Il Pentagono sta pianificando operazioni di terra in Iran della durata di diverse settimane.

Secondo quanto riportato dal Washington Post e confermato da informazioni raccolte da Reuters, i piani militari statunitensi non prevedono una invasione su larga scala, ma incursioni mirate. Tra gli obiettivi valutati ci sono la conquista dell’isola di Kharg, nodo strategico per l’export petrolifero iraniano e attacchi contro installazioni militari lungo le coste vicine allo stretto di Hormuz.

Operazioni limitate e aumento delle truppe USA

Nel Golfo Persico sono già arrivati oltre 2.500 marines. L’amministrazione guidata da Donald Trump starebbe valutando l’invio di altri 10.000 soldati. Una parte delle forze è stata imbarcata su una nave d’assalto anfibio, mentre si prevede anche il dispiegamento di unità della 82ª Divisione aviotrasportata.

Le operazioni allo studio includono incursioni di forze speciali e fanteria convenzionale. Non è ancora chiaro se il presidente darà il via libera definitivo all’impiego di truppe di terra. Il segretario di Stato Marco Rubio ha indicato che gli obiettivi potrebbero essere raggiunti anche senza intervento diretto sul terreno, ma ha aggiunto che le forze sono state posizionate per garantire la “massima flessibilità” strategica.

Il conflitto si allarga: entrano in campo gli Houthi

Il fronte si è ampliato con l’ingresso degli Houthi dello Yemen, alleati dell’Iran. Ieri, sabato 28 marzo, hanno lanciato i primi attacchi contro Israele dall’inizio della guerra. Il portavoce militare Yahya Saree ha confermato una seconda operazione e annunciato ulteriori azioni.

Questo sviluppo apre un nuovo rischio: le rotte marittime globali. Lo stretto di Hormuz, già di fatto bloccato, era il passaggio di circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Se il conflitto si estendesse allo stretto di Bab el-Mandeb, il traffico verso il Canale di Suez subirebbe ulteriori interruzioni.

Gli Houthi hanno già dimostrato in passato di poter colpire obiettivi lontani e disturbare le linee commerciali nel Mar Rosso, come accaduto durante la guerra a Gaza.

Attacchi incrociati tra Iran, Israele e Libano

Israele ha intensificato le operazioni contro l’Iran, colpendo infrastrutture per la produzione di armi a Teheran e decine di siti di stoccaggio. In un attacco nel porto meridionale di Bandar-e-Khamir sono morte cinque persone e sono state distrutte due imbarcazioni.

Parallelamente, sono ripresi i raid in Libano contro Hezbollah. Un attacco ha colpito un veicolo di giornalisti, causando la morte di tre reporter e di un soldato libanese. Un secondo attacco ha colpito i soccorritori intervenuti sul posto, provocando ulteriori vittime.

L’esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira uno dei giornalisti perché ritenuto membro di un’unità di intelligence di Hezbollah, accusandolo di aver fornito informazioni sulle posizioni delle truppe.

Sul fronte opposto, l’Iran continua a lanciare attacchi contro Israele e diversi Stati del Golfo. Sistemi di difesa aerea hanno intercettato un drone nei pressi della residenza di Masoud Barzani (ex presidente) a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Un altro attacco con droni ha preso di mira la casa del presidente della regione.

Impatto economico e rischio energetico globale

Il conflitto ha già provocato migliaia di morti e la più grande interruzione delle forniture energetiche globali mai registrata. Il blocco dello stretto di Hormuz ha ridotto drasticamente il traffico di petroliere.

L’Iran ha minacciato attacchi contro le navi nello stretto, scoraggiando il transito. Islamabad ha negoziato il passaggio di 20 navi battenti bandiera pakistana, con due autorizzazioni al giorno.

Donald Trump ha minacciato di colpire centrali elettriche e infrastrutture energetiche iraniane se Teheran non riaprirà il passaggio. Tuttavia, ha concesso altri 10 giorni per una risposta diplomatica.

Pressioni politiche e tentativi di mediazione

Negli Stati Uniti, la guerra sta pesando sul consenso politico in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Sabato si sono svolte proteste in diverse città contro l’amministrazione.

Sul piano diplomatico, il Pakistan si propone come mediatore. Islamabad ospiterà colloqui con i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto per cercare una riduzione delle tensioni. L’iniziativa arriva dopo un contatto diretto tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif.

Rischio nucleare

Israele ha colpito anche infrastrutture legate al programma nucleare iraniano. Il capo dell’agenzia nucleare russa Rosatom ha dichiarato che gli attacchi rappresentano un rischio per la sicurezza nucleare, dopo l’evacuazione del personale dalla centrale di Bushehr.

Il presidente iraniano Pezeshkian ha avvertito: “Reagiremo con forza se le nostre infrastrutture o i nostri centri economici saranno colpiti”.