Da oggi, sabato 16 maggio 2026, ogni monopattino elettrico che circola su strada pubblica in Italia deve esporre un contrassegno identificativo adesivo. Chi viene fermato senza rischia una sanzione amministrativa da 100 a 400 euro, con possibilità di riduzione al 30% se il pagamento avviene entro cinque giorni. La norma, prevista dalla legge n. 177 del 25 novembre 2024, è attiva. Il problema è che il sistema non ha retto al volume di richieste degli ultimi giorni e ora migliaia di utenti che hanno fatto domanda nei termini potrebbero trovarsi in una zona grigia pericolosa.
Come funziona il “targhino” e quanto costa
Il contrassegno non è una targa nel senso tradizionale del termine. Si tratta di un’etichetta adesiva quadrata, con tre lettere e tre numeri, legata al codice fiscale del proprietario (non al telaio del mezzo). Va apposta in modo permanente e visibile sul parafango posteriore o, in assenza di esso, sul piantone dello sterzo, rispettando orientamento, verticalità e leggibilità. Non è trasferibile a un altro veicolo.
La richiesta si effettua sul Portale dell’Automobilista con accesso tramite SPID o CIE. La procedura prevede la compilazione di un modulo con i dati tecnici del mezzo, il pagamento tramite PagoPA (8,66 euro per il contrassegno, 16 euro di imposta di bollo, 10,20 euro di diritti di motorizzazione, per un totale di 34,86 euro) e successivamente la prenotazione di un appuntamento presso un ufficio della Motorizzazione Civile per il ritiro fisico dell’etichetta. Chi preferisce affidarsi a un’agenzia di pratiche auto spende tra 75 e 150 euro in totale. È possibile presentare un’unica istanza per più monopattini, pagando un solo bollo, mentre targa e diritti di motorizzazione vanno corrisposti per ciascun contrassegno.
Il nodo burocratico: pratiche inevase e appuntamenti slittati
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha comunicato che sono state presentate oltre 40.000 richieste, di cui quasi il 60% concentrate negli ultimi dieci giorni prima della scadenza, e che risultano già emessi circa 50.000 contrassegni. Ma le cifre delle associazioni di categoria raccontano un’altra storia. Secondo il Codacons, migliaia di pratiche risultano ancora inevase, con la consegna fisica della targa ai proprietari di monopattini slittata a data successiva al 17 maggio.
“Nonostante i cittadini abbiano inoltrato l’apposita richiesta per il contrassegno entro i termini previsti, migliaia di pratiche risultano ancora inevase con la consegna fisica della targa ai proprietari di monopattini che slitterà in data successiva al 17 maggio, giorno in cui scatterà il nuovo obbligo, esponendo gli utilizzatori al rischio di multe fino a 400 euro”, ha dichiarato il Codacons.
La situazione è ancora più grave per il comparto sharing. Le società che gestiscono flotte in condivisione (Dott, Lime, Bird e simili) denunciano circa 15.000 richieste ancora inevase: i monopattini che alla data di oggi non avranno ricevuto il contrassegno sono tecnicamente fuorilegge e dovranno restare fermi, con evidenti ripercussioni sul servizio nelle principali città italiane.
Il Portale dell’Automobilista ha riconosciuto il problema invitando chi aveva già fissato un appuntamento per dopo il 16 maggio a “valutare la possibilità di procedere con la cancellazione della prenotazione effettuata per la riprogrammazione dell’appuntamento in una data antecedente”. Tradotto: chi aveva preso appuntamento dopo la scadenza doveva cercarsene un altro prima, in autonomia, senza alcuna garanzia di disponibilità.
I problemi tecnici dell’etichetta denunciati da Assoutenti
Al ritardo burocratico si aggiungono segnalazioni concrete sulla tenuta fisica del contrassegno stesso. Assoutenti ha documentato due ordini di criticità. Il primo riguarda l’adesione alle superfici: se il parafango posteriore o il piantone dello sterzo non sono puliti, sgrassati e asciutti al momento dell’apposizione, l’adesivo non garantisce una tenuta adeguata. L’esposizione a pioggia, fango, vibrazioni e sbalzi di temperatura ne accelera il deterioramento e compromette progressivamente la leggibilità, con il rischio concreto che il contrassegno risulti illeggibile ai controlli.
Il secondo problema è più delicato. L’etichetta ha una natura antimanomissione irreversibile: è progettata con microtagli che la frammentano in caso di tentativo di rimozione, rendendola inutilizzabile. “Ne consegue che un posizionamento errato comporta la perdita definitiva del contrassegno e la necessità di richiederne uno nuovo, con relativi oneri a carico del cittadino”, sottolinea Assoutenti. Un errore di pochi millimetri al momento dell’apposizione, e si ricomincia da capo, pagando di nuovo.
Assosharing contro “una tassa mascherata”
Il settore della micromobilità condivisa ha reagito con durezza. Assosharing, che rappresenta gli operatori del settore, ha definito pubblicamente l’obbligo “una tassa mascherata” e ha avvertito che senza correzioni nei meccanismi applicativi si rischia il blocco del servizio in aree urbane dove i monopattini in sharing sono ormai una componente strutturale della mobilità quotidiana.
Il tema assicurativo amplifica le preoccupazioni degli operatori. “Un’assicurazione RC auto su un monopattino da 300 euro potrebbe superare i 100 euro annui: oltre un terzo del valore del bene assicurato. In un contesto di crescente pressione sui costi dell’energia e del trasporto, introdurre nuovi oneri su soluzioni sostenibili non fa altro che penalizzare proprio le alternative più accessibili ai cittadini”, afferma Assosharing.
Su questo punto il legislatore ha già dovuto fare un passo indietro. L’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile verso terzi, inizialmente previsto in parallelo con la targa, è stato rinviato al 16 luglio 2026 con una circolare congiunta del MIT e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La proroga si è resa necessaria su segnalazione dell’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), che ha evidenziato “criticità tecniche” nell’integrazione tra la piattaforma della Motorizzazione, la banca dati assicurativa e i sistemi delle compagnie. Senza contrassegno attivo, del resto, non è tecnicamente possibile associare una polizza a ciascun veicolo in modo univoco.
Vale la pena ricordare che la polizza richiesta non sarà una generica RC capofamiglia: dovrà essere una copertura RC specifica per monopattini, riportante il codice del contrassegno identificativo del mezzo. L’obbligo riguarda i soli monopattini che circolano su strade pubbliche o aree equiparate; i mezzi usati esclusivamente in aree private ne restano esclusi.
Cosa fare adesso se non hai ancora la targa
Per chi non ha ancora avviato la pratica, il percorso rimane quello del Portale dell’Automobilista via SPID o CIE. La richiesta può ancora essere presentata, ma il ritiro fisico del contrassegno richiederà tempo. Chi ha già presentato domanda e non ha ancora ricevuto la targa si trova in una zona di incertezza normativa: la legge non prevede deroghe esplicite per chi è in attesa e il MIT non ha ancora chiarito ufficialmente se la semplice presentazione della domanda protegga da sanzioni in caso di controllo.
Il Codacons ha già annunciato che sarà pronto a supportare i cittadini multati pur avendo fatto richiesta nei termini, con ricorsi in sede amministrativa. Una “pioggia di ricorsi” potrebbe quindi aggiungersi al caos del primo giorno, rendendo ancora più ingarbugliata una norma che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto mettere ordine nella micromobilità urbana.






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