«Il sindaco Pippo Gianni ha umiliato la democrazia, oltre che la città di Priolo, che umilia da anni». Il deputato regionale del Mpa-Grande Sicilia Peppe Carta affida a parole di fuoco il commento all’esito del voto che ha bocciato in aula il Dup 2026-2027-2028, documento propedeutico all’approvazione del Bilancio.

La vicenda

Un passaggio tecnico che si è trasformato in detonatore politico: con la mancata approvazione del Documento unico di programmazione, il Consiglio comunale di Priolo va verso lo scioglimento, lasciando il sindaco solo al comando con la sua giunta fino alla scadenza naturale del mandato nel 2028.

La maggioranza ha scelto di non ricucire. Anzi. Ha sostenuto la linea del primo cittadino, consapevole che il voto avrebbe avuto come effetto l’azzeramento dell’aula. Una mossa che l’opposizione legge come una liberazione dal “fastidio” politico, soprattutto quello rappresentato dall’Mpa-Grande Sicilia di Carta, che negli ultimi mesi aveva incalzato l’amministrazione su atti, numeri e gestione.

La frattura era diventata quotidiana. Interrogazioni, rilievi, affondi pubblici. Fino allo strappo finale. «Una scelta grave – insiste Carta – che svuota le istituzioni e mortifica il confronto». Nel Palazzo, ormai, resta solo l’esecutivo.

Gennuso: “Ha vinto Gianni, ha perso Priolo”

Sulla stessa linea l’affondo del deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gennuso: «Quello che è accaduto ieri è grave. La battaglia portata avanti con determinazione da Patrizia Arangio e dagli altri consiglieri di opposizione meritava rispetto. Oggi ha vinto Pippo Gianni. Ma ha perso Priolo».

Gennuso parla di «riflessione seria» per restituire «piena dignità alle istituzioni» e promette opposizione «dentro e fuori dal Palazzo», accusando l’amministrazione di aver «perso il contatto con la realtà e con i bisogni dei cittadini».

Il punto, però, è politico prima ancora che regolamentare. Senza Consiglio, il sindaco governa senza il contrappeso dell’aula. Una condizione che cambia gli equilibri interni e ridisegna il campo in vista delle Regionali 2027.

L’orizzonte 2027: l’Ars nel mirino

Pippo Gianni non ha mai nascosto l’ambizione per un seggio all’Ars. Un anno fa orbitava attorno alla Democrazia cristiana, forte dell’amicizia con l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Alla festa dell’Amicizia di Ribera, tra panel e retroscena, si sussurrava di uno schema a tre punte per le Regionali: Gianni, il sindaco di Palazzolo Salvo Gallo e il parlamentare Ars Carlo Auteri. Poi l’inchiesta giudiziaria che ha travolto lo scudo crociato ha congelato sogni e geometrie, lasciando ambizioni sospese.

 

Oggi, paradossalmente, lo scioglimento del Consiglio consegna a Gianni un vantaggio tattico: governare senza opposizione organizzata, presentarsi come l’unico dominus politico di Priolo, città-chiave nel cuore del petrolchimico siracusano. Quando la Sicilia tornerà al voto, chi vorrà pescare consenso a Priolo dovrà fare i conti con lui.

Ma il campo è stretto: cinque seggi per la provincia di Siracusa. Difficile immaginare una sponda con l’Mpa di Carta o con Forza Italia di Gennuso, e ancor meno con Pd o M5S. Restando nel perimetro del centrodestra, le caselle possibili sono due: Fratelli d’Italia o Lega. La seconda appare più plausibile. Nel 2022, alle ultime Regionali, Gianni diede una mano alla lista che comprendeva Giovanni Cafeo ed Enzo Vinciullo. Quest’ultimo oggi è organico proprio all’Mpa di Carta, l’acerrimo rivale.

Il duello nel petrolchimico

Il rapporto tra Gianni e Carta è da tempo un braccio di ferro che supera i confini comunali. Priolo e Melilli – di cui Carta è sindaco – sono due comuni industriali incastonati nel petrolchimico, un’area che vale circa il 60 per cento del Pil provinciale. Chi controlla consenso e indirizzo politico in questo perimetro gioca una partita che pesa a Palermo.