La parola «archiviazione», che per anni è sembrata l’unico epilogo possibile per la morte di Massimo Calogero Giuliana, è stata cancellata con un’ordinanza che riapre clamorosamente il caso. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Siracusa, Andrea Migneco, ha disposto l’imputazione coatta per l’indagato Pierpaolo Vasquez, accusato di omicidio volontario in concorso.
Il provvedimento accoglie l’opposizione presentata dall’avvocato Alessandro Cotzia, legale della famiglia Giuliana, ribaltando anni di stasi giudiziaria e richieste di chiusura del fascicolo avanzate da diversi uffici requirenti. Si mette così un punto fermo a una vicenda che sembrava destinata a rimanere senza colpevoli, nonostante le ombre che avvolgevano quella notte del 4 marzo 2017
La notte del mistero ad Augusta
Tutto inizia in un’azienda della zona industriale di Augusta. Massimo Calogero Giuliana, guardia giurata di 47 anni, si trova sul posto insieme al collega Pierpaolo Vasquez per sventare un presunto furto. In circostanze mai del tutto chiarite, Giuliana viene raggiunto da un colpo di pistola alla testa. È l’inizio di un calvario investigativo lungo quasi un decennio.
Inizialmente, la Procura di Siracusa si era mossa verso la tesi della fatalità: un incidente causato da un colpo partito accidentalmente dalla stessa mano della vittima. Per ben due volte i pubblici ministeri aretusei avevano chiesto l’archiviazione, trovando però sempre la ferma opposizione della famiglia
Il contrasto tra le Procure
Successivamente, l’inchiesta era stata avocata dalla Procura Generale di Catania, ma anche in quella sede la ricostruzione non aveva convinto i familiari della vittima. Il Procuratore Generale etneo, pur formulando un’ipotesi diversa, aveva comunque richiesto l’archiviazione: secondo quella visione, Vasquez non avrebbe partecipato attivamente all’omicidio, ma si sarebbe reso responsabile di favoreggiamento personale (verso un terzo non identificato) e di omissione di soccorso mentre Giuliana era ancora agonizzante. Reati che, tuttavia, sarebbero già caduti in prescrizione.
Il Gip Migneco, invece, ha scelto una strada diversa, condividendo le argomentazioni della difesa e disponendo che sia un processo ad accertare la verità sull’unica persona che si trovava con la vittima al momento dello sparo
Il dolore e la speranza della figlia
«Da quel maledetto 4 marzo 2017 sono trascorsi 3.325 giorni», ha dichiarato Alessia Giuliana, figlia della vittima, visibilmente commossa dopo la notifica dell’ordinanza. «In ognuno di essi non ho mai smesso di credere nella Giustizia, anche quando tutto sembrava andare storto e quando i pubblici ministeri la pensavano diversamente da noi. Finalmente verrà celebrato un processo per accertare se l’unica persona in compagnia di mio padre ne sia stato il responsabile». La giovane ha poi rivolto un ringraziamento particolare all’avvocato Cotzia per aver lottato «contro tutto e tutti»
Lo stesso legale ha espresso soddisfazione per il risultato ottenuto: «Mi è dispiaciuto il contrasto creatosi con tre diversi Procuratori, la cui visione soggettiva ha fatto trascorrere molti anni. Sapevo però che l’ultima parola sarebbe spettata al Gip». Ora, a nove anni di distanza, le aule di tribunale dovranno fare luce definitiva sul colpo di pistola che ha spento la vita di Massimo Giuliana.






Commenta con Facebook