Ieri, 25 aprile, festa della liberazione, la notizia si è diffusa attorno all’ora di pranzo: Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e Serie B, ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Milano. L’accusa è concorso in frode sportiva. Tre i capi di imputazione, tutti relativi alla stagione calcistica 2024-25. Entro poche ore, Rocchi si è autosospeso dal ruolo che ricopriva all’AIA. Il 30 aprile dovrà comparire davanti ai magistrati milanesi, guidati dal pm Maurizio Ascione.

Tre episodi, tre accuse distinte

L’inchiesta muove da tre episodi specifici. Il primo riguarda la designazione dell’arbitro Andrea Colombo per il match Bologna-Inter del 20 aprile 2025, partita poi vinta dagli emiliani con un gol di Orsolini nei minuti di recupero. Secondo i pm milanesi, Colombo sarebbe stato scelto in quanto ritenuto arbitro gradito all’Inter.

Il secondo caso ha al centro il derby di Coppa Italia. Per la semifinale di ritorno tra Milan e Inter, Rocchi avrebbe orientato la scelta verso Davide Doveri con uno scopo preciso: tenerlo lontano dalle partite successive dell’Inter, evitando la designazione di un arbitro ritenuto sgradito al club nerazzurro. Anche qui il risultato ha poi tradito l’ipotetica logica del favore: l’Inter ha perso la semifinale per tre a zero.

Il terzo episodio è diverso per natura e, forse, più grave sul piano procedurale. Durante Udinese-Parma del marzo 2025, Rocchi avrebbe violato il protocollo VAR, che garantisce alla sala di Lissone totale autonomia rispetto all’esterno. Stando all’accusa, avrebbe indotto l’arbitro Fabio Maresca a effettuare un On Field Review che ha portato all’assegnazione di un rigore a favore dell’Udinese. Insieme a Rocchi, è indagato per lo stesso reato anche Andrea Gervasoni, supervisore VAR nella CAN di Serie A e B, ma per la partita Salernitana – Modena di Serie B, dell’8 marzo 2025.

Il video, la lettera, l’archiviazione: un anno perso

Quello che rende la vicenda più pesante della sola indagine penale è ciò che è accaduto prima. Secondo quanto ricostruito da più fonti giornalistiche, la denuncia sulle presunte pressioni nella sala VAR di Lissone risale a circa un anno fa. A farla fu Domenico Rocca, ex assistente arbitrale, con una lettera indirizzata all’AIA in cui descriveva interferenze del designatore e della sua commissione sui VAR al lavoro durante le partite.

L’AIA di allora, guidata dal presidente Antonio Zappi (oggi inibito per altra vicenda), trasmise subito gli atti alla Procura federale della FIGC. La risposta fu un’archiviazione. Il caso sembrava chiuso.

A riaprirlo, inaspettatamente, è stata la Procura ordinaria di Milano, che ha avviato un’indagine più ampia sull’intera filiera del calcio italiano. Al centro di questa inchiesta è finito anche un video: le immagini mostrano gli arbitri Paterna e Sozza al lavoro nella sala VAR durante Udinese-Parma, con Paterna che si volta di scatto come se richiamato da qualcuno, e si legge dal suo labiale la domanda “È rigore?”, nel momento in cui il fallo di mano era ancora in discussione.

Ora quella stessa archiviazione è finita nel mirino. Il capo della Procura generale dello Sport, Ugo Taucer, ha chiesto a Giuseppe Chiné, responsabile della Procura della Federcalcio, una relazione immediata sulla gestione della vicenda. La Procura federale, dal canto suo, ha chiesto stamattina gli atti al pm milanese prima ancora della sollecitazione del CONI. Fonti FIGC precisano che l’archiviazione riguardava esclusivamente l’episodio Udinese-Parma e avvenne con il consenso della Procura CONI. Gli altri due capi di imputazione, quelli sulle designazioni nelle gare dell’Inter, non avrebbero mai raggiunto il fascicolo federale.

La posizione di Rocchi e la difesa

Rocchi ha dichiarato all’ANSA di ritenersi certo della propria correttezza: “Sono sicuro di aver agito sempre correttamente e ho piena fiducia nella magistratura”. Attraverso il suo legale, l’avvocato fiorentino Antonio D’Avirro, ha fatto sapere di contestare formalmente tutti i capi di imputazione: “Conosco il signor Rocchi da anni, è una persona seria e corretta. Devo studiare le carte, ma posso dire che il mio assistito contesta quel che gli viene addebitato nell’invito a comparire”.

La decisione di autosospendersi è arrivata in serata, comunicata all’AIA tramite il vicepresidente vicario Francesco Massini. Anche Andrea Gervasoni si è autosospeso, e l’AIA ha annunciato la convocazione immediata del Comitato Nazionale per assumere i provvedimenti conseguenti.

Il nodo Inter: i risultati che contraddicono le accuse

Due dei tre capi di imputazione chiamano in causa l’Inter direttamente, il club attualmente in testa alla Serie A a quattro giornate dalla fine del campionato. Il club di via della Liberazione ha scelto il silenzio: nessun comunicato ufficiale, nessun tesserato risulta indagato. Ma nell’ambiente interista circola già una considerazione: in entrambe le partite finite nel mirino della Procura, l’Inter ha perso. Sia in Bologna-Inter che nella semifinale di Coppa Italia contro il Milan, il club che avrebbe dovuto beneficiare dei presunti favori è uscito sconfitto.

C’è un’altra anomalia. Doveri, designato per la semifinale di ritorno di Coppa Italia (Inter-Milan) secondo l’accusa per non essere poi assegnato a gare decisive dell’Inter, ha invece diretto tre giorni dopo la partita Parma-Inter di campionato. Sono elementi che la difesa potrà verosimilmente utilizzare il 30 aprile davanti ai pm.

Il governo e il rischio commissariamento

Il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha preso posizione su X con toni netti, evocando la possibilità di conseguenze formali nel caso di responsabilità accertate. Secondo Abodi, “l’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico”.

L’inchiesta della Procura di Milano, condotta dal pm Ascione sotto la direzione del procuratore capo Marcello Viola, era partita da un esposto presentato nell’estate del 2025. Il 30 aprile, con l’audizione di Rocchi, si aprirà il capitolo più atteso. Ma il sistema che ha lasciato incubate le accuse per un anno intero è già un problema autonomo, indipendente dall’esito dell’indagine penale.