Nell’ottobre scorso, nell’ambito delle indagini della Procura di Pavia su Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, i carabinieri hanno trovato qualcosa di inatteso dentro un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia: una bozza della richiesta di archiviazione dell’inchiesta del 2016-2017, quella che dieci anni fa aveva chiuso il primo procedimento su Sempio, con correzioni manoscritte a penna.
Quelle annotazioni, prive di data e firma, sarebbero poi state recepite nell’istanza definitiva degli allora pm. Chi le ha scritte? La Procura di Pavia ha trasmesso gli atti a Brescia, dove è già aperta l’inchiesta sulla corruzione in atti giudiziari legata al caso Garlasco.
Il fascicolo “permanente” aperto tre giorni dopo l’archiviazione
L’anomalia più vistosa riguarda la data di apertura del fascicolo in cui questi documenti sono stati trovati. Si tratta di un “fascicolo P (permanente)” intestato a Sempio, aperto il 25 marzo 2017 presso il Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia: vale a dire qualche giorno dopo che il gip aveva già archiviato la prima inchiesta sull’amico del fratello di Chiara.
Dentro il fascicolo c’erano il decreto di archiviazione del gip, la bozza della richiesta di archiviazione con gli appunti manoscritti, e un foglio “spillato” che precedeva la prima pagina. In quel foglio, una decina di righe scritte a penna, compare anche un errore: Stasi viene chiamato “Andrea” invece di “Alberto”. Nonostante l’errore e l’assenza di firma e data, quelle correzioni sarebbero poi finite nell’atto definitivo. Il Nucleo informativo, precisa la Procura, non aveva “titolo per disporre del provvedimento in bozza”.
Il comandante Pappalardo, le foto dalla scrivania di Venditti e il maresciallo Scoppetta
Il giorno precedente, il 24 dicembre 2016, cioè un giorno dopo l’apertura della prima inchiesta su Sempio, Maurizio Pappalardo, all’epoca comandante del Nucleo informativo di Pavia, avrebbe fotografato alcuni atti col telefono “dalla scrivania dell’allora procuratore aggiunto” Mario Venditti. Lo avrebbe fatto “dopo aver ricevuto insistenti messaggi che lo richiedevano in Procura da parte di Antonio Scoppetta“, maresciallo dei carabinieri a Pavia.
Le foto che avrebbe scattato dalla scrivania di Venditti non sono state trovate al Nucleo informativo, dove invece è emersa l’esistenza del fascicolo con gli appunti misteriosi.
L’esposto della madre di Stasi che ha aperto tutto
Nell’appunto trovato nel fascicolo si ricostruisce anche l’origine della prima inchiesta del 2016-2017. Si legge che “il presente procedimento trae origine da un esposto a firma” della madre di Alberto Stasi, arrivato il 20 dicembre 2016 “alla Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano e da questa trasmesso per competenza territoriale a questa Procura”, ossia Pavia. “In tale esposto — si legge — alla luce di talune investigazioni difensive affidate ad una società privata venivano segnalati indizi di colpevolezza per l’omicidio di Chiara Poggi a carico di soggetto diverso” da Stasi “nella specie in Andrea Sempio.
Il filone bresciano e la trasmissione del 22 ottobre
La Procura di Brescia, che già indaga su Venditti e Giuseppe Sempio per corruzione in atti giudiziari, ha ricevuto gli atti sul “giallo degli appunti” il 22 ottobre scorso. Sull'”autore della scritta a mano” sono in corso accertamenti a Brescia nell’ambito di quel filone. L’identità di chi ha scritto quegli appunti, poi confluiti nell’atto definitivo di archiviazione del 2017, è ancora ignota.






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