Giovanni Pizzo

Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio

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Il numero 3 è il numero perfetto, quello della Trinità dei cristiani, della Trimurti induista, il Triplice Gioiello Buddhista. Il 3 rappresenta il smbolo dell’equilibrio. Un siciliano famosissimo, Archimede da Siracusa, scoprì il 3,14, il cosiddetto pi greco, il rapporto tra la circonferenza ed il suo diametro. Ma è proprio il 14 dopo la virgola che mette in crisi il governo italiano. L’equilibrio del rapporto tra deficit e Pil non deve superare per le norme UE il numero 3 ed i conti italiani lo hanno fatto, per cui non usciamo, con tutte le restrizioni, dalla procedura d’infrazione. Tutto questo per soli 600 mln, per non avere vigilato abbastanza sulle spese, uno smacco per il quasi imperturbabile Giorgetti, l’unico non sorpreso o affranto del governo. Gli altri volevano già cantare vittoria, avevano sognato di superare l’asticella stando sotto al 3, magari un bel 2,9 come predisse infaustamente Tommaso Foti qualche giorno fa in televisione, ma invece nulla. Ci sono stati 9,6 mld di spese non perfettamente vigilate sul superbonus. Per soli 600 mln siamo fuori, come per i mondiali di calcio, bastava poco pochissimo, un hotspot in Albania in meno, oppure un F35 americano, le cui spese sono triplicate. Giorgetti non impreca e non alza la voce, sa bene quali sono i veri problemi. I veri problemi non vengono dalle spese eccessive, anzi il rigore è stato la sua cifra al Tesoro, nonostante questo non faccia piacere a Salvini ed al resto della maggioranza. Il vulnus italiano è la crescita, poca, pochissima e tendente ad ulteriori ribassi. La crescita allo 0,6 è la metà della crescita media europea. La Germania, che era in segno negativo, in recessione, è riuscita a rialzarsi con coraggiosi investimenti, noi galleggiamo senza una visione industriale. Questo è il nostro vero limite, come dice l’Economist siamo una grande nazione con una piccola economia. Soprattutto non usciamo da alcune crisi, quella dell’Ilva su tutte, ma anche sull’energia alternativa abbiamo fatto poco o nulla, tra cui il fallimento della piano Mattei e la pessima gestione Di Foggia, poi allontanata, a Terna. Abbiamo ricevuto più di tutti i paesi sul PNRR ma non abbiamo spinto abbastanza, con tante opere, ferroviarie in primis, al palo. E cosa succederà quando il bazooka europeo non ci sarà più e il vento di Hormuz diventerà veramente pesante? Non si capisce quale sia la politica del governo sulla competitività, sul costo del lavoro, sulla spinta della domanda interna, visto i dazi e le sanzioni che penalizzano. Come fa a crescere la domanda interna se il potere di acquisto scende ed i salari sono tra i più bassi tra i principali paesi europei.  L’unico gruppo che riesce a fare mega profitti è l’Eni di De Scalzi, che però li fa anche sulla pelle degli automobilisti italiani. De Scalzi dice che se vogliamo le pompe di calore ed il gas dobbiamo tornare a fornirci dai russi, perché se continuiamo a comprare dagli americani perdiamo soldi, praticamente la scoperta dell’acqua calda. Le grandi company di Stato sono le uniche aziende dimensionali italiane, e rappresentano da sole una parte considerevole del PIL nazionale, Eni, Enel, Terna, Ferrovie, Leonardo, Poste, Fincantieri, sono colossi nazionali, hanno grandi competenze ma non hanno sufficiente competitività internazionale, progetti di grandissimo respiro ed investimento che possano trainare il paese, oltre la Nutella. Non di solo pane e nutella vive l’economia, l’economia oggi prospera di digitale, di AI, di giganti globali, e noi,  a parte il napoletano Aponte, che però ha sede in Svizzera, non abbiamo aziende di questa forza, che sono le uniche che possano alzare la crescita del PIL con una visione industriale. Il resto del comparto è fatto da una galassia di medie/micro aziende, flessibilissime per carità, ma capaci di prendere il vento quando c’è, quando l’economia spinge, ma quando il vento bisogna crearlo non hanno le forze.

Pertanto il limite vero del governo Meloni, su cui sarà giudicata l’azione del governo, al di là di slogan, reimigrazioni, sicurezza cangiante, riforme non pervenute, sarà la scarsa crescita rispetto non al mondo globale, ma ai nostri alleati europei come la Spagna del rivale Sanchez.

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