Il percorso è tracciato, dice lui. Eppure il cantiere del nuovo ospedale di Siracusa, atteso da decenni, promesso da altrettanti governi, è ancora fermo sulla carta. E mentre i cittadini siracusani continuano a fare i conti con un sistema sanitario logorato dal tempo, dalla politica arriva l’ennesimo capitolo di una partita che si gioca sui rimbalzi di responsabilità che sui getti di calcestruzzo.
La mossa di Cannata
A muovere la pedina, questa volta, è Luca Cannata, deputato nazionale di Fratelli d’Italia, vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera, ex sindaco di Avola. Il parlamentare ha rotto il silenzio sull’impasse con una nota in cui ricostruisce lo stato dell’iter amministrativo e, con la precisione di chi conosce i meccanismi ministeriali, indica dove il processo si sia inceppato: a Roma si aspetta ancora un riscontro tecnico da parte della Regione Siciliana. “Proprio in questi giorni si è svolta una riunione di allineamento tra Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Regione Siciliana per completare gli ultimi passaggi tecnici necessari alla sottoscrizione dell’addendum all’accordo di programma” dice il parlamentare
Il nodo finanziario e il ritardo della Regione
La struttura finanziaria dell’opera è un rebus da 420 milioni. Tutto nasce dall’Accordo di Programma firmato nel gennaio 2023 fra Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e Finanze e Regione Siciliana: 200 milioni iniziali a valere sui fondi ex articolo 20 della legge 67/1988, con ripartizione 95% a carico dello Stato e 5% a carico della Regione. Ma i costi sono lievitati, inflazione, rincaro delle materie prime, rimodulazioni successive, e la Regione ha dovuto deliberare ulteriori stanziamenti: 100 milioni nel marzo 2024, altri 24 milioni nel novembre 2024, infine 47,8 milioni con delibera del dicembre 2025, quota originariamente prevista a carico dell’ASP di Siracusa e poi trasferita sui fondi statali.
E sui 47,8 milioni che Cannata mette le cose in chiaro. “Desidero sottolineare che nel corso dell’istruttoria una quota di circa 47,8 milioni di euro, inizialmente prevista a carico dell’ASP di Siracusa, è stata successivamente coperta attraverso ulteriori risorse statali”, ha dichiarato, facendo trasparire come certi aggiustamenti siano stati resi necessari proprio dall’incapacità regionale di garantire la propria quota nei tempi previsti. E ancora, con riferimento diretto agli adempimenti mancanti: “Questo aggiornamento amministrativo ha richiesto alcune verifiche tecniche e ha comportato tempi aggiuntivi” — una formula burocratica che, nella sostanza, addossa alla Regione la responsabilità dei ritardi.
La telemedicina
Il problema che blocca tutto, spiega Cannata, è anche tecnico ma con risvolti politici evidenti: il Ministero della Salute attende dalla Regione il rispetto di alcuni adempimenti previsti dalla normativa sui fondi di edilizia sanitaria, “in particolare per quanto riguarda la quota destinata allo sviluppo della telemedicina e dei servizi sanitari digitali“. Tradotto: la Regione non ha ancora prodotto la documentazione necessaria perché Roma possa firmare l’addendum all’accordo di programma e sbloccare definitivamente i fondi. Il messaggio politico è inequivocabile: la palla è nel campo di Palazzo d’Orleans.
Per cui, secondo Cannata prima la Regione sblocca questo nodo prima arriveranno i soldi da Roma. “Il Governo Meloni, attraverso – dice Cannata – il lavoro del Ministero della Salute e in concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è pronto a garantire la copertura finanziaria dell’opera, una volta completato l’iter amministrativo che porterà alla sottoscrizione dell’addendum all’accordo di programma, dimostrando responsabilità per dotare Siracusa di una struttura sanitaria all’altezza delle esigenze del territorio”
La Regione assente: Faraoni diserta l’audizione
Il pressing di Cannata si inserisce in un contesto già deteriorato. Nei giorni scorsi l’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni ha fatto saltare la propria audizione in commissione, dove avrebbe dovuto chiarire i passaggi conclusivi di competenza della Regione sul dossier del nuovo ospedale. Un’assenza pesante, che Cannata ha trasformato in un’occasione per ricordare pubblicamente quali siano gli adempimenti ancora pendenti a Palermo.
Il caso Iacolino e il governo regionale nella bufera
Ma c’è uno sfondo ancora più pesante su cui si proietta tutta la vicenda. La sanità siciliana è scossa da un terremoto giudiziario che ha travolto Salvatore Iacolino, considerato per anni l’architetto dell’intero sistema sanitario regionale: a lungo alla guida del Dipartimento per la pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, l’ufficio che governa la programmazione delle risorse, le nomine delle Asp e i rapporti con le aziende ospedaliere. Iacolino è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo con le ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata, nell’ambito di un’inchiesta su presunti favori per accreditamenti sanitari e tangenti intrecciati con ambienti della criminalità organizzata.
L’impatto politico sull’esecutivo Schifani è stato immediato: il governatore ha sospeso Iacolino, inviso da tempo da FdI dall’incarico di direttore generale del Policlinico di Messina — dove era stato appena nominato — avviando il procedimento di revoca. Ma il danno d’immagine era già fatto.
Cannata, nelle ore successive all’esplosione della vicenda giudiziaria ha ricordato di aver già contestato apertamente le scelte della Regione ed in particolare di Iacolino e dell’ex dg Alessandro Caltagirone. Ora, con lo scandalo a fare da cassa di risonanza, quella frattura si allarga. E Cannata rafforza la propria posizione di interlocutore con Roma sul tema della sanità a scapito di un Governo regionale che attraversa un momento di difficoltà.
Le dimissioni di Rosaria Serperi, commissaria dell’ASP di Siracusa da pochi mesi, hanno aggiunto un altro capitolo alla crisi. Anche in quel caso Cannata non ha esitato a prendere posizione, sollecitando pubblicamente il governatore Schifani a nominare rapidamente un nuovo manager per l’Asp aretusea: “Siracusa ha bisogno di una guida stabile e autorevole, non di commissariamenti a singhiozzo”, il senso della sua pressione sul governo regionale.
Una città che aspetta ancora
Al netto della contesa politica, c’è una dimensione concreta che non va perduta di vista. Siracusa è una delle province siciliane con il sistema sanitario più provato: strutture vetuste, carenza cronica di personale, liste d’attesa che si misurano in mesi. Il nuovo ospedale non è un’opera simbolica né una bandiera di partito






Commenta con Facebook