Gli Stati Uniti stanno valutando di ridurre le operazioni militari contro l’Iran mentre il conflitto entra nella quarta settimana. Sul terreno, però, la guerra continua ad allargarsi. Il presidente Donald Trump ha, infatti, dichiarato (come già fatto altre volte negli scorsi giorni) che Washington è “vicina a raggiungere i propri obiettivi”, ma contemporaneamente vengono inviati nuovi contingenti militari nella regione.

Le sue parole: “Siamo molto vicini a raggiungere i nostri obiettivi mentre valutiamo una riduzione delle operazioni militari in Medio Oriente”.

Una posizione che contrasta con i movimenti operativi: circa 2.500 Marines e nuove navi da assalto anfibio sono in arrivo nell’area, mentre oltre 50.000 militari statunitensi sono già presenti.

Attacco a Natanz e escalation militare

Nel frattempo, i media iraniani hanno confermato un attacco all’impianto nucleare di Natanz, uno dei principali centri di arricchimento dell’uranio del Paese. Le autorità hanno precisato che non si sono verificate perdite radioattive e che la popolazione non è in pericolo.

L’impianto era già stato colpito nelle prime fasi del conflitto. Anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha indicato che non sono stati registrati effetti radiologici all’esterno.

Parallelamente, Israele ha intensificato i raid aerei su diverse città iraniane, tra cui la capitale Teheran, Karaj e Isfahan. A Ramsar, un attacco su un edificio residenziale ha provocato la morte di tre membri della stessa famiglia.

Il fronte libanese e gli scontri con Hezbollah

La guerra si estende oltre i confini iraniani. Israele ha colpito Beirut e il sud del Libano, prendendo di mira Hezbollah, proxy di Teheran.

Le forze israeliane hanno annunciato operazioni terrestri mirate e scontri diretti nel villaggio di Khiam. Almeno quattro combattenti di Hezbollah sono stati uccisi.

Secondo fonti governative, il bilancio complessivo in Libano supera i 1.000 morti e oltre un milione di sfollati.

Attacchi globali e nuove minacce

L’Iran ha dimostrato capacità militari più ampie del previsto. Due missili balistici sono stati lanciati contro la base militare USA-Regno Unito di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, a circa 4.000 chilometri dall’Iran. I missili non hanno colpito il bersaglio.

Il ministro della Difesa britannico ha condannato l’azione, definendola una minaccia diretta agli interessi occidentali.

Inoltre, Teheran ha minacciato attacchi contro “parchi, aree ricreative e destinazioni turistiche” a livello globale.

Stretto di Hormuz: il nodo energetico mondiale

Al centro della crisi resta lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20% del petrolio e del gas liquefatto mondiale. Il traffico è ormai quasi completamente bloccato.

Trump ha chiarito la posizione americana: “Lo Stretto di Hormuz dovrà essere controllato da altri Paesi”, cioè da quelli che lo usano.

Gli alleati occidentali, tra cui Europa, Giappone e Canada, hanno promesso di partecipare a operazioni per garantire la sicurezza del passaggio, ma Francia e Germania hanno posto una condizione: prima deve cessare il conflitto.

Prezzi energia e crisi globale

L’impatto sui mercati è immediato. I prezzi del petrolio sono aumentati di circa il 50%, mentre il gas europeo ha registrato un incremento fino al 35% in una sola settimana.

L’Unione Europea ha chiesto agli Stati membri di ridurre gli obiettivi di stoccaggio e di gestire con cautela le riserve per contenere la domanda.

La Casa Bianca ha reagito sospendendo temporaneamente alcune sanzioni sul petrolio iraniano, consentendo la vendita di circa 140 milioni di barili già pronti su petroliere.

Le contraddizioni della strategia USA

La linea americana resta ambigua. Da un lato Trump parla di riduzione delle operazioni, dall’altro rafforza la presenza militare e chiede nuovi fondi per la guerra, fino a 200 miliardi di dollari.

Le giustificazioni del conflitto, inoltre, cambiano: dalla distruzione del programma nucleare iraniano al tentativo di provocare un cambio di regime.

Non ci sono, infatti, segnali concreti di una rivolta interna in Iran né indicazioni di una fine imminente del conflitto.

Iran, Russia e alleanze in evoluzione

Sul piano politico, il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei ha lanciato un messaggio di resistenza durante il Nowruz, il capodanno persiano.

Ha dichiarato che il Paese ha risposto con unità e ha inflitto “un duro colpo al nemico”.

Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato un messaggio di sostegno, definendo Mosca “un partner affidabile”. Tuttavia, fonti iraniane segnalano un supporto concreto limitato da parte della Russia.

Bilancio della guerra

Il conflitto ha già causato migliaia di vittime:

  • oltre 2.000 morti in Iran;
  • più di 1.300 vittime secondo altre stime aggiornate;
  • oltre 1.000 morti in Libano;
  • 15 vittime in Israele;
  • 13 militari statunitensi uccisi.