Salvatore Zichichi
Salvatore Zichichi è un medico per devozione, mente innovativa e nerd, crede nelle relazioni umane come leva per trasformare la sanità e la realtà.
Quando pensiamo al calo dell’udito, tendiamo spesso a considerarlo un inevitabile fastidio legato all’età. In realtà, la sordità rappresenta oggi un diffuso disturbo sensoriale e una patologia di primaria importanza per la sanità pubblica. A fare il punto il 21 Maggio 2026 presso l’Assemblea Regionale Siciliana, su questa tematica in ambito accademico e clinico sarà il Dott. Francesco Martines, Professore associato di Audiologia all’Università degli studi di Palermo, il cui intervento, insieme ad altri professionisti, si inserirà nel fondamentale dibattito sulle dinamiche epidemiologiche, cliniche e sociali di questo disturbo.
I numeri della patologia e il peso economico La portata della patologia illustrata dai dati internazionali è notevole. Secondo il fact sheet dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aggiornato al 2026, oltre il 5% della popolazione mondiale (circa 430 milioni di persone) necessita di riabilitazione per una perdita uditiva disabilitante. Entro il 2050 le proiezioni indicano che i numeri saliranno a oltre 700 milioni, colpendo una persona su dieci.
Il costo globale annuo di questo disturbo si aggira intorno a 1 trilione di dollari, una cifra che comprende la perdita di produttività, l’aumento della spesa sociale e i costi sanitari aggiuntivi.
Nel mondo del lavoro, il deficit uditivo è un concreto fattore limitante: i lavoratori con deficit uditivo affrontano un aumentato rischio di disoccupazione e subiscono una crescita salariale inferiore rispetto ai colleghi normoudenti.
La “catena causale”: dal disturbo sensoriale al declino cognitivo Un tema cruciale nel moderno approccio audiologico – e prospettiva centrale in interventi specialistici come quello atteso dal Prof. Martines – è l’inquadramento del calo dell’udito come condizione “ponte” verso quadri clinici più severi. Le evidenze scientifiche degli studi di coorte 2024-2026 descrivono una precisa “catena causale”: la perdita uditiva causa crescenti difficoltà comunicative che innescano isolamento sociale e depressione, aumentando infine il rischio di demenza e declino cognitivo.
L’analisi del 2026 su una coorte statunitense, ha confermato che l’ipoacusia moderato-severa negli over-65 arriva a raddoppiare le probabilità di sviluppare demenza.
L’approccio della Sanità Pubblica: le strategie “Life-Course” e nonostante l’ampia diffusione della patologia, i margini di prevenzione e miglioramento nella efficienza dei sistemi correlati sono molto ampi. L’OMS stima che circa il 60% della perdita uditiva infantile sia prevenibile con adeguate misure di sanità pubblica. Una recente analisi su The Lancet (2024) ha calcolato che circa 33,8 milioni di nuovi casi annuali derivino da cause perfettamente identificabili e prevenibili. Per gestire questo disturbo, le linee guida OMS 2026 propongono un approccio life-course (lungo tutto il corso della vita):
In età pediatrica: screening neonatali sistematici, vaccinazioni e un’attenta gestione clinica delle otiti.
In età lavorativa: programmi di conservazione dell’udito e sorveglianza sanitaria mirata.
Per la popolazione generale e l’anziano: campagne di sensibilizzazione sull’ascolto sicuro, affiancate da screening opportunistici nelle cure primarie e dall’accesso tempestivo ad ausili acustici, supportati da una fondamentale riabilitazione multidisciplinare.
Prevenire e trattare tempestivamente questa patologia rappresenta una strategia altamente costo-efficace per il welfare: un investimento aggiuntivo pochi dollari a persona all’anno in servizi per l’udito genererebbe un ritorno economico miliardi di dollari, in dieci anni per ogni dollaro investito.


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