“La mia famiglia è distrutta e siamo molto arrabbiati. Chiediamo giustizia non per la famiglia, ma soprattutto per le bambine che sono rimaste da sole. Non è possibile che delle bambine possono perdere un padre così. Sappiamo che non sarà facile perché non è il primo, non è l’ultimo. Però mio cugino era una brava persona e merita veramente giustizia”.
Lo dice Alaeddine Kaabouri cugino di Najahi Jaleleddine tunisino di 41 anni morto insieme all’operaio di origine romene Daniluc Tiberi, di 51 anni, in via Ruggero Marturano cadendo da una gru nel corso dei lavori di manutenzione di un balcone nell’appartamento all’attico del palazzo
“Oggi a Palermo arriverà il fratello che abita a Parigi per capire la situazione con gli avvocati e come andare avanti – aggiunge il cugino – Le nostre famiglie sono distrutte. Non ci sono parole per spiegare come stiamo vivendo in questo momento qua. La moglie è molto provata da quanto successo in uno stato di profondo dolore”.






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