Un arresto che vale come un segnale. Polizia e Carabinieri di Siracusa hanno fermato ieri un uomo di circa 30 anni, M.Z., ritenuto uno degli autori dell’esplosione avvenuta il 15 gennaio scorso davanti al chiosco Bulldog, in via del Foro Vittorio Emanuele II. Il gip del Tribunale di Siracusa aveva firmato l’ordinanza cautelare il giorno prima, il 20 marzo, al termine di un’indagine che ha impegnato per settimane la Squadra Mobile e il Nucleo Investigativo dei Carabinieri.

Il Bulldog è di proprietà della famiglia Borderi, imprenditori della ristorazione cittadina. E quella bomba di gennaio non era il primo colpo che li riguardava: a dicembre, a pochi passi dalla loro attività di via De Benedictis, era andato a fuoco un deposito. Due episodi ravvicinati, due messaggi inquietanti.

Una città sotto pressione

La famiglia Borderi non era però l’unico bersaglio di quella stagione. Tra la fine del 2025 e i primi giorni del 2026, Siracusa aveva vissuto un’escalation che aveva seminato paura tra i commercianti: due bombe carta erano esplose davanti a una nota pasticceria di via Grottasanta, appartenente a Antonio Brancato, e a un bar nel rione Bosco Minniti. Se i singoli episodi siano riconducibili a un’unica regia criminale è ancora al vaglio degli inquirenti.

La risposta della città era arrivata a gennaio con una marcia organizzata da associazioni e sindacati. Nelle strade del centro erano scesi sindaci dei Comuni del Siracusano, deputati regionali e nazionali, cittadini comuni. Un corteo per dire no a quello che in molti avevano già iniziato a chiamare il ritorno della stagione delle bombe.

L’ombra del racket

Tra le ipotesi sulla matrice degli attentati, Antonello Cracolici, presidente della Commissione parlamentare regionale antiracket, aveva indicato la pista del racket delle estorsioni, lanciando l’allarme su un ritorno violento delle organizzazioni criminali. Secondo Cracolici, la loro presenza nel tessuto economico cittadino — in particolare nei settori della ristorazione e del turismo — sarebbe tutt’altro che marginale.

L’arrestato, rintracciato ieri nel centro cittadino, è stato trasferito  nel carcere di Cavadonna, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno fatto leva su testimonianze, servizi di pedinamento e l’analisi di immagini da telecamere di videosorveglianza pubblica e privata. Non avrebbe agito da solo, un’altra persona era con lui, come emergerebbe dai filmati e così le indagini sono concreate negli ambienti vicini al 30enne, che vive nella zona di via Italia 103, dove opera un gruppo criminale, dedito al traffico di droga e alle estorsioni.