Si è chiuso con un messaggio netto e condiviso il congresso regionale dedicato alla prevenzione dell’HPV, patrocinato da Asp Catania, Siti Sicilia, Ordine dei Medici Catania con responsabili scientifici il Dott. Gabriele Giorgianni e il Prof. Claudio Costantino: rafforzare la rete tra professionisti, investire sulla comunicazione e, soprattutto, invitare con decisione le famiglie alla vaccinazione contro il Papillomavirus umano.

Un confronto multidisciplinare che ha messo attorno allo stesso tavolo igienisti, pediatri, medici di medicina generale, specialisti, dirigenti scolastici e responsabili dei servizi di screening, con un obiettivo chiaro: recuperare coperture vaccinali ancora lontane dal target del 95% indicato dal Ministero.

«Sono estremamente soddisfatto dell’andamento del convegno – ha dichiarato il dott. Gabriele Giorgianni, responsabile scientifico e responsabile della U.O.S. Attività Vaccinali dell’ASP di Catania – perché ha avuto quel carattere di multidisciplinarità che auspicavamo. Parlare di strategie vaccinali per l’HPV significa coinvolgere il Dipartimento di Prevenzione, i medici vaccinatori, ma anche pediatri, medici di famiglia e specialisti come ginecologi, andrologi e otorinolaringoiatri».

Nel corso dei lavori sono stati messi a confronto modelli organizzativi di diverse aziende sanitarie, con l’obiettivo di individuare le migliori pratiche da attivare sul territorio. Centrale anche il ruolo della scuola.

«Abbiamo già avviato un percorso con gli istituti scolastici – ha spiegato Giorgianni – perché la scuola rappresenta un focus strategico per promuovere questa vaccinazione. Il bilancio è più che positivo e approfittiamo di questa occasione per ribadire un concetto fondamentale: il vaccino anti-HPV protegge dai tumori della sfera genitale maschile e femminile e dai tumori testa-collo. È gratuito per gli adolescenti, disponibile nei nostri ambulatori, dai pediatri e dai medici di medicina generale aderenti. È una vaccinazione cardine: vacciniamoci».

Il ruolo della pediatria è stato definito cruciale. «Il pediatra prende in carico il bambino fin dal primo giorno di vita – è stato sottolineato nel dibattito – e la prevenzione è parte integrante della salute. Senza prevenzione non c’è salute». Un dato incoraggiante arriva dalle nuove generazioni: «Spesso sono gli stessi ragazzi di 10, 11, 12 anni a chiedere di vaccinarsi. È il segno che il lavoro fatto negli anni ha costruito fiducia e consapevolezza».

A richiamare l’impatto epidemiologico è stato il prof. Claudio Costantino: «L’HPV è un virus cancerogeno. Non causa soltanto il tumore della cervice uterina, ma anche numerosi altri tumori che colpiscono uomini e donne. In Europa provoca oltre 50 mila casi di cancro ogni anno; in Italia parliamo di circa 5 mila nuovi casi. Eppure abbiamo uno strumento sicuro ed efficace per prevenirli: la vaccinazione, che garantisce una protezione di lunga durata. Va somministrata prima dell’inizio dell’attività sessuale, idealmente entro i 12 anni».

Forte il richiamo alla responsabilità delle famiglie da parte del direttore sanitario Gianfranco Di Fede: «Non riesco a comprendere come un genitore, sapendo che la vaccinazione riduce drasticamente il rischio di tumori HPV correlati, possa scegliere di non proteggere il proprio figlio o la propria figlia. È una questione di tutela della salute pubblica».

Il direttore del Dipartimento di Prevenzione, prof. Antonio Leonardi, ha evidenziato un incremento significativo delle coperture pediatriche nell’ultimo anno, con un aumento di circa 10 punti percentuali, pur restando sotto l’obiettivo del 95%. «Sull’HPV siamo ancora indietro – ha spiegato – perché persiste una diffidenza che dobbiamo superare. L’unica strada è lavorare insieme, soprattutto con le scuole, e migliorare la comunicazione. È paradossale che si possa ancora dubitare di un vaccino che previene il cancro e salva la vita».

Sul fronte comunicativo, il dott. Antonino Gulino ha sottolineato la necessità di uscire dagli schemi tradizionali: «Dobbiamo lavorare su una comunicazione aperta, capace di raggiungere le famiglie anche attraverso i social e figure competenti e accreditate. L’esperienza del Covid ha lasciato diffidenza: va superata con strumenti nuovi e credibili».

Determinante anche il coinvolgimento del mondo scolastico. «La scuola è veicolo di cultura e formazione – ha dichiarato il dirigente Fernando Rizza – ma abbiamo bisogno del supporto tecnico della sanità pubblica. La comunicazione deve essere efficace, puntuale e credibile. Solo così possiamo accompagnare le famiglie verso scelte consapevoli».

Il prof. Giuseppe Ettore, direttore del Dipartimento materno-infantile dell’Arnas Garibaldi, ha richiamato l’urgenza di “fare rete”: «La Sicilia è ancora fanalino di coda nelle coperture. Non possiamo limitarci agli incontri: ognuno di noi deve fare qualcosa in più. La prevenzione salva la vita e riguarda anche i maschi. È un errore considerare questo vaccino solo un tema femminile».

Infine, la dott.ssa Cristina Mauceri ha evidenziato la necessità di integrare vaccinazione e screening: «Serve una sinergia strutturata tra pediatri, medici di famiglia, consultori e servizi territoriali per promuovere insieme vaccinazione e prevenzione del tumore del collo dell’utero».

Dal congresso emerge dunque un impegno condiviso: unire competenze, superare le resistenze culturali e rilanciare con forza la prevenzione.

Il messaggio finale è semplice e diretto: l’HPV causa il cancro, il vaccino lo previene. Vaccinarsi è un atto di responsabilità verso sé stessi e verso la comunità.

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