A un mese dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il conflitto si espande con l’ingresso diretto degli Houthi sostenuti da Teheran. Il gruppo ha dichiarato di aver lanciato missili verso Israele, intercettati dall’esercito di Tel Aviv. L’episodio segna un altro passaggio operativo che può incidere sulle rotte commerciali globali e sui mercati energetici.

Minaccia alle rotte strategiche: Hormuz e Bab el-Mandeb

Due snodi marittimi sono al centro della crisi:

  • lo Stretto di Hormuz, controllato dall’Iran, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale;
  • il Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, da cui passa circa il 12% del commercio globale.

L’ingresso degli Houthi aumenta, quindi, il rischio di attacchi contro le navi commerciali. In passato, tra novembre 2023 e gennaio 2025, il gruppo ha colpito oltre 100 imbarcazioni, affondandone due.

Scontri militari e vittime

Israele ha continuato i raid aerei contro strutture militari iraniane, inclusi impianti navali. L’Iran ha risposto con attacchi missilistici. Secondo il servizio di emergenza Magen David Adom, 11 persone sono rimaste ferite in modo lieve vicino a Gerusalemme.

Il bilancio complessivo della guerra è in aumento:

  • oltre 1.900 morti in Iran;
  • 19 vittime in Israele;
  • più di 1.100 morti in Libano;
  • 80 membri delle forze di sicurezza uccisi in Iraq;
  • 20 morti negli Stati del Golfo;
  • 4 vittime in Cisgiordania.
  • gli Stati Uniti registrano oltre 300 militari feriti e almeno 13 morti.

In Arabia Saudita, la base Prince Sultan è stata colpita da missili e droni iraniani: almeno 15 militari statunitensi feriti, di cui 5 in modo grave.

Rafforzamento militare degli Stati Uniti

Washington ha intensificato la presenza militare nella regione:

  • circa 2.500 Marines già dispiegati;
  • almeno 1.000 paracadutisti della 82ª Airborne inviati;
  • portaerei USS Gerald R. Ford in manutenzione in Europa, potenzialmente diretta nel Mar Rosso

Diplomazia in stallo e tensioni politiche

Il Pakistan ha annunciato un vertice a Islamabad con Arabia Saudita, Turchia ed Egitto per tentare una de-escalation. I colloqui sono previsti con l’arrivo dei ministri degli Esteri per due giorni di incontri.

Tuttavia, l’Iran mantiene una posizione rigida. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di richieste “irragionevoli” e di comportamenti “contraddittori”.

La proposta americana di cessate il fuoco in 15 punti, che include limiti al programma nucleare iraniano e riapertura dello Stretto di Hormuz, è stata respinta da Teheran, che ha avanzato una controproposta in cinque punti, chiedendo risarcimenti e il riconoscimento della propria sovranità sullo stretto.

Il dilemma di Trump: negoziare o escalation

Donald Trump si trova di fronte a una scelta operativa: ridurre il conflitto o intensificare l’azione militare.

Il presidente ha dichiarato di voler evitare una “guerra continua”, puntando a una durata di 4-6 settimane, ma la tenuta di questa strategia è incerta. In parallelo, ha minacciato un’escalation se i negoziati fallissero.

Pressioni interne e consenso in calo

Negli Stati Uniti cresce la pressione politica. Un sondaggio Reuters/Ipsos indica un indice di approvazione per Trump al 36%, il livello più basso dal suo ritorno alla Casa Bianca.

Il conflitto è impopolare e il rischio è un impatto sulle elezioni di medio termine.

Strategia militare e scenari futuri

Tra le opzioni in campo:

  • intensificazione degli attacchi aerei (“Operation Epic Fury”);
  • occupazione di punti strategici come l’isola di Kharg;
  • possibile impiego di forze terrestri.

Queste ipotesi aumentano il rischio di un conflitto prolungato simile a Iraq e Afghanistan.

Nel frattempo, Trump alterna segnali contrastanti: minacce militari e aperture diplomatiche.

Energia e mercati: l’effetto globale

Il nodo resta lo Stretto di Hormuz. La sua chiusura parziale ha già generato uno shock energetico globale, con aumenti significativi dei prezzi.

Gli Stati Uniti hanno imposto una scadenza al 6 aprile per la riapertura completa del passaggio. L’Iran ha accettato solo corridoi limitati per aiuti umanitari.