Nei giorni scorsi la Procura di Pavia ha notificato alle difese dell’inchiesta sul delitto di Garlasco una “precisazione” ufficiale per correggere quanto riportato erroneamente in alcuni allegati al fascicolo su Andrea Sempio.
Secondo quanto indicato negli atti, sarebbe esistita un’altra indagine sul delitto del 13 agosto 2007, aperta nel 2013 sulla base di una “denuncia-querela” presentata dalla “difesa del condannato” Alberto Stasi mentre erano ancora in corso i processi a suo carico, poi archiviata nel 2018 e rimasta sconosciuta per 13 anni. Quella ricostruzione è sbagliata. La Procura lo ha messo per iscritto.
Cosa dice la rettifica e chi la firma
La precisazione porta la firma del procuratore aggiunto Stefano Civardi e delle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza. I magistrati chiariscono che nelle memorie c’è stato un “errore di attribuzione” del procedimento contro ignoti a modello 44, classificato con il numero Registro Generale Notizie di Reato 255/2013 e a Ruolo Generale 250/2016. Il fascicolo fu aperto durante la fase di migrazione tra la Procura di Vigevano, oggi chiusa, e quella di Pavia, ed era di “non semplice lettura”, precisano.
Quel fascicolo non nacque da una denuncia di Stasi. Nacque dal deposito, avvenuto il 25 gennaio 2013, di un esposto presentato dalla famiglia di Chiara Poggi per “falsa testimonianza” a carico dell’ex comandante dei carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto. Marchetto fu poi condannato e prescritto per le dichiarazioni rese nel primo processo a Stasi del 2009, relative al mancato sequestro di una bicicletta e all’audizione della testimone Franca Bermani.
Due fascicoli, una migrazione, un equivoco che si stratifica
Da quell’esposto la Procura di Vigevano iscrisse due procedimenti distinti: il primo con ipotesi di falso, falsa testimonianza, rifiuto d’atti d’ufficio e favoreggiamento; il secondo per omicidio a carico di ignoti. È quest’ultimo che ha prodotto la confusione.
Il 3 dicembre 2015 i pm pavesi presentarono richiesta di archiviazione per quel secondo fascicolo. Due anni dopo, il 23 febbraio 2017, il gip ritrasmise gli atti ordinando di avvisare i prossimi congiunti di Chiara Poggi dell’istanza di archiviazione. Il 27 febbraio 2017 il procuratore aggiunto Mario Venditti, impegnato in quella fase nella prima indagine su Andrea Sempio, riqualificò il fascicolo per omicidio a carico di ignoti nell’ipotesi di falsa testimonianza. Ma quel cambio di qualificazione giuridica non venne mai registrato nei sistemi informativi della Procura. La richiesta di archiviazione rimase immutata nel sistema, anche se il fatto di reato era cambiato.
L’errore nelle carte da aprile 2025: nessuno lo aveva segnalato
I pm che indagano su Sempio ricostruiscono quando quell’errore sia entrato ufficialmente nella documentazione. Risulta presente almeno dalla memoria depositata l’8 aprile 2025 per chiedere la ricusazione del professor Emiliano Giardina alla gip Daniela Garlaschelli, durante l’udienza dell’incidente probatorio su DNA e impronte per il giuramento del perito. In quella memoria, la genesi del fascicolo del 2013 viene riportata in modo errato.
I pm aggiungono che quella svista avvenne “senza che alcuna delle parti — Difesa Sempio, Difesa Stasi, Difesa Poggi — eccepisse alcunché”. Nessuno, fino ad allora, aveva sollevato obiezioni.
In realtà agli atti risulta che il 15 aprile 2025, una settimana dopo quell’udienza, l’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi, presentò una richiesta di “copie fascicolo”. In quella richiesta chiedeva di ottenere le carte del 2013 proprio perché la memoria dell’8 aprile dava atto di un’indagine rimasta sconosciuta, definita come archiviata e avente a oggetto il “delitto di omicidio in danno di Poggi Chiara”. Una richiesta che indica che qualcuno, nel campo della famiglia Poggi, aveva letto quella memoria e aveva voluto vedere le carte con i propri occhi.






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