Per anni risultava regolarmente in servizio come infermiere domiciliare dell’Asl di Massa, ma nella realtà trascorreva parte delle giornate lavorative in un supermercato della provincia dove svolgeva attività amministrative e di gestione. La vicenda, emersa nel 2015, si è conclusa con una condanna definitiva e un pesante risarcimento economico a favore dell’azienda sanitaria.

Il protagonista della vicenda è un infermiere oggi 68enne, assunto a tempo indeterminato dall’Asl Toscana nord ovest con il compito di assistere pazienti a domicilio. Le indagini hanno dimostrato che, dopo aver timbrato la presenza al lavoro, l’uomo si spostava spesso in un supermercato di cui era socio e membro del consiglio di amministrazione, dove si occupava di merci, contabilità e attività organizzative.

Il comportamento è stato qualificato dalla magistratura come truffa ai danni dello Stato e peculato, con una lunga vicenda giudiziaria conclusa definitivamente nel 2024.

La “doppia vita” professionale scoperta dopo le segnalazioni

Il caso è venuto alla luce grazie a diverse segnalazioni arrivate all’azienda sanitaria. Pazienti e familiari avevano iniziato a lamentare assenze frequenti o ritardi nell’assistenza domiciliare, un’anomalia che ha spinto la struttura sanitaria a verificare l’attività dell’infermiere.

Le testimonianze raccolte durante le indagini hanno delineato una situazione ripetuta nel tempo. In molti casi l’infermiere risultava formalmente in servizio ma non si presentava alle visite domiciliari previste.

Uno dei passaggi della sentenza ricostruisce la situazione con parole precise: «Mia madre aveva bisogno di assistenza a casa, l’Asl doveva mandare qualcuno ma l’infermiere non veniva sempre».

Le verifiche hanno portato a una scoperta ancora più evidente: l’uomo veniva trovato durante l’orario di lavoro all’interno di un supermercato, dove svolgeva attività legate alla gestione della cooperativa.

Colto in flagrante durante le indagini

L’episodio decisivo che ha portato all’arresto è avvenuto durante le indagini dei carabinieri.

Gli investigatori lo hanno sorpreso mentre lavorava tra gli scaffali del supermercato in un momento in cui risultava contemporaneamente presente in servizio come infermiere.

Secondo gli atti processuali, l’uomo svolgeva nel punto vendita attività di:

  • gestione delle merci;
  • supporto amministrativo;
  • organizzazione logistica.

Tutte operazioni incompatibili con l’orario di lavoro presso l’Asl.

L’uso dell’auto aziendale e le sostituzioni con i colleghi

Le indagini hanno fatto emergere un comportamento ancora più articolato.

L’infermiere non si limitava a saltare le visite domiciliari. In diverse occasioni utilizzava l’auto aziendale dell’Asl per raggiungere il supermercato, spostandosi durante l’orario di lavoro verso il suo secondo impiego.

Per coprire le assenze chiedeva spesso a colleghi compiacenti di sostituirlo all’ultimo momento, in modo da evitare che i pazienti restassero completamente senza assistenza.

Questa pratica ha contribuito a costruire il quadro accusatorio che ha portato al processo penale.

Arresto nel 2015 e condanna definitiva nel 2024

La vicenda giudiziaria ha avuto origine nel 2015, quando l’infermiere è stato arrestato con l’accusa di truffa e peculato.

Il procedimento penale si è sviluppato davanti al Tribunale di Massa, che nel 2022 ha pronunciato la condanna.

La decisione è diventata definitiva con la sentenza della Corte di Cassazione del 29 maggio 2024, che ha confermato le responsabilità dell’imputato.

La pena stabilita dalla magistratura è di 18 mesi di reclusione, oltre al risarcimento economico a favore dell’azienda sanitaria.

Il risarcimento stabilito dalla Corte dei conti

Oltre alla condanna penale, la vicenda ha avuto anche una conseguenza sul piano contabile.

La Corte dei conti, con una decisione depositata il 13 marzo, ha quantificato i danni causati all’Asl Toscana nord ovest.

L’ex infermiere dovrà pagare circa 70mila euro, cifra che comprende:

  • il danno patrimoniale legato alle prestazioni lavorative non svolte;
  • il danno all’immagine arrecato alla struttura sanitaria.

A questo importo si aggiungono interessi legali e spese processuali.

L’azienda sanitaria si è, infatti, costituita parte civile nel processo, chiedendo il riconoscimento dei danni subiti.

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