Ricordati oggi pomeriggio, con una celebrazione eucaristica nella Chiesa della Collegiata di Monreale, Salvatore Turdo, Massimo Pirozzo e Andrea Miceli, uccisi un anno fa a colpi di pistola da un gruppo di giovani dello Zen.

A presiedere la liturgia l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, su invito del pastore di Monreale, Gualtiero Isacchi. Morti “terribili, agghiaccianti” che “appartengono a una assurdità, a una bruttezza innominabile. L’inspiegabile della loro fine – ha detto Lorefice nella sua omelia – lo scandalo del loro assassinio, è ancora nei nostri occhi e nei nostri cuori, come se non fosse passato un anno. Come se tutto fosse successo ieri.

Noi patiamo nel nostro corpo, nel corpo della nostra comunità, della nostra città, il dolore di quel che è avvenuto. E la nostra terra – la terra di Monreale, la terra di Palermo, – è inchiodata allo strazio della morte e all’infinito dolore delle famiglie di Massimo, Andrea e Salvo – e anche a quelle di Paolo Taormina e di Sara Campanella – alla ferita mortale degli uccisi e degli uccisori”. E’ così “se alzo lo sguardo sul mondo, che è la nostra ‘Casa comune’. Vedo guerre che perpetuano l’antico inesauribile ciclo di violenza e di morte.

E’ così se alzo lo sguardo sul nostro Paese, dove si ripete ogni giorno il male inesprimibile di tante morti, di donne, uomini e bambini senza volto e senza nome inghiottiti dal mare della nostra indifferenza, prima che dal Mediterraneo. Il nostro Paese dove la vita e il diritto dei più deboli vengono ignorati e calpestati”.

E’ così, ha continuato don Corrado, “se guardo alla nostra Sicilia, al tarlo che la rode: della mafia che opprime; della violenza che dilaga e sconvolge; della droga che annichila, semina disperazione e uccide; della dignità umana conculcata e del lavoro negato”.

Oggi, “purtroppo, lo sappiamo, i mercenari proliferano. Si camuffano nei posti piu’ impensati, si insinuano anche nelle Istituzioni, hanno il volto dei grandi del mondo, penetrano finanche nella Chiesa, circuiscono e ingannano i nostri giovani, deludono le loro speranze e i loro sogni, con un insegnamento falso”. Da qui l’invito, soprattutto ai giovani: “Mai dalla parte della violenza e della morte. Mai dalla parte del peccato, ma della misericordia e dell’amore”.