Il greggio ha perso il 16% in un giorno, eppure stamane ai distributori siciliani il gasolio costa 2,199 euro al litro.

È la fotografia di un meccanismo che si ripete puntualmente ogni volta che i mercati internazionali dell’energia subiscono una variazione brusca. E questa volta la variazione ha un nome preciso: la tregua tra Stati Uniti e Iran.

La Sicilia (terza regione italiana per costo del gasolio alla pompa, a 2,199 euro al litro secondo i dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy) si trova intrappolata tra due stretti: quello di Hormuz, che determina il prezzo del greggio, e quello di Messina, che impedisce all’isola di avere alternative reali alla mobilità su gomma. Quando i prezzi salgono, qui si sente prima. Quando scendono (ammesso che scendano) si aspetta più a lungo.

Il meccanismo dei “razzi e piume” e perché penalizza le aree periferiche

Gli economisti lo chiamano “trasmissione asimmetrica dei prezzi“. Gli automobilisti lo conoscono come l’effetto “razzi e piume“: quando le quotazioni internazionali aumentano, i distributori scaricano quasi istantaneamente i rincari alla pompa per proteggere i margini. Quando il petrolio crolla, i listini retail impiegano dai 3 ai 5 giorni per reagire. Le compagnie devono prima smaltire le scorte acquistate a prezzo pieno e attendere che il calo dei mercati dei prodotti raffinati nel Mediterraneo si stabilizzi.

È esattamente questo il fenomeno che il Codacons ha denunciato proprio oggi. L’associazione, sulla base dei dati regionali forniti dal Mimit, segnala che nonostante il forte crollo del petrolio (deprezzato del 18% a seguito della tregua annunciata dal governo americano) i listini dei carburanti continuano a salire, con il gasolio in autostrada che ha raggiunto una media di 2,191 euro al litro.

I dati regionali: dove si paga di più e chi registra gli aumenti maggiori

Sulla rete ordinaria, il prezzo del gasolio ha già superato la soglia dei 2,2 euro al litro a Bolzano, dove un litro di diesel costa 2,205 euro. I prezzi più alti si registrano in Calabria con una media di 2,198 euro al litro, Lombardia con 2,195 euro, Valle d’Aosta con 2,194 euro, Sicilia con 2,190 euro. La denuncia Codacons, aggiornata al momento della rilevazione, indica per la Sicilia 2,199 euro, con un lieve scostamento rispetto ai dati Mimit che riflette i tempi di aggiornamento delle rilevazioni.

Quanto agli incrementi giornalieri (la misura più immediata per capire dove il mercato si muove più rapidamente) le regioni con i rincari più marcati sono state Abruzzo, Emilia Romagna e Molise. La Sicilia non guida questa classifica, ma parte da una base già alta e da una struttura dei costi di approvvigionamento che storicamente non favorisce i consumatori.

Va ricordato che secondo la rilevazione di Staffetta Quotidiana di oggi, i prezzi medi nazionali dei carburanti alla pompa vedono la benzina verde al self service sulla rete stradale a 1,792 euro al litro e il diesel a 2,184 euro al litro. I prezzo siciliano del gasolio è dunque superiore alla media nazionale di circa 1,5 centesimi.

Il governo convoca le compagnie, ma lo scenario torna complicarsi

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha convocato per il pomeriggio di oggi Eni, IP, Q8 e Tamoil, con l’obiettivo di ottenere un immediato adeguamento al ribasso dei prezzi alla pompa.

Il quadro, però, si è complicato nel corso della stessa giornata. Dopo il crollo registrato ieri, le quotazioni petrolifere sono tornate a salire già questa mattina, a seguito del bombardamento di Israele sul Libano e della conseguente nuova chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran, snodo cruciale per il transito globale di petrolio. In altre parole: la tregua è durata meno di 24 ore. Il petrolio che era crollato ha ripreso a salire. E i distributori (che per la legge dei “razzi e piume” non avevano ancora abbassato i prezzi) si trovano ora a dover gestire un nuovo rialzo delle quotazioni prima ancora di aver trasferito il calo precedente ai consumatori.

Cosa annuncia il Codacons e cosa può cambiare

L’associazione ha anticipato una nuova tornata di esposti in tutta Italia. La fattispecie ipotizzata è quella delle manovre speculative su merci: reato che richiede la prova di un comportamento coordinato tra operatori, non semplice da dimostrare, ma che nei passati procedimenti ha prodotto risultati almeno in termini di pressione sul settore.