Il calendario scolastico italiano entra nella fase primaverile con la pausa per le vacanze di Pasqua 2026, che quest’anno cade domenica 5 aprile, mentre Pasquetta sarà ovviamente il giorno dopo, lunedì 6 aprile. Per milioni di studenti e docenti si tratta del primo periodo di stop dopo la pausa natalizia e arriverà meno di un mese prima della festività.

Nella maggior parte delle regioni italiane le lezioni verranno sospese da giovedì 2 aprile fino a martedì 7 aprile, con rientro previsto a scuola mercoledì 8 aprile. La durata complessiva della pausa è quindi di circa sei giorni, anche se alcune amministrazioni regionali hanno stabilito leggere variazioni nel calendario.

A differenza del 2025, quando il calendario aveva consentito un ponte più lungo, nel 2026 non è previsto un “super ponte” nazionale. Le date restano abbastanza uniformi su tutto il territorio, ma con alcune eccezioni legate alle decisioni delle singole regioni e province autonome.

Come cambiano le date nelle diverse regioni

Il calendario delle vacanze pasquali è abbastanza uniforme in tutta Italia, ma alcune regioni e province autonome hanno stabilito piccole variazioni.

Nella maggioranza dei territori – tra cui Lombardia, Lazio, Campania, Veneto, Toscana, Sicilia, Puglia, Sardegna e Piemonte – le lezioni saranno sospese dal 2 al 7 aprile compresi.

Lo stesso calendario è stato adottato anche da Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche, Umbria e dalla provincia autonoma di Bolzano.

Due territori presentano invece una diversa organizzazione del calendario.

In Liguria la pausa pasquale terminerà un giorno prima rispetto al resto del Paese. Le lezioni saranno infatti sospese dal 2 al 6 aprile, con il ritorno in classe già martedì 7 aprile.

Diversa anche la situazione nella provincia autonoma di Trento, dove la pausa durerà leggermente più a lungo: le vacanze andranno dal 2 all’8 aprile, con il rientro tra i banchi giovedì 9 aprile.

Queste differenze dipendono dal sistema di autonomia regionale che consente agli enti territoriali di organizzare il calendario scolastico nel rispetto delle linee guida nazionali.

Quando riaprono le scuole dopo le vacanze di Pasqua

Terminata la pausa pasquale, la maggior parte degli studenti italiani tornerà in aula mercoledì 8 aprile 2026.

Il rientro anticipato riguarderà soltanto gli studenti della Liguria, che riprenderanno le lezioni martedì 7 aprile, mentre nella provincia autonoma di Trento la pausa durerà un giorno in più rispetto al resto del Paese.

Per tutti gli altri territori il calendario rimane sostanzialmente allineato.

Le prossime pause scolastiche dopo Pasqua

Dopo la pausa di aprile il calendario scolastico offrirà altre occasioni di interruzione delle lezioni grazie alle festività nazionali della primavera.

La prima data da segnare è il 25 aprile, giorno della Festa della Liberazione. Nel 2026 cadrà di sabato, quindi gli studenti delle scuole che hanno lezioni anche il sabato potranno beneficiare di un fine settimana di pausa.

Il ponte più favorevole sarà invece quello del 1° maggio, la Festa dei lavoratori, che nel 2026 cade di venerdì. In questo caso le scuole resteranno chiuse da venerdì 1 maggio a domenica 3 maggio, offrendo un weekend lungo ideale per brevi viaggi o gite fuori porta.

Un’altra data rilevante è il 2 giugno, giorno della Festa della Repubblica, che nel 2026 cade di martedì. Molte regioni hanno già previsto la sospensione delle lezioni anche per lunedì 1 giugno, creando così un ponte di quattro giorni consecutivi.

Perché i calendari scolastici non sono identici in tutta Italia

In Italia l’organizzazione del calendario scolastico è affidata alle regioni, che definiscono ogni anno le date di apertura e chiusura delle scuole nel rispetto dei parametri fissati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Tra gli elementi che devono essere garantiti ci sono:

  • la durata minima dell’anno scolastico;
  • il numero di giorni di lezione;
  • il rispetto delle principali festività nazionali.

Questo sistema permette agli enti territoriali di adattare il calendario alle esigenze locali, mantenendo comunque una struttura simile su tutto il territorio nazionale.