Tutto comincia con quattro pagine scritte nel maggio del 2025. Le firma Domenico Rocca, ex assistente arbitrale, e le indirizza alla Commissione arbitri nazionale dell’AIA. Nel testo, Rocca cita una serie di episodi che a suo giudizio configurano violazioni dei principi di lealtà e correttezza nelle designazioni arbitrali, annunciando che avrebbe portato la questione davanti alle autorità federali e, se necessario, a quelle ordinarie. Quella lettera, passata per la giustizia sportiva senza produrre alcun risultato formale, è oggi il documento da cui prende avvio l’inchiesta della Procura di Milano che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati del designatore arbitrale Gianluca Rocchi e del supervisore VAR Andrea Gervasoni.

Tra la denuncia e l’indagine penale, c’è però una catena di passaggi istituzionali che vale la pena ricostruire con precisione, perché è quella catena a spiegare perché la vicenda sia esplosa solo adesso, quasi un anno dopo.

Cosa c’era nella lettera di Rocca

Nell’esposto – citato dalla ricostruzione dell’agenzia AGI – Rocca sollevava più questioni. Una riguardava un episodio specifico durante Inter-Roma del 27 aprile 2025: in quella partita, a suo dire, il supervisore VAR di giornata Andrea Gervasoni non avrebbe sollecitato la revisione per un fallo di mano in area su Bisseck che avrebbe potuto valere un rigore all’Inter. Secondo la lettura di Rocca, quella mancata decisione aveva avuto un peso nel finale di campionato, vinto dal Napoli con un punto di vantaggio sull’Inter.

Ma l’episodio citato nell’esposto poi archiviato dalla giustizia sportiva – e che avrebbe innescato l’inchiesta penale – è un altro: le presunte “bussate” del designatore Rocchi per orientare le decisioni degli addetti alla sala VAR di Lissone durante Udinese-Parma del 1° marzo 2025. Rocca scriveva nella lettera di voler denunciare i fatti “alle competenti autorità ordinarie per valutare eventuali profili civilmente e penalmente rilevanti”. Lo ha poi fatto. E la Procura di Milano lo ha ascoltato.

Il 23 luglio in caserma: quando la magistratura ordinaria si muove

La data che segna il vero inizio dell’inchiesta penale è il 23 luglio 2025. Quel giorno, secondo quanto ricostruito da AGI, Rocca viene convocato come persona informata sui fatti dal pm Maurizio Ascione. L’audizione si svolge in una caserma della Guardia di Finanza e dura circa due ore. Rocca ripercorre il contenuto dell’esposto: le presunte interferenze di Rocchi sulla sala VAR, i casi arbitrali che a suo giudizio presentavano anomalie, la dinamica delle designazioni.

Solo sei giorni dopo, il 29 luglio, la FIGC diffonde una nota ufficiale: “Si comunica che le indagini relative al procedimento in oggetto sono concluse e che, allo stato, non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare”. Il procedimento sportivo viene archiviato.

La sequenza temporale è significativa: mentre la Procura federale chiude, quella ordinaria ha già aperto. Rocca viene sentito dai pm milanesi prima ancora che la FIGC comunichi pubblicamente l’archiviazione. E quando quella comunicazione arriva, Rocca non riceve né il verbale delle proprie dichiarazioni né alcuna motivazione scritta dell’archiviazione.

La difesa di Chinè: cosa dice (e cosa non dice) la nota della Procura federale

Con la notizia dell’indagine penale già circolante e il nome di Rocchi sulle prime pagine di tutti i giornali sportivi, il procuratore federale Giuseppe Chinè ha diffuso una nota per chiarire l’operato del suo ufficio. Il testo merita attenzione per quello che afferma e per quello che non afferma.

Chinè precisa di aver ricevuto, il 21 maggio 2025, “esclusivamente l’esposto firmato dall’assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma”. L’indagine sportiva, a suo dire, è stata aperta immediatamente, con l’audizione di tutti i soggetti coinvolti. L’esito: nessuna condotta di rilievo disciplinare a carico di alcun tesserato AIA. La proposta di archiviazione è stata avanzata alla Procura Generale dello Sport presso il CONI e da questa condivisa.

Quello che la nota non chiarisce è il motivo per cui Rocca non abbia ricevuto il verbale delle sue dichiarazioni né la motivazione dell’archiviazione, come invece documentato nella ricostruzione di AGI. Su questo punto specifico, Chinè non offre spiegazioni.

Sul versante penale, la nota conferma che Chinè è “già in contatto con gli Organi inquirenti titolari del procedimento penale” e ha chiesto formalmente, nella giornata di giovedì 25 aprile, gli atti dell’indagine “ove ostensibili”, per valutare se riaprire il procedimento sportivo in presenza di elementi nuovi e decisivi.

Il nodo dell’archiviazione: chi ha sentito, cosa ha trovato

Dalla nota di Chinè emerge un dettaglio importante: la Procura federale afferma di aver sentito “tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall’esponente” e di aver ricevuto testimonianze dalle persone “presenti nella palazzina di Lissone”. Le audizioni, a suo dire, non hanno prodotto elementi disciplinarmente rilevanti.

La questione è che l’inchiesta della Procura di Milano si muove su un perimetro più ampio rispetto al solo episodio Udinese-Parma. Stando all’invito a comparire ricevuto da Rocchi, i capi di imputazione riguardano anche due partite dell’Inter, le designazioni arbitrali di Bologna-Inter e della semifinale di Coppa Italia Milan-Inter (entrambe terminate con la sconfitta dei nerazzurri). Questi episodi, secondo fonti FIGC citate da Sky Sport, non sarebbero mai stati inclusi nel fascicolo della Procura federale perché non facevano parte dell’esposto originario di Rocca che arrivò alla giustizia sportiva.

Il disallineamento tra i due livelli di indagine, sportivo e penale, riflette dunque anche una differenza nell’oggetto dell’indagine: la FIGC ha valutato solo ciò che Rocca le ha formalmente segnalato; la Procura di Milano ha costruito un’inchiesta più ampia, partendo da quell’esposto come punto di innesco ma allargando il perimetro nel corso dei mesi successivi.

Giovedì 30 aprile: il prossimo capitolo

Il 30 aprile Rocchi sarà ascoltato dai pm milanesi. Sarà il primo momento in cui il designatore autosospeso potrà fornire la propria versione agli inquirenti penali. Nel frattempo, la Procura federale attende gli atti da Milano per decidere se riaprire il procedimento sportivo.

Domenico Rocca, da parte sua, aveva già anticipato questo esito quando era comparso davanti alla Procura federale: aveva fatto presente ai suoi interlocutori che, qualunque fosse stato l’esito del procedimento sportivo, avrebbe comunque percorso la strada della giustizia ordinaria. Così è stato. La lettera di maggio 2025 ha impiegato quasi un anno per produrre le sue conseguenze istituzionali. Ma le ha prodotte.