La bufera in vista delle elezioni amministrative in Sicilia è servita. Ad aprire lo scontro che porterà le candidature in tribunale è il sindaco uscente di Serradifalco in provincia di Caltanissetta, uno dei comuni fra i 5o00 e i 15.000 abitanti per i quali la legge nazionale prevede la possibilità di una terza candidatura e dunque di un terzo mandato per i sindaci uscenti, ma quella siciliana non lo consente.

Il sindaco leghista si candida lo stesso

Ad aprire le danze dello scontro è Leonardo Burgio, sindaco uscente di Serradifalco che annuncia la sua candidatura in forza della sentenza della Corte Costituzionale che, pronunciandosi su una norma del Friuli Venezia Giulia, ha considerato applicabile anche agli Statuti speciali la legge nazionale anche se non recepita. Il motivo è legato al principio costituzionale di uguaglianza fra i cittadini italiani che, secondo la Corte, deve valere anche per l’elettorato passivo e dunque per il diritto di candidarsi e di svolgere un eventuale terzo mandato come avviene nel resto del Paese.

Il pronunciamento, però, non era su una legge siciliana e lo Statuto autonomistico dell’Isola è diverso e prevede la competenza esclusiva sugli Enti Locali. L’Ars, per ben due volte, ha detto no ma secondo i sindaci il principi espresso dalla Corte Costituzionale è ugualmente valido e promettono battaglia nei tribunali.

Burgio: “I motivi della mia scelta”

“La mia scelta non rappresenta né una sfida né una presa di posizione personale o politica – afferma Leonardo Burgio -. Non è una questione di incarichi o ruoli, nella mia vita potrei serenamente dedicarmi ad altro. La mia – aggiunge Burgio – è invece una scelta che nasce da un legame profondo con la comunità e dal senso di responsabilità che questo ruolo comporta ogni giorno. Fare il sindaco – prosegue – significa esserci sempre, dalle prime ore del mattino fino a tarda sera, spesso oltre, tra problemi da affrontare, persone da ascoltare e decisioni da assumere nell’interesse collettivo. È un impegno totalizzante, fondato sul servizio e sulla vicinanza concreta ai cittadini”.

Il sindaco Burgio spiega poi la sua scelta proprio alla luce della sentenza della Corte costituzionale numero 16 del 19 febbraio: “Ha tracciato un indirizzo chiaro e inequivocabile, riconoscendo un principio che supera ogni interpretazione precedente e che rende, di fatto, superata e priva di effetti la seconda votazione dell’Assemblea regionale siciliana. Anche le prerogative derivanti dallo Statuto speciale, in questa materia, risultano superate da tale pronunciamento. E’ evidente – aggiunge Leonardo Burgio – che la giustizia non potrà non tenere conto di questo quadro normativo e giurisprudenziale. Il principio sancito – dice ancora – è chiaro: il diritto di elettorato passivo non può essere compresso in modo arbitrario. Si tratta di una battaglia di principio, ma anche di amore per il proprio territorio. Non possono esistere sindaci di serie A e sindaci di serie B, né è accettabile che proprio la Sicilia sia l’unica regione in cui i cittadini vedono limitato il diritto di elettorato passivo – conclude Burgio”.

 La Lega a fianco del suo sindaco

“Sosteniamo la determinazione del sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio e di tanti altri sindaci siciliani che concludono il secondo mandato, a candidarsi ancora per la carica di primo cittadino. La recente sentenza della Corte Costituzionale è ineluttabile anche per la Regione Sicilia” afferma Nino Germanà, senatore e segretario regionale della Lega in Sicilia.

“Non può sussistere un’interpretazione diversa o, addirittura, una norma in contrapposizione alla pronuncia della Consulta. L’Ars si è avvitata su sé stessa sbagliando in maniera evidente“.

Cosa succederà

Adesso scatteranno, dopo il 25 marzo con la convocazione dei comizi elettorali, i termini per le candidature e i sindaci ribelli si presenteranno. Inevitabilmente le commissioni elettorali dovranno respingere le candidature e inizierà una battaglia legale prima ancora di andare alle urne

“Saranno probabilmente i Tar ad ammettere le candidature per il terzo mandato dei sindaci, ma sarebbe opportuno che si muovesse l’Ufficio legislativo e legale della Regione per esercitare una moral suasion sul Parlamento regionale” continua Germanà.

“Questo diritto non può essere privato in termini di elettorato passivo, senza se e senza ma. Mi auguro che anche il governo regionale agisca tempestivamente per evitare questo vulnus. Già domani incontrerò l’Ufficio legislativo del ministro Calderoli insieme al sindaco Leonardo Burgio”.