Antonio Perna
Giornalista free-lance, tessera Odg 58807, cronista dal 1986 anno in cui l'Italia per la prima volta si connette a Internet
In Sicilia l’antimafia è diventata un palcoscenico. C’è chi la combatte davvero e chi invece la usa come arma mediatica per costruire consenso, fare audience e distruggere avversari politici.
Ismaele La Vardera appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Da mesi il deputato regionale conduce campagne costruite su cognomi, parenti, amicizie e sospetti. Nella vicenda Italo Belga si è arrivati perfino a indicare lavoratori e famiglie come se una parentela potesse diventare una colpa pubblica. Una deriva inquietante, degna più di un tribunale popolare che di uno Stato civile.
Perché questo è il metodo La Vardera: trasformare il sospetto in sentenza e la gogna social in consenso politico.
Poi però il meccanismo si inceppa quando i riflettori iniziano a illuminare lui.
Perché allora qualcuno ricorda che anche attorno al cognome La Vardera, negli anni, sarebbero esistite parentele e frequentazioni ingombranti. E allora nasce una domanda semplice: se per lui i cognomi contano quando riguardano gli altri, perché non dovrebbero contare quando riguardano sé stesso?
La differenza è che nessuno sta facendo a La Vardera quello che lui ha fatto agli altri. Nessuno sta stilando liste. Nessuno sta mettendo famiglie alla gogna. Si stanno soltanto facendo domande politiche. Quelle domande che lui pretende ogni giorno dagli altri ma non accetta mai su sé stesso.
E poi ci sono le compagnie.
Cene, fotografie e rapporti con personaggi che da anni si autoproclamano paladini dell’antimafia ma che nel tempo hanno accumulato polemiche, vicende controverse e ombre pesanti. Uomini che conoscono perfettamente i segreti della politica siciliana, i retroscena del potere, gli equilibri dell’informazione e certi meccanismi mai raccontati fino in fondo.
Eppure il giovane moralizzatore continua a presentarsi come uomo solo contro il sistema.
Un sistema che però sembra garantirgli una potenza mediatica enorme. Cartelloni giganti per Palermo. Campagne continue. Video quotidiani. Staff comunicativi aggressivi. Sponsorizzazioni ovunque. Una macchina perfetta che costa denaro, molto denaro.
E allora la domanda diventa inevitabile: chi finanzia davvero Ismaele La Vardera?
Chi sostiene economicamente questa esposizione permanente? Chi investe politicamente su di lui? E soprattutto: perché uno che attacca chiunque evita accuratamente certi nomi e certi ambienti?
C’è poi un altro dettaglio che in molti notano: Villabate. Il suo paese. Il luogo dove un politico dovrebbe avere radici, consenso, piazze. E invece lì La Vardera appare distante, quasi estraneo. Pochi comizi, poca presenza, nessun vero radicamento popolare.
Quasi come se esistesse un passato che conviene lasciare nell’ombra.
Perché il problema non è soltanto ciò che La Vardera dice ogni giorno davanti a una telecamera. Il problema è tutto ciò che continua accuratamente a non raccontare di sé.
E in Sicilia, spesso, i silenzi pesano molto più delle parole.
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