Dal 4 aprile, gli aeroporti di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia operano con forniture di carburante contingentate. Air BP Italia – uno dei principali operatori di rifornimento aeronautico – ha emesso un Notam, il bollettino ufficiale rivolto alle compagnie, che fissa la priorità assoluta ai voli ambulanza, ai voli di Stato e ai collegamenti con durata superiore alle tre ore. Per tutti gli altri, distribuzione razionata.

La scadenza indicata è il 9 aprile, fra due giorni: quella sera arriva a Rotterdam la Rong Lin Wan, l’ultima petroliera partita dal Golfo Persico prima della chiusura dello Stretto di Hormuz. Quello che succede dopo è ancora incerto. Quello che succede adesso, ai prezzi dei biglietti aerei e alle scorte nei serbatoi italiani, non lo è affatto.

La domanda che in questi giorni circola tra chi aveva programmato una vacanza estiva è una sola: conviene prenotare adesso, oppure aspettare e sperare che la situazione migliori?

Il cherosene quasi raddoppiato in un mese

Il jet fuel – il cherosene che alimenta i motori degli aerei di linea – viene distillato dal petrolio greggio ed è un prodotto raffinato, non direttamente sostituibile. Una parte importante del commercio mondiale di carburante aereo passava ogni giorno dallo Stretto di Hormuz: circa un quinto del totale globale, secondo stime di settore. La chiusura di quella rotta ha creato quello che gli analisti chiamano un “collo di bottiglia fisico” in un mercato che non ha alternative immediate.

Secondo le rilevazioni dell’agenzia Argus, il jet fuel nell’Europa nord-occidentale ha toccato la quota di 1.900,50 dollari per tonnellata, con un balzo di quasi 300 dollari in un solo giorno. Nel nord-ovest europeo, il prezzo era salito da 830 a 1.528 dollari per tonnellata nell’arco di settimane precedenti, mentre a Singapore – principale hub asiatico – il carburante per aviazione aveva già raggiunto quota 230 dollari al barile. Per le compagnie aeree, il carburante rappresenta tra il 20 e il 40% dei costi operativi, con una quota ancora più rilevante per le low cost. Un aumento di questa portata, in tempi così compressi, non si assorbe in silenzio: finisce sui biglietti.

Cosa stanno facendo Ryanair, Lufthansa e le altre

Il CEO di Ryanair Michael O’Leary ha dichiarato che, se lo Stretto di Hormuz non venisse riaperto entro la metà o la fine di aprile, tra giugno, luglio e agosto la compagnia e le sue concorrenti potrebbero essere costrette a cancellare alcuni voli o ridurre la capacità disponibile.

Le sue stime indicano rincari delle tariffe estive superiori al 3%, mentre i prezzi dei biglietti potrebbero risultare “significativamente più alti” già nel breve periodo. Lufthansa, dal canto suo, ha già illustrato allo staff un piano per mettere temporaneamente a terra tra i 20 e i 40 aerei, pari a circa il 5% della flotta. SAS Scandinavian Airlines ha già cancellato circa mille voli per costi diventati insostenibili. Air France-KLM e Finnair hanno annunciato aumenti dei prezzi e l’introduzione di supplementi carburante sui biglietti.

United Airlines, la più grande compagnia aerea al mondo per dimensioni della flotta, ridurrà tra aprile e settembre del 3% circa i voli negli orari off-peak, quelli dei periodi con domanda più bassa.

A livello di effetti già misurati: nei primi venti giorni di conflitto sono stati cancellati circa 70.000 voli a livello globale, con oltre 14 milioni di passeggeri rimasti a terra. Le richieste di rimborso sono aumentate del 90% a marzo rispetto allo stesso periodo del 2025.

La situazione negli scali italiani

Il gruppo Save, che gestisce gli scali di Venezia, Treviso e Verona, ha specificato che le limitazioni riguardano un solo fornitore e che negli aeroporti sono presenti altri operatori in grado di garantire il servizio. Situazione regolare anche negli scali di Perugia e della Puglia, dove le scorte risultano adeguate.

Il Gruppo Save ha definito le limitazioni “non significative”, ma il Notam emesso da Air BP Italia resta un segnale concreto: è la prima volta in anni che il razionamento di carburante in scali commerciali italiani appare in un bollettino ufficiale.

Ryanair, inoltre, ha indicato che al momento non ci sono carenze nel breve periodo e che i fornitori possono garantire carburante fino a metà o fine maggio, precisando però che l’evoluzione del conflitto potrebbe influire sulla disponibilità nei mesi successivi.

Vale la pena, però, tenere presente un elemento che potrebbe cambiare le regole del gioco per i passeggeri: eventuali restrizioni legate alla carenza di carburante potrebbero rientrare tra le “circostanze eccezionali”, il che significa che, in caso di cancellazione, potrebbe non essere previsto il risarcimento fino a 600 euro normalmente stabilito dalla normativa europea.

Prenotare adesso o aspettare: le variabili da considerare

Non esistono certezze, ma ci sono scenari con probabilità diverse. Come scritto, il 9 aprile è la data spartiacque: dopo l’arrivo della Rong Lin Wan a Rotterdam, il livello delle scorte europee di jet fuel comincerà a scendere progressivamente, senza nuovi rifornimenti garantiti dal Golfo.

Secondo le stime riportate dal Corriere della Sera, da fine aprile o inizio maggio l’Europa potrebbe ritrovarsi con la metà del carburante aereo normalmente disponibile. Irene Floris, presidente di Confartigianato Turismo Toscana, ha riferito una diminuzione delle richieste di prenotazione del 50% rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti.

Le agenzie consigliano di bloccare almeno l’alloggio e i servizi a terra subito, rinviando solo la decisione sul volo se non si hanno date fisse. Ma chi ha già scelto meta e finestra temporale — specialmente per l’alta stagione tra luglio e agosto — si trova davanti a una scelta più netta.

Per chi ha già deciso meta e periodo, soprattutto nei mesi di punta e per i viaggi più lunghi, prenotare ora significa mettere al riparo il prezzo e garantirsi un posto su voli che potrebbero riempirsi velocemente. Chi invece ha maggiore flessibilità può ancora permettersi di aspettare, ma con la consapevolezza che si tratta di una scommessa sempre più rischiosa.

Le Americhe sono considerate relativamente stabili dal punto di vista energetico, e i collegamenti verso USA, Canada, Caraibi e Sud America non mostrano al momento criticità operative. Prenotare tra aprile e maggio è considerata dagli operatori la finestra ancora utilizzabile per l’estate 2026.

Un ultimo elemento da tenere presente riguarda le tariffe flessibili: scegliere tariffe rimborsabili, anche se più care, permette di cambiare o cancellare se il volo viene tagliato. Puntare su voli diretti, quando possibile, riduce il rischio che un problema di carburante in uno scalo intermedio comprometta l’intera tratta. I pacchetti organizzati — volo più hotel in un unico contratto — offrono tutele più forti rispetto alle prenotazioni separate.