CATANIA (ITALPRESS) – “La sola risposta repressiva per combattere i fenomeni di criminalità organizzata ed economico-finanziaria non basta a sanare le numerose e purtroppo profonde ferite di Catania, una città affascinante e dolente. Occorre procedere urgentemente ad avviare un’attività sinergica tra le varie istituzioni dello Stato: amministrazione, società civile, Chiesa, imprenditoria, sindacato, associazionismo e volontariato, Occorre, insomma, “fare sistema”, perché diversamente il sistema crolla su se stesso se tali ferite non vengono curate e rimarginate”. E’ uno dei passaggi più significativi del discorso pronunciato dal neo presidente del Tribunale etneo, Mariano Sciacca, nel corso della cerimonia di insediamento nel suo nuovo ufficio al primo piano del palazzo di piazza Giovanni Verga. Tra i presenti il presidente della Corte d’appello, Antonino Liberto Porracciolo, che si è insediato qualche settimana fa, il procuratore generale Carmelo Zuccaro, il prefetto, Pietro Signoriello, il sindaco Enrico Trantino e l’arcivescovo metropolita Luigi Renna.
Sciacca è stato nominato dal Csm lo scorso 18 febbraio, dopo otto mesi di vacatio. Il magistrato per otto anni ha guidato la sezione specializzata in diritto d’impresa e fallimentare del Tribunale etneo. E’ stato inoltre componente togato del Csm (quota Unicost), fra il 2010 e il 2014. Nel quadriennio ha presieduto il tavolo paritetico del ministero della Giustizia in tema di organizzazione giudiziaria, digitalizzazione, organici ed è stato una delle toghe più attive nel palazzo di giustizia catanese di informatizzazione e digitalizzazione del processo civile. Ha portato gli uffici giudiziari di Catania nell’epoca 4.0 con l’Intelligenza Artificiale.
Nel suo discorso di insediamento Sciacca ha rilanciato la strada della concertazione sulle imminenti scelte strategiche e della partecipazione nel perseguire i traguardi che ci si prefigge. “Evidentemente si lavora con i soldi – ha aggiunto Sciacca – e quando il governo ha tagliato tutti gli uffici giudiziari italiani del 70 per cento delle risorse sulle cosiddette “spese minute”, è assai difficile poter andare avanti e riuscire a garantire gli stessi standard qualitativi”.
“Sicuramente – ha detto – un primo obiettivo per chiudere questa fase sarà completare nei limiti del possibile il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr. Detto ciò ci sarà, speriamo, una riorganizzazione complessiva della macchina giudiziaria per quello che si può riorganizzare per rendere maggiormente efficiente la giustizia in questo distretto”.
“C’è da raccogliere la sfida dell’Intelligenza artificiale e la giustizia non può non tenere conto di quello che sta accadendo, perché altrimenti rischia di essere fagocitata e i cittadini, piuttosto che trovarsi davanti un essere umano che comprende i patemi d’animo, i problemi delle persone, si troverebbe prima o poi fagocitata da una macchina – ha evidenziato -. Catania è sede del primo progetto sperimentale utilizzato dal ministero di Giustizia per l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale, qui sarà fondamentale puntare al massimo sul rapporto di collaborazione integrata e sistematica con l’Università di Catania, che ha intelligenze incredibili, professionalità altrettanto importanti, e ha un nuovo rettore che già con una serie di iniziative concrete, il professore Enrico Foti, il quale ha già dato dimostrazione della sua concretezza con la costituzione della fondazione e con tante altre iniziative di questo tipo, che meritano di essere sostenute”.
– Foto xq4/Italpress –
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