“Non si vende casa nostra”. Enzo Vinciullo, commissario provinciale del MPA-Grande Sicilia di Siracusa, entra a gamba tesa nel dibattito sulla privatizzazione della SAC — la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso — e lancia un doppio appello: al presidente del Libero Consorzio perché blocchi la cessione, e ai sindaci della provincia perché si facciano avanti nell’acquisto delle quote pubbliche, se mai dovesse aprirsi quella strada.

La privatizzazione della Sac

La posizione di Vinciullo è netta. Il Ministero delle Infrastrutture ha dato il via libera alla procedura di selezione per la cessione del pacchetto azionario di maggioranza della SAC, e tra i potenziali acquirenti figurerebbe ADQ, il fondo sovrano dell’Emirato di Dubai. Per Vinciullo, il tema non si riduce a una transazione finanziaria: “Le quote devono rimanere pubbliche. Saremo noi a venderle, alle nostre condizioni — e oggi quelle condizioni non ci sono”. Sul tavolo, denuncia, non ci sono informazioni chiare: “Non sappiamo le condizioni di vendita, non sappiamo chi è il compratore”.

L’appello a Giansiracusa ed ai sindaci

Il primo appello è indirizzato a Michelangelo Giansiracusa, presidente del Libero Consorzio Comunale, che detiene il 12,13% del capitale SAC. Vinciullo gli chiede di opporsi alla vendita, di non cedere la quota in questa fase.

Il secondo appello si rivolge ai ventuno sindaci della provincia: qualora Giansiracusa dovesse invece aprire alla cessione, Vinciullo propone che siano i comuni a rilevare le quote. Ne individua due di pertinenza siracusana: quella del Libero Consorzio Comunale, pari al 12,13% del capitale SAC, e la quota siracusana incorporata nella Camera di Commercio del Sud-Est Sicilia — l’ente che raggruppa Catania, Siracusa e Ragusa e che da solo controlla il 60,64% della società, con una componente siracusana che vale un ulteriore 12,5%. “Mettiamo le risorse”, dice Vinciullo. La condizione per cedere, semmai, sarebbe una sola: attendere che i collegamenti con l’aeroporto di Catania siano completati, “in modo da legare lo scalo al territorio”.

“Non è un fatto di nomi nel Cda”

Sul nodo della rappresentanza in CdA, Vinciullo adotta una posizione controcorrente rispetto ad altre voci del territorio. Non è quello il punto, sostiene: “Quando ci sono state figure apicali siracusane nel board, non ci sono stati benefici in termini occupazionali né sono state coinvolte nostre imprese, quasi sempre catanesi”. Una critica implicita all’idea che un seggio garantisca automaticamente tutela degli interessi locali.

L’affondo di Gianni

Vinciullo si inserisce così in un dibattito che a Siracusa si è fatto improvvisamente più acceso. Solo ieri il sindaco di Priolo Gargallo, Giuseppe Gianni, aveva alzato la voce con una lettera aperta indirizzata agli stessi destinatari — Giansiracusa, i sindaci, i parlamentari, il presidente della Regione Schifani — denunciando “un furto con destrezza” e invocando verifiche sulla normativa Golden Power per l’eventuale ingresso del fondo emiratino in un’infrastruttura strategica nazionale.

L’impasse del Centrodestra

Che le due voci provengano da sponde politiche diverse non è un dettaglio: Gianni è figura del centrodestra, Vinciullo guida la federazione provinciale del MPA, il movimento fondato da Raffaele Lombardo. Il fatto che convergano, sia pure con accenti distinti, sulla necessità di difendere la posizione siracusana nella partita SAC, restituisce la misura di quanto la questione attraversi trasversalmente il quadro politico locale, a sua volta inserito in un centrodestra siciliano che, nei mesi recenti, ha mostrato più di una tensione interna sulle grandi partite infrastrutturali e industriali dell’isola.

Gli interessi

La posta in gioco è alta. La privatizzazione della SAC apre scenari opposti per il territorio: nel migliore, l’ingresso di un grande fondo internazionale porta capitali e know-how, proiettando lo scalo etneo come hub del Mediterraneo con ricadute sull’intera area vasta. Nel peggiore, un azionista privato estero risponde a logiche di rendimento, orienta rotte e investimenti sui bacini più redditizi, e una provincia senza rappresentanza né voce negoziale rischia l’irrilevanza per i prossimi venticinque anni. Siracusa, ricorda Gianni, è la provincia con la maggiore crescita del PIL in Italia, +44,7%. Troppo per restare fuori dalla partita in silenzio.