Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Che a Bologna o Firenze votassero No era scontato, li la Sinistra ha più base elettorale, e la Schlein che sul referendum si giocava molto, se non tutto, ha girato in lungo ed in largo. La vittoria è stata netta in Italia, il No era partito in svantaggio, ma prima della chiusura dei sondaggi si era riportato quasi in pareggio, ma una vittoria cosi netta non se l’aspettava nessuno.

Quello che risulta sorprendente è il voto in Sicilia, la quale diventa la capitale del No, al contrario del più famoso referendum su Repubblica o Monarchia. Palermo in particolare con il suo quasi 70% è il capoluogo da maggioranza bulgara per il No. Ma la Sicilia, come Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, è guidata dal centrodestra. Come mai in una regione storicamente moderata e, tranne per il governo Crocetta, sempre di centrodestra dalla seconda repubblica, c’è stato questo voto contro i dettami nazionali dei sistemi di riferimento?

Certo i deputati siciliani non si sono spremuti, non si sono visti moltissimi comizi, riunioni, dibattiti a cui la classe dirigente del centrodestra abbia partecipato, soprattutto i deputati regionali. Sembrava che il referendum li riguardasse poco, in uno scollamento con la realtà politica del Paese. Il deputato regionale si concentra ormai quasi esclusivamente sulla propria sopravvivenza in quel contesto in cui opera, non ha più, come era una volta, l’ambizione di crescere, di superare il dato locale.

In più in Sicilia la magistratura incute un deciso timore, visto che ogni anno qualche, a volte molti, scandalo politico esce fuori. E chi conoscendo i propri scheletri, le proprie probabili pecche, ha paura di esporsi, e non esponendosi difficilmente si ha agibilità politica. Inoltre la maggioranza siciliana oggi ha crepe notevoli, problemi interni alla coalizione e all’interno dei partiti, e difficilmente riesce a concentrarsi politicamente su altro. Mentre il centrosinistra isolano che ha pochissime beghe di potere su cui dividersi, visto che non governa né in regione né nella città principali, sul voto referendario si è compattato. Un dato da segnalare è la scarsa influenza di FdI, la forza politica più esposta sul tema referendario, in Sicilia rispetto alle altre regioni. Evidentemente i moderati siciliani, compresi quelli di Forza Italia, si sono astenuti, o hanno addirittura votato contro.

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