C’è un filo rosso che lega Siracusa Calcio 1924 e Trapani Calcio. Non è soltanto la classifica del Girone C di Serie C, oggi impietosa. È una parabola quasi speculare: due città di mare, orgogliose e ferite, rimaste senza calcio professionistico; due imprenditori forestieri; due promesse di rinascita; due cavalcate in Serie D a suon di milioni; due risalite tra i professionisti; due crisi finanziarie esplose nel giro di pochi mesi.

 

A febbraio 2026 entrambe marciano verso il baratro. Penalizzazioni, deferimenti, stipendi in ritardo, scadenze federali come ghigliottine. E un interrogativo che rimbalza tra le curve e i palazzi comunali: perché?

 

I sovrani arrivati da lontano

L’imprenditore del sole

Alessandro Ricci è toscano, originario di Prato. Energia, sostenibilità, fotovoltaico, eolico: il suo mondo è quello dei pannelli solari e delle rinnovabili. Attraverso la holding Vigigio Sport Investments ha rilevato il Siracusa, riportandolo dalla polvere dei dilettanti alla Serie C.

In città lo hanno accolto come un mecenate. L’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Italia ha messo sul tavolo circa 1,5 milioni per riqualificare il vetusto “De Simone”. Gli imprenditori locali osservavano, qualcuno offriva sostegno. I tifosi sognavano.

L’estate 2025 è stata il culmine dell’idillio: oltre 1.600 abbonati, ospitate su Sky Sport durante “Calciomercato – L’Originale”, l’incontro con Walter Zenga. Sembrava l’ingresso nel grande calcio. Poi, come in ogni tragedia greca che si rispetti, sono arrivate le crepe: tensioni interne, presunti inadempimenti, accuse social. E infine la stangata: 6 punti di penalizzazione per violazioni amministrative. Ultimo posto. Incubo retrocessione.

Il re del grano

Valerio Antonini è romano. Ha costruito la sua fortuna nel trading internazionale di commodities agricole, fondando a Londra Quanton Commodities dopo l’esperienza nel gruppo Casillo. Cereali, cacao, caffè: il “re del grano”, come lo chiamavano in città.

Nel 2023 rileva il Trapani e promette la Serie B in pochi anni. Investe, spende, domina la Serie D 2023-24 e riporta i granata in Serie C. Si compra anche una televisione locale, Telesud, che diventa megafono delle sue ambizioni sportive e imprenditoriali.

Ma febbraio 2026 racconta altro: deferimenti per irregolarità amministrative, pagamenti contestati, rischio esclusione dal campionato. La convenzione per lo stadio scaduta. Biglietti simbolicamente a 10 centesimi in risposta allo sciopero dei tifosi. Un clima da resa dei conti.

La guerra dei milioni in Serie D

Siracusa e Trapani si sono affrontate in D come due petroliere in collisione. Budget fuori scala per la categoria, giocatori strappati alla concorrenza, ingaggi importanti.

Vinse prima Antonini, con una cavalcata autoritaria. L’anno dopo Ricci replicò, riportando il Siracusa tra i professionisti. Le curve osannavano i nuovi sovrani. Catania e Palermo non facevano più paura: si parlava di derby futuri, di rilancio dell’intera Sicilia calcistica.

Oggi, quelle stesse curve chiedono trasparenza.

Quando il sogno si incrina

L’inizio della stagione 2025-26 segna lo spartiacque. Ritardi nei pagamenti, tensioni con i tesserati, contributi non versati. Le penalizzazioni federali diventano macigni.

A Siracusa, imprenditori come Gaetano Cutrufo rimproverano a Ricci di non aver aperto a interventi esterni per tamponare l’emergenza. Il sindaco Italia si trova con una “patata bollente” tra le mani.

A Trapani, la tifoseria rompe con Antonini. La promessa di una scalata rapida verso la Serie B si trasforma in un possibile nuovo trauma, dopo il fallimento del 2020.

Due percorsi quasi identici: entusiasmo, investimenti, promesse di grandezza, centralizzazione del potere decisionale, crisi di liquidità, scontro con le istituzioni sportive.

Perché un imprenditore “straniero” compra un club?

Secondo analisi pubblicate su testate economiche come Il Sole 24 Ore e approfondimenti di settore di Deloitte e FIGC, l’acquisizione di un club calcistico può offrire diversi vantaggi strategici:

Brand positioning territoriale – Entrare in una comunità ad alta identità emotiva consente di costruire consenso e reputazione rapidamente.

Relazioni istituzionali – Il calcio è un moltiplicatore di networking politico e imprenditoriale.

Visibilità mediatica – Il ritorno d’immagine è immediato e nazionale, specie in caso di promozioni.

Diversificazione – Per imprenditori di altri settori, il calcio rappresenta un asset relazionale oltre che economico.

Influenza sociale – In città medio-piccole il presidente diventa figura pubblica di primo piano.

Ma il calcio professionistico italiano impone parametri finanziari stringenti: contributi, controlli Covisoc, scadenze federali. Senza una struttura solida e flussi di cassa costanti, l’effetto boomerang è dietro l’angolo.

La Sicilia come specchio

Siracusa e Trapani non sono solo due crisi sportive. Sono lo specchio di una dinamica ricorrente nel calcio italiano: territori affamati che si affidano al “salvatore”, imprenditori che vedono nel pallone una leva di consenso e visibilità, istituzioni che facilitano pur di riaccendere l’entusiasmo.

Poi arrivano i numeri. E i numeri non tifano.

Epilogo: verso il precipizio?

A Trapani pende una sentenza che potrebbe riscrivere il destino del club. A Siracusa la penalizzazione ha già ridisegnato la classifica e messo a rischio la sopravvivenza.

Due città che avevano creduto nel sole e nel grano. Due presidenti che hanno acceso i riflettori e ora devono fare i conti con le ombre.

La domanda finale non riguarda solo Ricci o Antonini. Riguarda il sistema: può il calcio delle province sopravvivere senza diventare terreno di conquista per capitali esterni in cerca di visibilità?

O si è destinati a vedere, ciclicamente, sogni che si accendono in estate e si spengono prima della primavera?