Stefano Cirillo
Medico e sostenitore dell’interesse pubblico.
La Democrazia Cristiana ha sempre rappresentato un’alternativa alla sinistra, collocandosi naturalmente nell’area del centrodestra. Proprio per questo appare legittimo interrogarsi sul senso di un’esclusione sistematica dalla competizione politica. Mi rivolgo alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, quale ragione giustifica il tentativo, ripetuto in ogni appuntamento elettorale, di marginalizzare la DC.
È accaduto alle elezioni europee, si è riproposto con il sistema di voto per le Province in Sicilia, che di fatto esclude i cittadini, e si ripete oggi anche in occasione della formazione della coalizione per l’elezione del sindaco di Agrigento.
Si ha l’impressione che vi sia il timore di un ritorno politico della Democrazia Cristiana, capace di incidere su un equilibrio già fragile all’interno della coalizione di centrodestra. In questo contesto si inserisce anche la vicenda del cosiddetto “mostro”, riferimento evidente a Totò Cuffaro, un uomo intercettato, pedinato, esposto mediaticamente fino alla dimensione privata, unico politico in Sicilia sottoposto a misure restrittive e accusato di molteplici reati, per poi assistere a un ridimensionamento sostanziale delle accuse iniziali. Un caso emblematico che solleva interrogativi sull’equilibrio tra giustizia, politica e consenso.
È lecito chiedersi se tutto questo non risponda a una precisa esigenza, contenere, se non ostacolare, la presenza della Democrazia Cristiana nello scenario politico siciliano. Tuttavia, Presidente Meloni, quella giustizia che si intende riformare, anche attraverso strumenti come il referendum, difficilmente potrà trovare credibilità se, parallelamente, la pratica politica continua a escludere porzioni significative di elettorato.
In un sistema realmente democratico, il cittadino dovrebbe restare il perno centrale. Escludere, direttamente o indirettamente, chi sceglie di riconoscersi nella Democrazia Cristiana significa incrinare quell’equilibrio che è alla base della convivenza civile. Non sarà un approccio “ad excludendum”, né la rimozione di singole figure politiche, a spegnere la domanda di rappresentanza che proviene da una parte dell’elettorato.
Tanto più in una realtà come Agrigento, dove, fin dalle origini della Repubblica, la Democrazia Cristiana ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale della vita politica. Ignorare questa storia e questo radicamento non contribuisce a rafforzare il sistema, al contrario, rischia di indebolirlo.
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