Dal 1° gennaio 2027 cambiano i requisiti per andare in pensione in Italia, con un aumento progressivo legato alla speranza di vita: si passerà dagli attuali 67 anni a 67 anni e 3 mesi nel 2028. L’impatto è immediato per milioni di lavoratori, perché non riguarda solo l’età, ma anche gli anni di contributi richiesti.
Le nuove regole sono contenute nella circolare n. 28 del 16 marzo 2026 dell’INPS, elaborata insieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero del Lavoro. Il documento applica quanto previsto dalla Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) e dal decreto direttoriale del 19 dicembre 2025.
Come cambia l’età per la pensione di vecchiaia
Il primo effetto concreto riguarda l’età anagrafica per la pensione di vecchiaia. L’aumento complessivo previsto è di tre mesi nel biennio 2027-2028, ma verrà introdotto in modo graduale.
Nel 2027 l’età minima salirà a 67 anni e 1 mese. Dal 2028 si arriverà a 67 anni e 3 mesi. Il requisito resta legato anche ai contributi: servono almeno 20 anni versati.
La modifica riguarda la generalità dei lavoratori iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria, alla Gestione separata e alle forme sostitutive ed esclusive.
Per chi rientra nel sistema contributivo puro, cioè chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996, le soglie sono più alte. In questo caso, la pensione di vecchiaia con almeno cinque anni di contributi richiede 71 anni e 1 mese dal 2027 e 71 anni e 3 mesi dal 2028. Resta il vincolo sull’importo minimo dell’assegno, che deve essere almeno pari a quello sociale.
Dal 2029 questi requisiti potranno essere aggiornati ancora, in base all’andamento della speranza di vita.
Pensione anticipata: salgono gli anni di contributi
Le modifiche toccano anche la pensione anticipata. Qui il parametro centrale non è l’età, ma la contribuzione.
Dal 2027 serviranno 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Dal 2028 i requisiti saliranno rispettivamente a 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese.
La decorrenza dell’assegno resta fissata tre mesi dopo il raggiungimento dei requisiti.
Per chi non rientra nel sistema contributivo puro non è richiesto un requisito anagrafico minimo. Diverso il caso dei contributivi puri.
Pensione anticipata contributiva: doppio requisito
Per i lavoratori con primo contributo dal 1996, l’accesso alla pensione anticipata richiede sia un’età minima sia un requisito contributivo.
Dal 2027 serviranno almeno 64 anni e 1 mese e 20 anni e 1 mese di contributi. Dal 2028 si passa a 64 anni e 3 mesi e 20 anni e 3 mesi.
Resta il vincolo economico: l’importo della pensione deve essere almeno pari a tre volte l’assegno sociale. La soglia scende a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con due o più figli.
Lavoratori precoci: cosa cambia davvero
Per i lavoratori precoci, cioè chi ha almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni, cambiano i requisiti contributivi.
Dal 2027 serviranno 41 anni e 1 mese di contributi, che diventano 41 anni e 3 mesi dal 2028.
Per accedere a questa misura bisogna trovarsi in specifiche condizioni. Il testo normativo le definisce in modo puntuale:
- essere in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale (nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604) e hanno concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione (NASpI) da almeno tre mesi;
- assistere al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente in condizione di disabilità con necessità di sostegno elevato o molto elevato o un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona in condizione di disabilità con necessità di sostegno elevato o molto elevato abbiano compiuto settanta anni di età o siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti;
- avere una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74 per cento.
Chi non subirà aumenti
Non tutti i lavoratori saranno coinvolti dall’adeguamento.
La normativa esclude alcune categorie, tra cui chi svolge attività gravose o particolarmente faticose e pesanti. Per questi lavoratori i requisiti possono restare più bassi, a condizione di aver maturato almeno 30 anni di contributi e un certo periodo in mansioni usuranti.
Rientrano tra le eccezioni anche alcune categorie di lavoratori precoci impegnati in attività gravose.
Lavori usuranti: resta il sistema delle quote
Per alcune attività usuranti continua ad applicarsi il sistema basato sulle quote, cioè la somma tra età anagrafica e anni di contributi.
Nel biennio 2027-2028, ad esempio, per chi svolge lavori usuranti o notturni per almeno 78 giorni l’anno, sono richiesti 35 anni di contributi e un’età minima di 61 anni e 7 mesi per i dipendenti, con quota 97,6. Per gli autonomi la soglia sale a 62 anni e 7 mesi, con quota 98,6.
Le soglie cambiano per chi svolge lavoro notturno con minore frequenza, con requisiti progressivamente più alti.
Difesa, sicurezza e soccorso: aumento dedicato
Un capitolo a parte riguarda il personale dei comparti difesa, sicurezza e vigili del fuoco.
Per queste categorie è previsto un incremento specifico dei requisiti: un mese in più nel 2027 e tre mesi nel 2028, con ulteriori aumenti dal 2029 e 2030.
Un decreto successivo dovrà stabilire eventuali esclusioni o riduzioni per specifiche professionalità.
Fonti:






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