Nella trattativa per il Siracusa Calcio si è aperto uno spiraglio. Piccolo, ancora instabile, ma c’è. Il presidente Alessandro Ricci ha fatto sapere di essere disponibile, in linea di principio, a cedere il club. Una notizia che in città ha circolato rapidamente, forse troppo rapidamente

Perché Lino Elicona, portavoce della cordata interessata all’acquisto – che ha messo sul tavolo un euro – la disponibilità di Ricci non l’ha appresa da una telefonata, né da una lettera formale. L’ha letta sui giornali. Come tutti.

Il punto su cui la cordata non transige

Non è un dettaglio di forma, è una questione di metodo. E Elicona lo dice chiaramente nella nota diffusa a nome del gruppo: prima di andare avanti, serve una comunicazione ufficiale, firmata, indirizzata direttamente alla cordata, che confermi l’accettazione della proposta d’acquisto. Niente comunicati stampa, niente aperture a mezzo cronaca. Carte vere, con destinatario preciso.

È il primo dei due paletti ribaditi con fermezza. Il secondo riguarda la documentazione: entro il 31 marzo il venditore dovrà trasmettere tutto quanto richiesto nella manifestazione di interesse. Bilanci, situazione debitoria certificata, quadro completo degli impegni della società. Solo dopo, e solo se i numeri risponderanno ai requisiti fissati dalla cordata, a partire dal tetto dei 2,5 milioni di debiti, si potrà passare alla firma di un contratto preliminare davanti a un notaio, da trasmettere poi agli organi competenti della Lega Calcio per le verifiche sui soggetti subentranti.

E sono i debiti societari il vero snodo della trattativa, altrimenti, davanti all’offerta di un euro, qualunque presidente non avrebbe mai preso in considerazione la proposta.

Un percorso articolato, scandito da passaggi precisi. Sulla carta, tutto molto lineare.

Le domande che restano aperte

La nota di Elicona è formalmente ineccepibile. Il tono è quello giusto: serio, procedurale, rispettoso delle regole federali. Ma alcune domande, legittime, inevitabili, restano senza risposta.

Chi sono esattamente gli altri membri della cordata? Oltre a Elicona e a Salvo Montagno, nome noto in città per il suo passato alla presidenza del Siracusa, il gruppo comprende altri imprenditori la cui identità non è stata resa pubblica. Imprenditori locali, si dice, e probabilmente titolari di attività in Romania, considerata la firma bucarest ina della proposta originaria.

Certo, ci sono i paletti della FIGC: è per questo che l’articolo 20-bis delle NOIF impone verifiche stringenti su onorabilità e solidità finanziaria di chi subentra in una società sportiva.

 

Una trattativa a distanza, con il cronometro acceso

Quello che colpisce, leggendo la nota di Elicona, è anche il fatto che le due parti sembrano ancora non parlarsi direttamente. Il presidente Ricci apre attraverso i media, la cordata risponde attraverso i media, il sindaco Francesco Italia fa da pontiere nel mezzo. È un modo singolare di condurre una trattativa destinata, almeno nelle intenzioni,  a concludersi entro pochissime ore.

Il 31 marzo è la data entro cui tutto dovrebbe essere già sul tavolo: comunicazione ufficiale, documentazione completa, verifica dei requisiti. Se i numeri reggono, si va dal notaio. Se non reggono, l’offerta decade automaticamente. Nessuna deroga, nessun margine di trattativa su quel punto.

La palla è nel campo di Ricci. Ma le domande sulla cordata restano sul campo.

I tifosi contano i giorni, ma ha imparato a non fidarsi troppo

A Siracusa si respira quell’aria sospesa di chi sa che siamo a un bivio, ma non sa ancora da che parte porta ogni strada. I tifosi seguono con l’occhio allenato e un po’ ammaccato  di chi ha già visto troppe volte questa scena: le trattative, le note stampa, i mediatori, le scadenze. E poi il nulla.

Stavolta i nomi ci sono, le condizioni sono scritte, il sindaco è in campo. Ma i nomi non bastano, e le condizioni scritte valgono quanto chi le sottoscrive. La curva lo sa. E aspetta, sì  ma con un occhio aperto e l’altro semichiuso.

Il 31 marzo è domani. Le risposte, si spera, anche.