L’Iran ha lanciato nuove ondate di missili contro Israele a meno di 24 ore dalle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump che aveva parlato di colloqui “molto buoni e produttivi” per fermare la guerra.
Secondo tre alti funzionari israeliani, Trump appare determinato a raggiungere un accordo. Tuttavia, gli stessi funzionari ritengono improbabile che Teheran accetti le richieste statunitensi nel quadro di un nuovo negoziato. Il nodo resta politico prima ancora che militare: le posizioni tra Washington e Iran rimangono distanti.
Trattative negate e tensioni comunicative tra Washington e Teheran
Dopo le dichiarazioni di Trump sulla piattaforma Truth Social, l’Iran ha smentito che siano già in corso negoziati. L’ambasciata iraniana in Sudafrica ha pubblicato un’immagine simbolica su X: un volante giocattolo rosa posizionato sul cruscotto di un’auto, un chiaro riferimento ironico all’idea del presidente USA di poter “controllare” lo Stretto di Hormuz insieme alla guida suprema iraniana.
The Strait of Hormuz will be controlled by me and the Ayatollah?? pic.twitter.com/IxIgo1Pn6S
— Iran Embassy SA (@IraninSA) March 23, 2026
Il ruolo di Netanyahu e il coordinamento con gli Stati Uniti
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha parlato con Trump meno di 48 ore prima dell’inizio delle operazioni militari congiunte, è atteso a una riunione con i vertici della sicurezza. L’obiettivo è valutare l’iniziativa diplomatica americana e le possibili implicazioni operative.
Israele mantiene una linea prudente ma operativa: da un lato sostiene il coordinamento con Washington, dall’altro continua le operazioni militari sul campo.
Mediazione araba e apertura di un canale con i Pasdaran
Un elemento nuovo arriva dal fronte diplomatico regionale. A Riad si sono svolti incontri riservati tra i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Questi colloqui hanno contribuito a spingere gli Stati Uniti verso una riapertura negoziale.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’intelligence egiziana è riuscita a stabilire un canale diretto con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. Sul tavolo è stata avanzata una proposta concreta: una sospensione delle ostilità di cinque giorni, pensata come primo passo verso un cessate il fuoco.
Nonostante questo, tra i mediatori arabi prevale lo scetticismo. Le distanze tra le richieste restano profonde.
Le condizioni dell’Iran: garanzie, risarcimenti e controllo dello Stretto
Teheran ha fissato condizioni precise per fermare il conflitto. In primo luogo, chiede che Stati Uniti e Israele si impegnino formalmente a non lanciare futuri attacchi. In secondo luogo, pretende un risarcimento per i danni subiti durante le operazioni militari.
Un altro punto centrale riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il traffico petrolifero globale. Durante i negoziati si è discusso della sua riapertura sotto la supervisione di un comitato neutrale.
L’Iran ha però avanzato una richiesta aggiuntiva: essere pagato per il transito delle navi, sul modello del Canale di Suez. Una proposta respinta dall’Arabia Saudita, che non intende concedere a Teheran un ruolo dominante nella gestione dello stretto.
Possibili colloqui diretti e scenario pakistano
Un funzionario pakistano ha indicato Islamabad come possibile sede di colloqui diretti già entro la settimana. Sarebbe il primo incontro ufficiale in questo nuovo ciclo di tensioni.
La scelta del Pakistan non è casuale: Paese con relazioni sia con il mondo islamico sia con gli Stati Uniti, potrebbe offrire una piattaforma diplomatica più neutrale rispetto ad altri attori regionali.






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