Palermo 5 maggio 2026 – I lavoratori dell’Ufficio per il Processo protestano per il nuovo ordinamento professionale, approvato dal ministero della Giustizia pochi giorni fa, che rischia di smantellare l’Ufficio per il Processo, destinando i lavoratori Pnrr tappabuchi delle ataviche carenze di personale amministrativo. Il tutto accade mentre per i lavoratori Pnrr il contratto scadrà il 30 giugno e si attendono ancora conferme sul loro futuro.

In un’affollata assemblea che si è svolta all’Epyc, i precari palermitani del Pnrr in servizio presso il distretto di Corte di Appello di Palermo si sono riuniti per portare avanti la loro battaglia di civiltà che coinvolge tutta la cittadinanza e lanciare un appello al ministero per la loro stabilizzazione.

“Chiediamo la completa stabilizzazione dei precari della giustizia e il riconoscimento delle specifiche professionalità assunte con il Pnrr – rilancia la richiesta la Fp Cgil Palermo – Quando un servizio pubblico funziona, a beneficiarne è tutta la collettività”.

La procedura di stabilizzazione è stata bandita il 16 marzo scorso e prevede l’assunzione a tempo indeterminato (finanziata prevalentemente con risparmi derivanti da pensionamenti e cessazioni) di soli 9.368 lavoratori su un totale di oltre 10.500. Rimangono esclusi, così, circa 1500 lavoratori, mentre gli altri, quelli che risulteranno vincitori, non hanno alcuna certezza di rimanere nella sede in cui hanno prestato servizio in questi anni.

La Fp Cgil Palermo prosegue il percorso di mobilitazione e sostegno a fianco dei lavoratori. “Il nuovo ordinamento professionale– affermano Andrea Gattuso, segretario generale Fp Cgil Palermo e Michele Morello, segretario Fp Cgil Palermo – non tiene conto degli ottimi risultati raggiunti dagli uffici giudiziari grazie all’aiuto fondamentale dei precari Pnrr e, nonostante i proclami di modernità, non fa altro che riproporre i vecchi modelli organizzativi che, invece, era chiamato a superare con l’approvazione delle nuove famiglie professionali”.

“La nuova famiglia dei servizi giudiziari – sostengono Leandro La Bua e Valentina Muratore, Rsu e Aupp presso la Corte di Appello di Palermo – cumula le competenze del funzionario giudiziario con quelle di noi Aupp. Il rischio è che con un semplice ordine di servizio possa in concreto smantellarsi l’Ufficio per il Processo, destinando lavoratori assunti per supportare il magistrato nella propria attività giurisdizionale a mansioni esclusivamente amministrative”.

“Il nuovo ordinamento professionale – proseguono Salvo Di Chiara e Marco Guccione, Rsu e Aupp presso i Tribunali di Palermo e Termini Imerese – tradisce il senso del Pnrr. L’Europa ha destinato miliardi di euro al nostro paese per innovare la giustizia, suggerendo una strada che oggi il ministero dimostra di non voler intraprendere”.

I precari dell’ufficio per il processo hanno portato innovazione e modernità nella giustizia, contribuendo alla digitalizzazione e velocizzazione dei processi. Hanno permesso al ministero di raggiungere gli stringenti obiettivi di abbattimento dell’arretrato e riduzione della durata dei processi fissati dall’Europa per risolvere, una volta e per tutte, la patologica lentezza di Tribunali e Corti d’Appello.

L’accordo era chiaro: introdurre nel sistema nostrano un modello organizzativo – presente in moltissimi altri Stati europei – che affiancasse al magistrato una equipe di esperti. Sono nate così nuove figure professionali, assunte a tempo determinato a seguito di concorso per titoli ed esami, cui sono state demandate mansioni diverse da quelle proprie del personale di ruolo: funzionari addetti UPP, in maggior parte avvocati, cui è stato affidato il compito precipuo di coadiuvare il magistrato tramite la redazione di bozze di sentenze, l’effettuazione di ricerche giurisprudenziali e la raccolta degli orientamenti dei singoli uffici giudiziari; funzionari tecnici di amministrazione, professionisti specializzati nel supporto amministrativo e gestionale; e operatori Data Entry: cui è stata demandata la digitalizzazione dei fascicoli.

“L’Europa ha per questo investito 2.78 mld, chiedendo in cambio lo stabile inserimento nella giustizia italiana del nuovo modello organizzativo e delle professionalità che ne fanno parte – aggiunge la Fp Cgil Palermo – Nonostante il raggiungimento degli stringenti obiettivi del Pnrr, il ministero della Giustizia ha però virato per il ritorno al passato, provvedendo alla stabilizzazione solo parziale del personale assunto con il richiamato Piano, e destinando lo stesso a mansioni differenti da quelle, peculiari, per cui era stato assunto”.


Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.