Ribaltata la sentenza di primo grado. Miriam, la figlia di Giovanni Barreca, minorenne all’epoca dei fatti e oggi ventenne, è stata assolta dalla Corte d’appello che, al termine del processo celebrato con il rito minorile, ha ribaltato il giudizio (abbreviato) di primo grado, in cui era la giovane, oggi quasi diciannovenne, era stata condannata a dodici anni e otto mesi.

I giudici di appello hanno riconosciuto che la ragazza non è imputabile per la strage di Altavilla Milicia in cui, nel febbraio del 2024, furono uccisi la madre Antonella Salamone e i fratelli Kevin ed Emanuel di 16 e 5 anni. Le hanno così applicato gli articoli 98 e 530 del codice penale, accogliendo il ricorso della difesa. Significa che è stata riconosciuta solo una parziale capacità di intendere al momento del fatto e, tenendo conto dell’età – superiore ai 14 anni ma inferiore ai 18 – Miriam non è stata ritenuta responsabile di un fatto che gli adulti, tra cui il padre, portarono a compimento e a cui lei non fu in grado di opporsi.

La giovane aveva confessato e collaborato con gli inquirenti, sebbene – specie all’inizio – non fosse stata ritenuta pienamente attendibile: la formula della sua assoluzione ora prevede non la scarcerazione ma un inserimento in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, con un percorso seguito da educatori e specialisti, destinato a essere periodicamente rivalutato, fino al ritorno in libertà. Alla base della decisione c’è l’analisi della sua condizione al momento della carneficina, anche se a fare chiarezza saranno le motivazioni della sentenza, che saranno pubblicate fra tre mesi. Secondo quanto emerso in aula, non sarebbe stata in grado di autodeterminarsi in un contesto segnato da violenze, isolamento e da una pressione psicologica continua, esercitata dal padre Giovanni, in preda a uno pseudo delirio mistico, e dai cosiddetti «fratelli di Dio», Sabrina Fina e Massimo Carandente.

L’eccidio, per il quale si sta celebrando contemporaneamente, in corte d’assise, il processo ai tre adulti, si consumò fra l’8 e l’11 febbraio 2024, al culmine di una settimana di sevizie e di pseudo cerimonie religiose compiute all’interno della villetta alla periferia del paese. La madre fu picchiata e uccisa, il corpo bruciato in una fossa nel terreno.

Il piccolo Emanuel venne legato al letto e poi gli fu spinto in gola un phon acceso che avrebbe dovuto scacciare gli spiriti maligni. Kevin fu invece incaprettato e soffocato dopo avere tentato di difendersi. Un’escalation dell’orrore maturata in un clima dominato dalla convinzione di dovere liberare la famiglia da fantomatiche presenze demoniache. Già nella fase iniziale la perizia del neuropsichiatra infantile Ugo Sabatello aveva indicato una parziale incapacità di intendere e di volere al momento dell’eccidio. Una valutazione che la difesa, ha rafforzato anche con il contributo del proprio consulente, il quale ha esplorato non solo le condizioni cliniche della ventenne, ma soprattutto l’ambiente in cui è maturato il triplice omicidio tra digiuni, veglie forzate, preghiere ripetute e un clima di terrore crescente.

Miriam, infatti, era probabilmente destinata a diventare la quarta vittima. “Noi non dobbiamo dimenticarci che oggi è viva solo per un caso”, ha spiegato il suo difensore. La notte tra il 10 e l’11 febbraio di due anni fa, su Altavilla si abbatté una violenta tempesta. I rumori e il vento furono interpretati come un segno divino e il padre, insieme a Fina e Carandente, fuggirono dalla casa, lasciandola chiusa in camera. Fino a quel momento era stata bendata e costretta a terra: il passaggio seguente avrebbe previsto il suo «sacrificio”.

Un quadro che è stato condiviso dalla Procura generale. I giudici, al termine di una lunga camera di consiglio, hanno aderito alla lettura proposta dalla difesa, ritenendo che la ragazza fosse incapace di opporsi, mentre attorno a lei crollavano uno dopo l’altro tutti i legami familiari, a partire dalla figura paterna. “La Corte ha riconosciuto quello che abbiamo sempre sostenuto – dice l’avvocato -. Era capace di comprendere ma non di autodeterminarsi. Era sola, senza punti di riferimento, travolta da una situazione più grande di lei”.