Italia e Francia hanno avviato contatti con Teheran per assicurare il transito delle navi nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più cruciali al mondo. L’indiscrezione è stata pubblicata dal quotidiano economico Financial Times, citando diverse fonti informate sui negoziati.

Le discussioni riguardano la possibilità di garantire un passaggio sicuro alle petroliere e alle navi cariche di gas naturale liquefatto nel Golfo Persico, con l’obiettivo di evitare un’interruzione delle forniture energetiche verso l’Europa.

Attraverso lo Stretto di Hormuz, infatti, transitano normalmente circa il 20% del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto, un flusso vitale per l’economia globale.

I negoziati europei per riaprire il traffico energetico

Secondo quanto riportato dal Financial Times, quindi, alcuni Paesi europei hanno avviato colloqui preliminari con l’Iran per ripristinare le spedizioni di energia dal Golfo.

Tra questi Paesi figura anche l’Italia, che secondo una delle fonti citate avrebbe tentato di aprire un canale di dialogo con Teheran sulla sicurezza del traffico marittimo.

Tre funzionari informati sui colloqui hanno spiegato al quotidiano britannico che le capitali europee stanno cercando di riavviare le esportazioni di petrolio e gas senza aggravare il conflitto in corso nella regione.

Nel frattempo le compagnie di navigazione guardano alle marine occidentali nella speranza di ottenere scorte militari alle petroliere durante il passaggio nello stretto.

La smentita

La Presidenza del Consiglio ha subito smentito i presunti negoziati bilaterali o trattative dirette con l’Iran per assicurare il transito delle navi italiane nello Stretto di Hormuz.

Prezzi dell’energia in forte aumento

La tensione nello Stretto di Hormuz ha già avuto effetti sui mercati energetici internazionali.

Secondo i dati citati dal Financial Times:

  • Petrolio: circa 100 dollari al barile;
  • Prezzo a inizio anno: circa 60 dollari;
  • Gas naturale in Europa: +75%

Un eventuale blocco prolungato dello stretto potrebbe avere conseguenze pesanti per l’economia europea, aumentando i costi energetici per imprese e famiglie e aggravando la pressione sui bilanci pubblici.

L’ipotesi strategica di Teheran

Le fonti citate dal quotidiano britannico sottolineano che non esiste alcuna garanzia che i negoziati possano avanzare.

Secondo alcune valutazioni diplomatiche, l’Iran potrebbe utilizzare il controllo dello stretto come leva geopolitica per far salire i prezzi dell’energia e aumentare la pressione sugli Stati Uniti.

Il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei avrebbe promesso di continuare a bloccare il passaggio nello stretto.

La strategia, secondo alcune analisi, potrebbe puntare a costringere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a interrompere il conflitto.

Le missioni navali europee nel Mar Rosso

L’Europa mantiene già una presenza militare nella regione.

Italia, Francia e Grecia partecipano infatti alla missione navale dell’Unione Europea “Aspides”, dispiegata nel Mar Rosso per proteggere il traffico commerciale dalle minacce alla sicurezza marittima.

Tuttavia, secondo quanto riportato dal Financial Times, nessuna marina europea è disposta a scortare le navi nello Stretto di Hormuz se esiste il rischio concreto di un attacco.

Una delle fonti citate dal quotidiano ha spiegato: “Deve essere un contesto ammissibile”.

Il timore principale è quello di un’escalation militare diretta con l’Iran.

La posizione dell’Unione Europea

Dopo le indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, una fonte europea ha ribadito che l’Unione Europea ha sempre mantenuto aperti i canali diplomatici con Teheran, anche nei momenti di maggiore tensione.

Secondo la stessa fonte, la soluzione considerata più efficace al momento sarebbe una iniziativa internazionale guidata dalle Nazioni Unite.

In particolare l’Unione Europea ritiene auspicabile:

“una forte iniziativa guidata dall’Onu volta a garantire un passaggio organizzato e legittimo attraverso lo Stretto di Ormuz”.

Questa soluzione dovrebbe essere applicata a tutte le spedizioni marittime e non limitarsi a negoziati bilaterali.

I colloqui diretti con i Pasdaran vengono infatti considerati “insufficienti e meno appetibili”.

Il ruolo del Regno Unito

Secondo fonti ufficiali britanniche, il Regno Unito non sta dialogando direttamente con l’Iran sull’accesso allo stretto.

Il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper, attualmente in visita in Arabia Saudita, sta però discutendo con gli Stati del Golfo la continuità delle forniture petrolifere.