Il prezzo del petrolio scende, ma quello di benzina e diesel resta elevato. È il quadro che emerge dall’analisi di Confimprese Italia, diffusa nei giorni successivi al decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33.
Il confronto tra greggio e prezzi alla pompa mostra una dinamica non allineata, con effetti diretti su famiglie e imprese. In Sicilia, inoltre, il costo del pieno risulta mediamente più alto rispetto al resto del Paese.
Il confronto tra greggio e benzina
L’analisi prende come riferimento la trasformazione del prezzo del petrolio da barile a litro (1 barile = 159 litri), per rendere i dati confrontabili nel tempo.
Dai principali picchi del mercato emerge un dato costante: il calo del greggio non si riflette in modo proporzionale sul prezzo finale.
- nel 2008, con greggio a circa 147 dollari, benzina a 1,50 €/l
- nel 2012, con greggio a 125 dollari, circa 1,80 €/l
- nel 2022, con greggio a 114 dollari, oltre 2 €/l
- oggi, con greggio attorno a 100 dollari, circa 1,80 €/l
Nonostante il petrolio sia sceso rispetto al 2022, il prezzo alla pompa resta su livelli simili.
Come sottolinea il Presidente di Confimprese Italia Guido D’Amico proprio quell’anno “a fronte dell’aumento dei prezzi, l’intervento pubblico si è concretizzato in una riduzione generalizzata delle accise, applicata in modo uniforme e per un periodo prolungato, con effetti significativi sul prezzo finale. Nel 2026, l’intervento previsto dal decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33 presenta invece carattere temporaneo e limitato nel tempo, oltre a una diversa configurazione”.
Diesel: prezzi elevati e impatto sull’economia
Il diesel conferma questa dinamica. Negli ultimi anni ha raggiunto, e in alcuni casi superato, il prezzo della benzina.
- nel 2008: circa 1,45 €/l
- nel 2012: circa 1,70 €/l
- nel 2022: oltre 2 €/l
- oggi: circa 1,80 €/l
Il dato pesa sull’economia reale, perché il diesel alimenta trasporti, logistica e attività produttive.
“A tale dinamica – continua il Presidente D’Amico – si affiancano anche fattori di carattere strutturale. Negli ultimi anni, le politiche europee orientate alla progressiva riduzione dell’utilizzo dei motori diesel hanno inciso sulle prospettive del settore, influenzando gli investimenti lungo la filiera. Tuttavia, nel breve periodo, il diesel continua a rappresentare il principale carburante per il trasporto merci, la logistica e le attività produttive, determinando una domanda ancora elevata. Questo disallineamento tra orientamento futuro e utilizzo attuale contribuisce a generare tensioni sul mercato, che si riflettono anche sui prezzi al consumo”.

In Sicilia prezzi sopra la media
In Sicilia, sebbene si parli di qualche centesimo in più, i carburanti costano di più rispetto alla media nazionale, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
“Tale differenza, seppur apparentemente contenuta, assume un rilievo significativo se rapportata ai consumi delle famiglie – spiega il coordinatore regionale di Confimprese Sicilia e vicepresidente di Confimprese Italia Giovanni Felice – e, soprattutto, delle imprese, incidendo direttamente sui costi di trasporto e sulla competitività del sistema economico regionale.
“In un territorio caratterizzato da una condizione di insularità e da una dotazione infrastrutturale non sempre adeguata – aggiunge – ogni incremento del costo dei carburanti produce effetti amplificati rispetto ad altre aree del Paese. In alcune realtà urbane, come Palermo, si registrano valori ancora più elevati, con prezzi al servito che hanno superato abbondantemente i 2 euro al litro sia per la benzina che per il diesel”.
“Tra i fattori talvolta richiamati per giustificare l’aumento del costo dei carburanti – conclude – vi sono i costi di trasporto. Tuttavia, tali costi incidono in misura limitata sul prezzo finale e risultano in parte compensati, nel caso della Sicilia, dalla presenza di importanti poli di raffinazione sul territorio. Ne deriva che il differenziale di prezzo non appare riconducibile esclusivamente alla componente logistica, ma si inserisce in un quadro più ampio di formazione del prezzo lungo la filiera”.






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