Dal 1° maggio, gli studenti italiani potrebbero tornare a seguire le lezioni da casa. Non per un’emergenza sanitaria, ma per la crisi energetica scatenata dal conflitto in Medio Oriente. L’ipotesi è stata lanciata il 4 aprile scorso da Marcello Pacifico, presidente nazionale di ANIEF, che in un post sui social ha collegato esplicitamente la possibilità di un ritorno alla didattica a distanza al razionamento dei carburanti e alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Una proposta ancora priva di qualsiasi riscontro governativo ufficiale ma che nel giro di poche ore ha infiammato il dibattito nazionale.
Il punto di partenza non è astratto. Dal 4 aprile, Air BP Italia ha introdotto un regime di razionamento del cherosene in quattro aeroporti del Nord: Bologna, Milano Linate, Venezia e Treviso. La misura, formalizzata attraverso NOTAM ufficiali, fissa tetti di rifornimento e priorità alle categorie essenziali, cioè voli sanitari, di Stato e quelli con autonomia superiore alle tre ore. Tutto il resto opera in condizioni ridotte. Il 9 aprile è la data spartiacque: quel giorno è atteso l’ultimo carico di cherosene dal Golfo Persico prima del blocco dello Stretto di Hormuz, la rotta da cui transita circa un quinto del petrolio globale.
Il conflitto entra nei bilanci delle famiglie
La catena causale è diretta. Il regime di razionamento attivato negli aeroporti italiani è il riflesso operativo di una crisi che le compagnie aeree collegano al conflitto e al forte rialzo dei prezzi del cherosene, con quotazioni che secondo i dati di mercato disponibili si sono avvicinate al raddoppio rispetto all’inizio dell’escalation.
Da lì ai distributori di benzina il passo è breve e Pacifico ha costruito la sua proposta proprio su questa filiera: se i carburanti diventano insostenibili, si taglia la mobilità. La crisi energetica, con ripercussioni immediate sul costo dei carburanti, potrebbe portare l’Italia entro giugno a un tasso di inflazione molto elevato, ha dichiarato il presidente ANIEF. La DAD, in questo ragionamento, non è una scelta pedagogica ma una misura di austerità.
A dare ulteriore credito alla direzione di marcia è stato il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen. In un’intervista al Financial Times ha usato la parola più dura – “razionamento” – e ha invitato i 27 paesi membri a razionare le scorte di combustibile, privilegiare i mezzi pubblici rispetto all’auto privata e ricorrere allo smart working. Un documento inviato ai ministri europei competenti, prima ancora che Pacifico parlasse pubblicamente.
Cosa ha detto davvero ANIEF – e cosa non ha detto il governo
La proposta ANIEF si compone di due elementi distinti: didattica a distanza per gli studenti e smart working per tutto il personale scolastico, da attivare in modo coordinato a partire dal 1° maggio. Pacifico ha presentato la misura come “consequenziale” a un piano più ampio di risparmio energetico, che includerebbe la razionalizzazione di luce, gas e petrolio, aggiungendo che non si tratterebbe di un’iniziativa isolata dell’Italia, dato che la riduzione dei giorni di attività in presenza è già adottata in altri paesi.
Va però detto con chiarezza quello che le fonti documentano: le dichiarazioni del sindacato non trovano alcun riscontro negli atti o nelle comunicazioni istituzionali. Al momento non esiste nessun provvedimento ufficiale, né indicazioni da parte del Governo, che vadano in questa direzione. ANIEF ha fotografato uno scenario possibile, non ha annunciato una decisione. La distinzione è importante, soprattutto in un paese che ha già vissuto anni di DAD durante la pandemia.
Fuori dall’Italia, invece, l’emergenza è già operativa. A Dubai le autorità hanno prolungato la DAD per tutte le scuole e università almeno fino al 17 aprile 2026, su decisione della Knowledge and Human Development Authority, in un contesto regionale instabile. In Libano, dove la DAD è stata attivata a causa del conflitto, il ministero ha definito un sistema con lezioni da 40 minuti, 24 ore settimanali e monitoraggio costante.
Le voci contro: “La scuola non è una variabile delle crisi”
La reazione non si è fatta attendere. La Rete nazionale scuola in presenza – coordinamento nato durante il Covid per difendere il diritto all’istruzione in aula – ha risposto con una presa di posizione netta. Le associazioni aderenti hanno definito “gravissimo” il solo avanzare dell’ipotesi, parlando di rischio inaccettabile sul piano educativo, culturale e civile, e ricordando che la DAD ha amplificato il disagio psicologico, relazionale ed educativo degli studenti, colpendo soprattutto i più fragili.
Il punto sollevato dalla Rete contiene una critica di metodo: se l’obiettivo è ridurre i consumi, la scuola non è il target corretto. Con la stessa logica, ha osservato il coordinamento, si dovrebbero fermare acciaierie, centri commerciali, compagnie aeree e navali, realtà con consumi energetici enormemente superiori a quelli di un edificio scolastico. Il messaggio finale è sintetico: la scuola non può essere trattata come strumento di aggiustamento macroeconomico.
Il contesto geopolitico: perché Hormuz cambia tutto
Per capire perché questa discussione è possibile nel 2026, serve guardare al quadro più ampio. Lo Stretto di Hormuz – il corridoio di 39 chilometri tra Iran e Oman che collega il Golfo Persico al Mare Arabico – è il punto di transito per circa il 20% del petrolio mondiale. Da quando, a fine febbraio, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha reso operativamente instabile quella rotta, l’Europa si è trovata a fare i conti con un’interruzione di forniture che non aveva precedenti paragonabili fuori dalla pandemia.
Il professor Carlo Altomonte, docente di Economia dell’Integrazione Europea alla Bocconi di Milano, ha offerto una cornice in un’intervista al Quotidiano nazionale: l’Italia dispone di 60-90 giorni di scorte, ma potrebbero emergere problemi per qualche filiera più critica, come il trasporto aereo o i fertilizzanti. Il razionamento generalizzato di benzina e diesel appare improbabile nel breve periodo, ma non è più fuori dall’agenda pubblica.
Cosa succede adesso
Il calendario scolastico è già definito. Le vacanze pasquali hanno coinvolto tutte le regioni dal 2 al 7 aprile, e le lezioni riprendono in settimana. Il 1° maggio è un venerdì – Festa dei Lavoratori – e in molte regioni porta con sé il ponte del 2 maggio. Le ultime settimane di scuola, quindi, si concentrano tra metà maggio e la prima decade di giugno, con date che variano da regione a regione.
Se la crisi energetica dovesse peggiorare ulteriormente nelle prossime settimane, il dibattito sulla DAD di maggio potrebbe spostarsi dall’ambito sindacale a quello parlamentare. Per ora, le famiglie possono stare tranquille: nessuna decisione è stata presa, nessuna circolare ministeriale è stata emessa. Ma il fatto stesso che si discuta di didattica a distanza per ragioni energetiche – e non sanitarie come successo ai tempi del COVID – segnala quanto la guerra in Medio Oriente sia già entrata nella vita quotidiana degli italiani.






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