Nuove ondate di missili iraniani su Israele, raid massicci di Tel Aviv su Teheran e attacchi diffusi nei Paesi del Golfo. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso e i mercati reagiscono. Scontro anche sulla diplomazia: Washington parla di dialogo, Teheran smentisce.

Missili su Israele: Tel Aviv colpita, civili nei rifugi

L’Iran ha lanciato più ondate di missili contro Israele, facendo scattare le sirene d’allarme in diverse città, inclusa la capitale Tel Aviv. Nella metropoli israeliana, un edificio residenziale multipiano è stato gravemente danneggiato, con ampi squarci nella struttura. Non è stato possibile stabilire immediatamente se i danni siano stati causati da un impatto diretto o da detriti di un missile intercettato.

I servizi di emergenza israeliani hanno avviato operazioni di ricerca per individuare eventuali civili intrappolati tra le macerie, mentre in un altro edificio colpito sono state trovate persone rifugiate in un bunker.

La risposta di Israele: oltre 50 obiettivi colpiti a Teheran

Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno confermato una vasta ondata di attacchi aerei nel centro di Teheran, con l’impiego di caccia che hanno colpito oltre 50 obiettivi strategici. Tra questi figurano due centri di comando dell’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione, una struttura del ministero dell’Intelligence iraniano, depositi di armi, sistemi di difesa aerea e siti di stoccaggio e lancio di missili balistici.

Dall’inizio del conflitto, Israele afferma di aver colpito più di 3mila obiettivi del regime iraniano.

Guerra regionale: Bahrein colpito, droni abbattuti in Arabia Saudita

In Bahrein, le autorità hanno annunciato di aver spento un incendio in uno stabilimento industriale provocato da un attacco attribuito a Teheran. Il ministero dell’Interno ha parlato di “aggressione iraniana”, senza fornire dettagli sulla struttura colpita. Nelle ore precedenti, la popolazione era stata invitata a restare al riparo.

In Arabia Saudita, le difese aeree hanno intercettato e distrutto almeno 30 droni nella Provincia Orientale. Il contesto è segnato da una crescente tensione diplomatica: il 21 marzo Riad ha dichiarato “persona non grata” diversi membri dell’ambasciata iraniana, ordinando loro di lasciare il Paese entro 24 ore.

Secondo l’emittente Al Arabiya, dall’inizio della guerra circa l’85% degli attacchi iraniani ha colpito i Paesi del Golfo, mentre solo il 15% ha avuto come obiettivo Israele.

Stretto di Hormuz chiuso: rischio shock globale

Uno dei punti più critici resta lo Stretto di Hormuz, snodo attraverso cui passa circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. L’Iran lo ha di fatto chiuso dopo l’inizio della guerra il 28 febbraio.

Teheran ha minacciato di colpire le infrastrutture degli alleati degli Stati Uniti nella regione, alimentando il rischio di una grave interruzione delle forniture energetiche globali.

Il conflitto ha già causato oltre 2mila morti.

Trump: “Colloqui buoni e produttivi”. Teheran nega

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington e Teheran hanno avuto colloqui “molto buoni e produttivi” per una possibile “risoluzione completa e totale delle ostilità in Medio Oriente”.

Trump ha annunciato il rinvio di cinque giorni di un piano di attacco contro le centrali energetiche iraniane, minacciato in caso di mancata riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, secondo fonti statunitensi citate da Semafor, la sospensione riguarda solo le infrastrutture energetiche, mentre le operazioni militari americane continuano.

La versione americana è stata smentita dall’Iran. Il presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha scritto: “Non sono stati condotti negoziati con gli Stati Uniti e le notizie false vengono utilizzate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dal pantano in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele.”.

I Guardiani della Rivoluzione hanno definito le dichiarazioni di Trump “operazioni psicologiche” senza alcun impatto sul conflitto.

Diplomazia indiretta: possibile vertice in Pakistan

Non risultano, quindi, negoziati diretti tra Stati Uniti e Iran, ma diversi Paesi stanno svolgendo un ruolo di mediazione. Secondo fonti europee, Egitto, Pakistan e Stati del Golfo stanno trasmettendo messaggi tra le parti.

Fonti pakistane indicano Islamabad come possibile sede di colloqui già nei prossimi giorni. Attesi incontri tra rappresentanti iraniani e una delegazione statunitense che potrebbe includere il vicepresidente JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner, dopo un colloquio tra Trump e il capo dell’esercito pakistano Asim Munir.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif hanno discusso l’impatto della guerra sulla sicurezza regionale e globale. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha invece avviato consultazioni con l’Oman sullo Stretto di Hormuz.

Mercati in tensione: petrolio in rialzo

Le tensioni si riflettono sui mercati finanziari. Dopo il calo seguito alle dichiarazioni di Trump, il petrolio è tornato a salire: il Brent ha registrato un aumento del 4,2% a 104,21 dollari al barile, mentre il greggio statunitense è salito del 4,3% a 91,93 dollari.

I rendimenti dei Treasury americani sono aumentati e il dollaro ha recuperato terreno.

Perché il Golfo è il vero campo di battaglia della guerra

I dati sugli attacchi mostrano uno squilibrio significativo: l’85% delle operazioni iraniane è diretto verso i Paesi del Golfo. Questo indica una strategia precisa, che punta a colpire indirettamente gli Stati Uniti attraverso i loro alleati e a destabilizzare il cuore energetico globale. Le monarchie del Golfo rappresentano infrastrutture critiche per petrolio e gas e la loro vulnerabilità trasforma ogni attacco in una minaccia sistemica. In questo scenario, Israele resta il bersaglio simbolico ma la pressione reale si gioca sull’economia globale.