Da oggi, lunedì 13 aprile, dalle ore 16 italiane, nessuna nave potrà entrare o uscire dai porti iraniani senza rischiare l’intercettazione della marina americana. Donald Trump ha annunciato il blocco navale dello Stretto di Hormuz dopo che i negoziati di Islamabad tra la delegazione USA guidata da JD Vance e quella iraniana si sono conclusi senza accordo nel weekend.
Le conseguenze sono arrivate sui mercati prima ancora che il blocco diventasse operativo: il petrolio WTI ha segnato un rialzo dell’8,11% a 104,4 dollari al barile, il Brent si è attestato a 101,83 dollari, e Piazza Affari ha aperto in calo dell’1% a 47.165 punti. Per chi fa benzina oggi, per chi riceve la bolletta del gas a fine mese, il nome di quello stretto di 54 chilometri nel Golfo Persico comincia ad avere un suono familiare.
Cosa è successo e perché conta
Lo stop ai negoziati di Islamabad tra USA e Iran ha fatto riesplodere la tensione. Trump ha specificato che gli Stati Uniti bloccheranno le navi “in entrata o in uscita” dai porti iraniani a partire dalle 16 di oggi, ora italiana. La ragione dichiarata è l’opposizione all’«estorsione» delle autorità di Teheran, che nelle ultime settimane avevano imposto un pedaggio di fatto sulle petroliere in transito.
Teheran ha risposto con tono di sfida. Il presidente del parlamento iraniano Ghalibaf ha pubblicato un messaggio sarcastico: “Godetevi i prezzi attuali. Presto gli Usa rimpiangeranno i 4-5 dollari al gallone”. Una provocazione che i mercati hanno letto con attenzione, perché il presupposto – prezzi destinati a salire ancora – non è privo di basi.
Lo Stretto di Hormuz è una via determinante per il commercio del 20% del petrolio mondiale. Il braccio di mare è paralizzato da settimane, causando una risalita del greggio. I numeri di questa mattina confermano la traiettoria: il WTI mette a segno un rialzo dell’8,11% a 104,4 dollari al barile e il Brent si attesta a 101,83 dollari. Balzo per il gas naturale sulla piazza TTF di Amsterdam: i contratti future sul mese di maggio segnano un rialzo del 9% a 47,6 euro al megawattora.
Piazza Affari: chi sale, chi affonda
Il FTSE MIB cede l’1% circa a 47.165 punti. Vanno bene Eni (+1,7%), Leonardo (+1,1%), Saipem (+1,1%), Tenaris (+0,75%). In calo Brunello Cucinelli (-2,8%), Stellantis, Unicredit e Mediobanca (-2% circa). Lo spread BTP-Bund sale a 80 punti. La lettura del listino è istruttiva. I titoli dell’energia — Eni, Saipem, Tenaris — guadagnano perché i produttori e i fornitori di servizi petroliferi traggono vantaggio diretto dall’aumento delle quotazioni del greggio. Il lusso e l’automotive perdono perché un’inflazione energetica prolungata comprime i consumi discrezionali e pesa sui margini industriali. È la grammatica di ogni crisi energetica: redistribuisce e non distrugge in modo uniforme.
L’allarme più netto per l’Italia arriva da Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, che sposta il baricentro del dibattito: non è solo una questione di prezzi, ma di sicurezza degli approvvigionamenti, di volumi e di capacità industriale europea. Il manager chiede di sospendere il bando dal 2027 sul gas naturale liquefatto russo e di rivedere temporaneamente l’ETS che grava sull’industria pesante. Una posizione che rimette sul tavolo il nodo dell’autonomia energetica europea, questione irrisolta da prima della guerra in Ucraina.
Quanto durerà e dove possono arrivare i prezzi
Gli acquisti sul petrolio già in transito hanno raggiunto quotazioni senza precedenti, superiori a 140 dollari al barile, secondo Bloomberg. Alcune raffinerie asiatiche, parlando a condizione di anonimato, hanno dichiarato di non essere più concentrate sul prezzo e di cercare semplicemente di assicurarsi barili di greggio ovunque possibile per garantire la sicurezza energetica.
Karen Young, ricercatrice senior presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University, ha spiegato alla CNN il problema strutturale: “Se abbiamo un blocco navale, rimane il problema della carenza di circa 7 milioni di barili di greggio sul mercato, di cui 4 milioni di barili di prodotti raffinati che non riescono a essere esportati. A questo problema aggiungiamo i barili iraniani che non arriveranno sul mercato. Potrebbe passare molto tempo prima che i prezzi del petrolio scendano, anche dopo la fine della guerra: le cifre non caleranno finché lo Stretto non sarà riaperto e gli impianti petroliferi danneggiati non saranno riparati”. Se il conflitto dovesse protrarsi tra le otto e le dodici settimane, sarebbero l’Asia e l’Europa le aree maggiormente esposte all’aumento dei prezzi dell’energia. Trump stesso ha dichiarato che i prezzi del gas e del petrolio rischiano di restare alti fino alle elezioni di Midterm americane.
Trita Parsi, vice presidente del Quincy Institute for Responsible Statecraft, ha evocato uno scenario peggiore: si rischia un effetto domino che “renderebbe più probabile la chiusura del Mar Rosso da parte degli Houthi. Sottraendo al mercato un ulteriore 12% del flusso di petrolio. Ci troveremmo di fronte a un prezzo intorno ai 200 dollari al barile”.
L’impatto sulla Sicilia
C’è un momento, in ogni crisi geopolitica che incrocia l’energia, in cui la mappa smette di essere un’astrazione. Hormuz non è nel Mediterraneo. Dista da Palermo quanto dista da Berlino, da Parigi, da Stoccolma. Eppure la Sicilia – isola al centro del mare, con la base di Sigonella che già conta nella partita strategica americana in Medio Oriente, con traghetti e aerei già colpiti dai rincari del carburante – è esposta come ogni altra regione d’Europa, forse di più, per la sua dipendenza strutturale dai trasporti e per l’assenza di alternative energetiche locali consolidate.
I prezzi al consumo negli USA sono aumentati del 3,3% a marzo rispetto all’anno precedente e quelli del petrolio sono schizzati oltre i 100 dollari al barile, mentre quelli della benzina sono saliti oltre i 4 dollari al gallone. In Italia i meccanismi di trasmissione sono diversi, ma la direzione è la stessa.
Il blocco è previsto per le 16. I mercati restano aperti fino alla sera. Quello che succederà nelle prossime ore sui future del greggio dirà molto su quanto questo round durerà e quanto costerà.






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