Si sono visti a cena e tra una portata ed un’altra avrebbero pianificato il percorso da qui alle elezioni regionali del 2027. La scadenza naturale gioca a favore di Giovanni Cafeo, responsabile dei Dipartimenti della Lega in Sicilia, del sindaco di Priolo, Pippo Gianni e del deputato regionale della Dc, Carlo Auteri: perché se il terreno venisse a mancare al Governo dell’isola bisognerebbe marciare a tappe forzate verso Palermo ed in politica il tempo è assai prezioso. L’accordo tra Lega e Dc viaggia ormai su binari scorrevoli e così i tre siracusani, tutti quanti con esperienza all’Ars, hanno concordato di vedersi nei giorni scorsi in un locale alle porte di viale Paolo Orsi, l’ingresso sud di Siracusa.

L’incontro segreto

Un incontro tenuto segreto per evitare spifferi che potessero danneggiare il loro piano ma negli ambienti politici  quella cena è ormai sulla bocca di tutti. I tre si candideranno all’Ars, vinca il migliore – si saranno (forse) detti –  ma oltre a questo ci sono altri tasselli ancora da riempire.

Tra i nodi ancora aperti c’è la composizione femminile della lista. I tre sanno bene che candidature deboli — indipendentemente dal genere — in una corsa serrata possono spostare equilibri. E cercano quindi profili radicati nel territorio, con un peso specifico autonomo: non nomi di servizio, ma candidate capaci di portare una propria agenda e un proprio bacino elettorale

Le strategie

Lo sa bene Giovanni Cafeo, che, nel 2022, si candidò sotto le insegne della Lega e pur avendo incassato una forte affermazione nel capoluogo, il partito non riuscì a staccare il biglietto utile per il seggio all’Ars. In quella lista c’era pure Enzo Vinciullo, ora commissario provinciale del Mpa-Grande Sicilia, anche lui tra i possibili candidati alla Regione – ma nonostante la loro forza elettorale, le donne in quota Lega ebbero affermazioni tutt’altro che soddisfacenti.

Il simbolo

E poi c’è la questione del simbolo: con quale presentarsi agli elettori? Naturalmente, non si deciderà a Siracusa, del resto l’asse tra Lega e Dc, fortemente spinta dalla debolezza dello Scudo crociato, terremotato dall’inchiesta giudiziaria della Procura di Palermo, e dai timori della Lega di non superare la soglia del 5%, nasce ai piani più alti, abitati da Luca Sammartino.

Non scaldano né il nome di Salvini né lo Scudo crociato

Secondo alcune indiscrezioni, tra le ipotesi ci sarebbe quella di non usare il nome di Matteo Salvini, d’altra parte i numeri della Lega, su scala nazionale, non sono granché buoni, da qui l’idea di ancorare la lista al “territorio”: una formula ormai abusata ma che funziona sempre nel linguaggio politico. E la Dc? Il nome, dopo quanto accaduto all’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, non scalda i cuori, soprattutto degli esperti di marketing politico.