La notizia è di quelle roboanti: i vertici romani di Fratelli d’Italia hanno deciso di impedire al sindaco di Augusta, Giuseppe Di Mare, in corsa per le elezioni amministrative del 24 e del 25 maggio, di usare il simbolo di partito.

“Vado avanti lo stesso”

“Io non lo so ma non mi interessa: io mi occupo della città di Augusta, non dei partiti. In questi 5 anni ho governato da solo con la coalizione che mi ha assistito. Dei partiti non mi importa, io devono rispondere agli augustani. Se hanno deciso così avranno le loro ragioni ma io andrà avanti insieme a tutta la coalizione allo scopo di amministrare la città” riferisce a BlogSicilia il sindaco di Augusta Peppe Di Mare. Lui è  in campagna elettorale da un pezzo ed al  suo fianco ha tutto il Centrodestra, dal Mpa-Grande Sicilia a Forza Italia. Due al momento i suoi avversari: Salvo Pancari, sostenuto dal Campo largo – Pd, AVS e M5S – e Concetto Cacciaguerra appoggiato da due liste civiche.

La scelta di Donzelli ed i rapporti tra Di Mare, Messina e Auteri

La scelta di sfilare al sindaco il simbolo di Fratelli d’Italia è stata assunta da Giovanni Donzelli, responsabile nazionale dell’organizzazione di FdI, vicinissimo al parlamentare nazionale, Luca Cannata, nonché vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, i cui rapporti con il sindaco di Augusta sono tesi ormai da tempo.

Bisogna riavvolgere il nastro per comprendere le origini di queste frizioni, sorte nei mesi successivi all’ingresso di Di Mare tra i meloniani (ottobre 2023) i cui sponsor erano l’ex assessore regionale al Turismo,  Manlio Messina, un tempo console siciliano di Giorgia Meloni, poi dimessosi da Fratelli d’Italia, e l’attuale parlamentare Ars, Carlo Auteri, anche lui separatosi da FdI e da un anno nella Dc. Due esponenti, Auteri e Messina, non propriamente amici né di Donzelli e di Cannata, e quello scontro tutto siciliano è poi culminato con il commissariamento del partito in Sicilia, affidato a Luca Sbardella.

Gli scontri sull’ex Provincia e sull’Ati idrico

Lo scontro vero tra Di Mare e FdI a trazione Cannata si è consumato alle elezioni del Libero consorzio di Siracusa: in quell’occasione il sindaco di Augusta venne accusato di scarsa lealtà politica in quanto avrebbe strizzato l’occhio alla lista del candidato antitetico a quello indicato da FdI: il sindaco di Francofonte, Daniele Lentini. A vincere fu Michelangelo Giansiracusa, alfiere di uno schieramento con dentro Mpa, Lega ed Azione

L’altra questione calda è risalente a qualche mese fa, quando durante l’assemblea dei sindaci, chiamati a votare la rosa dei nomi dei componenti del Comitato di sorveglianza dell’Ati idrico – il cui regista sarebbe stato il deputato regionale del Mpa-Grande Sicilia, Peppe Carta –  Di Mare ha assunto una posizione diversa dal partito, in quella circostanza rappresentato da Cannata, fattosi delegare dai sindaci di Avola, la sorella Rossana e di Francofonte. Cannata era per il no a quella cinquina, poi votata, ma Di Mare ha preso un’altra strada.

L’apertura di un procedimento disciplinare

Le mosse di Di Mare non sono passate inosservate, per questo sarebbe stato avviato un procedimento disciplinare ma Di Mare ha sempre mostrato una certa indipendenza dai dettami di partito e la prova più evidente è stata la sua partecipazione ad una manifestazione, ad Augusta, della Cgil per denunciare i massacri a Gaza. Non andò da solo, c’erano i componenti della sua giunta, tra cui esponente di Forza Italia, Lega e Mpa.

Una indipendenza “digerita” da FdI per questioni elettorali: Con Di Mare dato per favorito per un secondo mandato, il partito avrebbe pensato che sarebbe stato meglio inghiottire quel rospo piuttosto che rinunciare al successo elettorale di un Comune così importante – cuore pulsante del Petrolchimico e dotato di un porto strategico, tra i più importanti del Mediterraneo.

La svolta: la sconfitte nel referendum

Cosa ha fatto cambiare idea a Donzelli ed agli vertici romani, tra cui Arianna Meloni? E’ probabile che l’esito del referendum con la sconfitta del Sì e del Governo – che era per riformare la giustizia con la separazione dei giudici – abbia inciso in questa decisione. Del resto, non a caso, all’indomani dello scrutinio, sono saltati il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, il ministro del Turismo, Daniela Santanché e Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto del ministro Nordio, finiti nell’operazione repulisti della premier.