Hanno agito in tre, arrivando nella borgata marinara di Sferracavallo a bordo di una Fiat Panda di colore rosso che, dopo la raffica esplosa con un kalashnikov, hanno abbandonato allo Zen. Gli agenti di polizia hanno ritrovato in via Leonardo Pisano il mezzo utilizzato dal gruppo armato che, nella notte tra il 24 e il 25 aprile, ha aperto il fuoco contro il ristorante “Al brigantino” di via Torretta, distruggendo la vetrina e il prospetto dell’attività proprio mentre il locale si preparava ad accogliere quasi duecento persone per il pranzo della Liberazione.
Per tutta la giornata gli investigatori hanno analizzato la scena del crimine, eseguendo i rilievi balistici e acquisendo le immagini delle telecamere installate nella zona. Diversi impianti di videosorveglianza hanno ripreso elementi utili per ricostruire la dinamica, chiarendo che dal veicolo sarebbe scesa soltanto una persona con il volto parzialmente coperto. Imbracciando il fucile d’assalto, l’uomo ha scaricato una trentina di colpi contro la struttura prima di risalire a bordo.
Secondo le prime ricostruzioni, nel mezzo sarebbero rimasti altri due complici, uno alla guida e l’altro seduto nella parte posteriore. Dopo l’attacco, i tre sono fuggiti facendo inversione di marcia e dirigendosi verso il quartiere Zen, dove qualche ora dopo gli agenti del commissariato San Lorenzo hanno individuato l’auto. Il veicolo è stato affidato al personale della Scientifica per repertare eventuali impronte digitali o tracce biologiche che possano condurre all’identità dei responsabili.
Nonostante l’accaduto, il titolare del ristorante, Andrea Testaverde, ha scelto di non piegarsi all’intimidazione comunicando sui social che l’attività sarebbe rimasta regolarmente aperta per il servizio. Nel post pubblicato, il ristoratore ha condannato fermamente il gesto definendolo gravissimo e sottolineando la volontà di non indietreggiare, ringraziando al contempo la clientela per il supporto ricevuto.
L’episodio non sembra essere isolato, poiché il ristorante era già finito nel mirino a novembre. In quell’occasione, a Isola delle Femmine, furono incendiate undici barche in un rimessaggio e diverse bottiglie con benzina vennero lasciate davanti ad attività commerciali di via Torretta. Sebbene il locale colpito ieri non fosse tra i destinatari delle bottiglie incendiaria, il suo nome compariva in un biglietto rinvenuto successivamente con la richiesta esplicita di cinquemila euro.
Su questa scia di intimidazioni, verosimilmente riconducibili alle dinamiche estorsive delle famiglie mafiose della zona, indagano polizia e carabinieri sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. L’inchiesta mira a far luce anche su altre recenti sparatorie avvenute contro una rimessa di via Sferracavallo e contro una sede di Sicily by car, l’azienda di autonoleggio guidata da Tommaso Dragotto.






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