Trentamila milioni di metri cubi di biometano all’anno, prodotti da scarti agricoli e reflui zootecnici, per alimentare i processi industriali e tagliare 63.000 tonnellate di CO₂. Sasol Italy ha siglato un accordo pluriennale con CH4T, gruppo societario specializzato nello sviluppo e nella gestione di impianti per la produzione di gas rinnovabile, in una mossa che segna una svolta nella strategia energetica dell’azienda e riguarda direttamente lo stabilimento di Augusta.
Sasol Italy ad Augusta è leader europeo nella produzione di alchilati e intermedi chimici per il mercato della detergenza: un sito strategico, ad alta intensità energetica, dove la dipendenza dal gas naturale di origine fossile rappresenta da sempre uno dei nodi più critici sul fronte dei costi e delle emissioni. Il biometano fornito da CH4T, immesso direttamente nella rete nazionale del gas, sostituirà progressivamente quella dipendenza, nel rispetto dei criteri di sostenibilità previsti dalla normativa europea.
L’accordo
L’accordo è stato strutturato con il supporto dei team legali delle due società: per Sasol Italy ha operato l’avvocato Daniele Tonna in qualità di Legal Manager, mentre CH4T è stato assistito dall’avvocato Giovanni Locatelli. Un ruolo determinante nelle negoziazioni è stato svolto da Franco De Rango, Manager Strategic Sourcing Energy, Utilities & Emissions Italy di Sasol.
“Il biometano prodotto da effluenti zootecnici e sottoprodotti agricoli è una soluzione immediatamente disponibile che ci consente di coniugare obiettivi di sostenibilità, sicurezza degli approvvigionamenti e continuità operativa,” ha dichiarato Sebastiano Durante, Senior Manager Strategic Sourcing Europe di Sasol Italy. Gli ha fatto eco Stefano Begnini, CEO di CH4T: “Questo accordo testimonia come il settore agricolo possa diventare un alleato fondamentale nella transizione dei comparti industriali più difficili da elettrificare.”
Il Petrolchimico di Priolo verso la decarbonizzazione
L’accordo Sasol-CH4T si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione del polo petrolchimico siracusano, da anni al centro di interventi strutturali volti a ridurre l’impatto ambientale della produzione chimica. In questo scenario spicca il piano di Eni per Versalis: nell’ottobre 2024, con ratifica nel marzo 2025, il gruppo energetico ha annunciato investimenti per circa 2 miliardi di euro nei siti italiani, compreso lo stabilimento di Priolo. L’obiettivo è convertire la chimica di base, in perdita strutturale, verso produzioni rinnovabili, circolari e sostenibili, con una riduzione attesa di circa un milione di tonnellate di CO₂ all’anno entro il 2029, pari al 40% delle emissioni di Versalis Italia. Le priorità dichiarate sono la bioraffinazione, il riciclo chimico e il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050.
Il territorio siracusano si trova dunque a fare i conti con una doppia transizione: da un lato la spinta verso la sostenibilità ambientale, dall’altro la necessità di preservare i livelli occupazionali in un’area già fragile sotto il profilo economico e sociale.
La crisi di Sasol: impianti fermi e il nodo esuberi
Dietro l’annuncio dell’accordo sul biometano, tuttavia, resta aperta una crisi profonda che riguarda il cuore produttivo e occupazionale dello stabilimento di Augusta. Nel corso del 2025 e nei primi mesi del 2026, il sito ha attraversato una fase di grave difficoltà strutturale: impianti in stato di “congelamento”, calo della produzione e un confronto durissimo con le organizzazioni sindacali sul tema degli esuberi, stimati in circa 65 unità su una forza lavoro di circa 375 dipendenti presenti ad Augusta, su un totale di 600 in Italia tra le sedi di Terranova dei Passerini, in provincia di Lodi, e Sarroch, in provincia di Cagliari.
Le cause della crisi sono molteplici e si intrecciano con le difficoltà generali del settore chimico europeo: domanda debole, concorrenza globale agguerrita e costi energetici ancora elevati. Lo stabilimento di Augusta sconta in modo particolare queste congiunture, con la redditività degli impianti messa sotto pressione da margini sempre più compressi.
La tensione sociale è alta. I sindacati hanno più volte alzato la voce, chiedendo garanzie concrete sui livelli occupazionali e un piano industriale chiaro per il futuro del sito. La preoccupazione dei lavoratori è che gli annunci di sostenibilità non si traducano in un rilancio produttivo reale, ma restino interventi di facciata a fronte di una ristrutturazione che rischia di erodere ulteriormente l’occupazione locale.
Il rischio “effetto domino” sul territorio
La situazione ha spinto i sindaci di Augusta e Melilli a richiedere con urgenza un tavolo di confronto alla Regione Siciliana, temendo un effetto a cascata sull’intero tessuto economico del comprensorio. Il polo petrolchimico siracusano rappresenta uno dei pochi grandi datori di lavoro industriali dell’area e la sua tenuta è considerata essenziale per evitare una desertificazione occupazionale difficilmente reversibile.
La sfida per Sasol Italy è quindi duplice: dimostrare che la transizione energetica può accompagnarsi a una vera continuità produttiva, e convincere lavoratori, sindacati e istituzioni locali che il futuro dello stabilimento di Augusta non si esaurisce negli accordi sul biometano, ma passa da scelte industriali capaci di tutelare chi ogni giorno lavora dentro quei cancelli.






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