al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente della Regione e a quello dell’Ars e agli assessori regionali sono i balneari siciliani.

Denunciano che molti istituti di credito ignorano del tutto la disposizione normativa che congela i muti e continuano a richiedere i pagamenti alle aziende balneari colpite dal ciclone Harry.

“Dalle segnalazioni ricevute – scrive nella sua lettera Antonio Firullo dell’Associazione Turistica Balneare Siciliana – in diversi casi i nostri associati hanno dovuto intervenire legalmente per
far valere i propri diritti” perché “– pur obbligati per legge (gli Istituti di credito ndr) non sospendono i pagamenti di mutui e prestiti”.

Stagione balneare sempre più a rischio

“Questa inerzia provoca gravi disagi ai concessionari danneggiati, rischiando la mancata apertura
della stagione balneare 2026 e ripercussioni sull’intero comparto turistico siciliano. Tale atteggiamento ostruzionistico appare incomprensibile: dovrebbe derivare da un imperativo
morale ancor prima che da un obbligo normativo. Siamo fortemente preoccupati per l’avvio della stagione 2026, che senza interventi immediati rischia il collasso finanziario”.

Non solo banche che fanno ostruzionismo

Naturalmente la vicenda non riguarda tutte le banche ma alcuni istituti di Credito e non è questa l’unica vicenda che preoccupa i balneari che pur ringraziando Stato e Regione per gli interventi sottolineano anche altri punti di crisi del sistema “Ribadiamo che investire oggi nella ricostruzione è impensabile senza aiuti concreti e, soprattutto, senza proroga delle concessioni demaniali marittime al 2033” scrivono ancora.

“Infine rammarica la mancata approvazione nella legge “Milleproroghe” dell’accesso alla
rottamazione “quinquies” per i balneari siciliani in regola con la “quarter”, con rischio di
pignoramenti automatici sui conti correnti da parte dell’Agenzia delle Entrate”. Per tutto questo chiedono “di intervenire con massima urgenza presso gli Istituti di Credito