Da quest’anno la TARI cambia in modo strutturale e per la Sicilia le implicazioni sono più dirette che altrove. La scadenza per l’approvazione delle tariffe da parte dei Comuni slitta definitivamente dal 30 aprile al 31 luglio, per effetto dell’emendamento 120.57 alla Legge di Bilancio 2026: non una proroga temporanea, ma una revisione permanente che resterà in vigore anche negli anni successivi.

Inoltre, entra in vigore il nuovo metodo di calcolo MTR-3 definito da ARERA, che prevede aumenti potenziali fino al 9%. E Catania – che già nel 2025 guidava la classifica nazionale dei capoluoghi più cari con 602 euro annui – ha già comunicato la proroga del pagamento dell’acconto.

Cosa cambia con lo slittamento al 31 luglio

Molti avvisi di pagamento arriveranno più tardi del solito o conterranno acconti basati sulle tariffe 2025, sensibilmente più bassi rispetto al saldo finale di dicembre. Il meccanismo è questo: il Comune calcola l’acconto sulla base delle tariffe vecchie, poi a fine anno aggiusta il tiro con il saldo definitivo. Per chi ha già difficoltà a gestire i pagamenti, un conguaglio consistente nell’ultima parte dell’anno può essere un problema reale.

La normativa nazionale stabilisce comunque che la TARI debba essere interamente versata entro il 31 dicembre. L’obbligo di almeno due rate annuali resta invariato, con l’ultima rata fissata dopo il 30 novembre o dopo l’approvazione delle tariffe.

Il caso Catania è già concreto. Il Comune etneo ha comunicato il 20 aprile che la scadenza per il pagamento dell’acconto TARI 2026 verrà prorogata per consentire l’emissione del bonus ARERA agli aventi diritto, con la nuova data che sarà comunicata attraverso i canali istituzionali. Una decisione che da un lato tutela i cittadini che hanno diritto allo sconto, dall’altro sposta il peso economico più avanti nel calendario.

Il nuovo metodo MTR-3: come cambia il calcolo

Con il 2026 entra in vigore il Metodo Tariffario Rifiuti di terza generazione (MTR-3), definito da ARERA e valido per il quadriennio 2026-2029. Il costo standard nazionale di riferimento è fissato a 130,45 euro per tonnellata di rifiuti gestiti: se i costi dichiarati da un Comune superano significativamente questo parametro, l’amministrazione è tenuta a giustificare lo scostamento.

L’aumento massimo consentito è del 9% annuo rispetto all’anno precedente, derivante dalla somma di tre componenti: inflazione programmata (fino al 2%), recupero di produttività (0,1%) e coefficiente di potenziamento Ka (fino al 7%). Quest’ultimo finanzia investimenti nel servizio e miglioramenti della qualità. In teoria, un Comune efficiente con costi in linea con il benchmark nazionale non vedrà aumenti automatici. In pratica, i Comuni con gestioni storicamente inefficienti –  o con impianti di trattamento carenti –  hanno margini di crescita tariffaria più ampi.

La Sicilia rientra in pieno in questa seconda categoria. Il Sud sconta la scarsità di impianti, in particolare per il trattamento della frazione organica, con conseguenti trasporti lunghi e costi maggiori. L

La Sicilia: tariffe già alte, differenziata ancora indietro

I dati del 2025 fotografano un’isola divisa in due. Il costo medio della TARI in Sicilia per il 2025 si attesta a 402 euro, con un incremento medio del 3,1% rispetto ai 390 euro del 2024.

Le differenze tra le province sono notevoli. Catania guida con 602 euro e Trapani segue con 463 euro; all’altro estremo, Enna con 278 euro e Messina con 331 euro mantengono livelli più contenuti. Palermo ha registrato nel 2025 un aumento del 7,8% che porta la spesa media a 361 euro, nonostante la raccolta differenziata sia ferma al 16,9%, una delle percentuali più basse d’Italia.

Il nodo della differenziata è strutturale. La media regionale di raccolta differenziata si attesta al 55,2%, contro il 66,6% della media nazionale. Ragusa e Agrigento superano il 70% e si confermano tra le realtà più virtuose dell’Isola, mentre Palermo e Catania si fermano rispettivamente al 16,9% e al 34,7%.

Con il MTR-3, chi produce più rifiuti indifferenziati tende a pagare di più. Chi differenzia meglio vede ridotti i costi di smaltimento. Per Palermo e Catania, che combinano alte tariffe e bassa differenziata, il nuovo sistema non sembra promettere nulla di positivo sul fronte dei conti.

Il bonus TARI: chi ha diritto allo sconto del 25%

Il bonus sociale rifiuti è operativo dal 1° gennaio 2026 e prevede una riduzione del 25% sull’importo dovuto, applicata in modo automatico senza necessità di presentare domanda. Il meccanismo ricalca quello già in uso per i bonus energia: basta aver presentato la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per l’ISEE. I requisiti sono un ISEE fino a 9.796 euro per famiglie con al massimo tre figli, oppure fino a 20.000 euro per nuclei con almeno quattro figli.

L’INPS trasmette i dati ai gestori del servizio, che applicano direttamente lo sconto in bolletta. Il bonus vale per l’intera annualità: chi ha i requisiti e ha già presentato l’ISEE non deve fare niente. Chi non ha ancora presentato la DSU conviene farlo prima possibile, visto che lo sconto si applica a partire dalla data di comunicazione.

Come calcolare la tua TARI

La struttura di base resta quella degli anni precedenti: una quota fissa, proporzionale alla superficie dell’immobile, e una quota variabile, determinata dal numero di componenti del nucleo familiare. A queste due componenti si aggiunge il TEFA, il Tributo per l’Esercizio delle Funzioni Ambientali, una percentuale generalmente pari al 5% destinata alla Provincia o alla Città Metropolitana.

Per sapere le scadenze esatte del proprio Comune il riferimento è sempre il sito dell’ente locale o del gestore del servizio rifiuti. L’obbligo di pagamento non dipende dalla ricezione del bollettino: anche senza avviso, le scadenze restano vincolanti.