Le indagini lampo della squadra mobile di Palermo, sotto la guida del dirigente Antonio Sfameni, hanno portato in carcere i tre presunti responsabili della sparatoria avvenuta giovedì pomeriggio nel quartiere Montepellegrino. I proiettili, esplosi tra la folla, avevano come obiettivo il trentatreenne Danilo D’Ignoti, ma hanno colpito accidentalmente anche una donna che era appena uscita da una macelleria della zona.

I fermati per il tentato omicidio di giovedì scorso a Palermo sono Giovanni e Salvatore Gioè e Rosario Sposito. Secondo la ricostruzione della polizia, che ha visionato le immagini delle videocamere di sorveglianza della zona, Sposito e Giovanni Gioè sono arrivati in via Montalbo, luogo dell’aggressione, in moto, e hanno individuato in strada la vittima, Danilo D’Ignoti insieme a un amico. D’Ignoti ha tentato di fuggire e i due l’hanno inseguito sparando e colpendolo alla coscia e ferendo una passante. All’aggressione avrebbe partecipato anche Salvatore Gioè.

La svolta nell’inchiesta è arrivata grazie all’analisi dei filmati di una telecamera di sorveglianza, che ha permesso agli investigatori di stringere il cerchio attorno agli assalitori in tempi brevissimi. I primi due sospettati sono stati fermati all’alba del primo maggio, mentre il terzo uomo è finito in manette ieri mattina. Per tutti e tre la procura ha già presentato richiesta di convalida dei fermi.

La ricostruzione del movente sembra ricondurre a una violenta disputa legata a una partita di sostanze stupefacenti non pagata. Gli inquirenti ipotizzano che l’episodio di via Montalbo sia la risposta armata a un’altra intimidazione avvenuta mercoledì sera in via don Minzoni. In quell’occasione, ignoti avevano esploso diversi colpi di kalashnikov contro l’abitazione e l’auto di uno dei giovani ora arrestati. La spedizione punitiva contro D’Ignoti rappresenterebbe dunque un regolamento di conti interno ai circuiti dello spaccio cittadino.

Danilo D’Ignoti, attualmente piantonato all’ospedale Villa Sofia dopo un intervento chirurgico per l’estrazione dei proiettili da una gamba, non è un nome nuovo per le forze dell’ordine. Oltre a precedenti specifici per droga, il suo profilo era emerso anni fa in un’operazione della guardia di finanza contro il mandamento mafioso dell’Acquasanta.

Il contesto in cui è maturato l’agguato rimane sotto la lente d’ingrandimento della direzione distrettuale antimafia. Polizia e carabinieri stanno lavorando per identificare i componenti della cosiddetta banda del kalashnikov, protagonista di quattro raid avvenuti tra i quartieri San Lorenzo, Tommaso Natale e la zona Fiera. Quest’ultima, ricadente nel mandamento di Resuttana, accende i riflettori su dinamiche mafiose in fermento che le autorità stanno cercando di decriptare per evitare un’ulteriore escalation di violenza.