Venti giorni. Tanto era passato dall’inaugurazione del nuovo showroom di Sicily By Car sulla Statale 113 di Villagrazia di Carini quando, nella notte del 27 maggio, le fiamme dolose hanno divorato diverse automobili parcheggiate nel piazzale.

Davanti a quello stesso showroom, nel pomeriggio di ieri, si è svolto un partecipato sit-in di solidarietà promosso dalla neo-sindaca di Carini Rossella Covello. Attorno all’imprenditore Tommaso Dragotto si sono stretti cittadini, amministratori locali, rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo, delle associazioni di categoria e della Chiesa.

Tra i presenti anche il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, il sindaco di Terrasini Giosuè Maniaci, l’assessore di Cinisi Gioacchino Migliore e numerosi rappresentanti delle comunità del comprensorio. Una mobilitazione trasversale che ha voluto lanciare un messaggio netto contro ogni forma di intimidazione.

Le parole di Padre Inzerillo: “Il male non deve avere l’ultima parola”

Ad aprire la manifestazione è stato padre Angelo Inzerillo, parroco della parrocchia Maria SS. delle Grazie nella frazione di Villagrazia. Ha richiamato il giorno dell’inaugurazione del 7 maggio come punto di partenza del confronto: “Eravamo qui tutti insieme per l’apertura e l’inaugurazione di questa struttura voluta da Tommaso Dragotto. Ricordo quel momento come una giornata bella e significativa, perché rappresentava un’ulteriore presenza sul territorio. La scelta di questa location ha contribuito a valorizzare l’area e ha portato lavoro, investimenti e una presenza imprenditoriale concreta e importante, come Tommaso ha sempre saputo fare. Oggi siamo di nuovo qui. Certamente non c’è l’aria di festa e di gioia che accompagnava quella inaugurazione”.

Il parroco ha definito l’atto “incomprensibile” e carico di “cattiveria non indifferente“, allargando il senso della ferita ben oltre la dimensione aziendale: “Non è stata colpita soltanto un’azienda. Sono state colpite la serenità delle famiglie, la dignità del lavoro e la volontà di una comunità che desidera vivere nella legalità, nella pace e nella libertà. Ogni forma di violenza e di sopraffazione mafiosa, comunque si manifesti, ferisce nel profondo le persone e limita la libertà di lavorare, di intraprendere, di costruire un futuro per i propri figli e di contribuire alla crescita del territorio”.

La solidarietà di Padre Inzerillo si è estesa anche agli altri imprenditori del territorio: “La mia e la nostra vicinanza va a Tommaso Dragotto, ai suoi collaboratori, alle loro famiglie, ma anche ai tanti imprenditori che in queste settimane vivono momenti di preoccupazione e inquietudine. Nessuno deve sentirsi solo davanti alla violenza criminale. La Chiesa è accanto al suo popolo e a tutte le realtà che operano per la legalità, per la giustizia e per il bene comune”.

La chiusura è stata un appello alla resistenza collettiva: “In un territorio già segnato in passato da atti di violenza e di sangue, episodi come questi non possono e non devono intimidire l’azione di una comunità che sceglie di andare avanti senza paura. Dobbiamo essere convinti che il male non può e non deve avere l’ultima parola“.

Sul piano concreto, Padre Inzerillo ha avanzato una richiesta esplicita alle istituzioni: “Nel nostro territorio c’è bisogno di una presenza più massiccia di forze dell’ordine. Abbiamo bisogno delle stazioni dei carabinieri e di un commissariato di polizia”.

Le parole di Dragotto: “Io non mi sono mai piegato e non inizierò adesso”

Tommaso Dragotto ha preso la parola davanti alla folla con una dichiarazione di resistenza chiara e senza esitazioni. “Innanzitutto grazie per essere qui insieme a noi. Sono veramente contento per questa straordinaria partecipazione. La solidarietà è parte integrante della vita dei cittadini e, quando accadono fatti gravi come quello che ha colpito Sicily by Car, avere accanto tante persone rappresenta una forza enorme. Io non mi sono mai piegato e non inizierò adesso. L’ho detto e lo ribadisco qui. Qualsiasi problema possa sopraggiungere, noi non piegheremo mai la nostra volontà. Il futuro non è fatto da ricatti e pizzo, ma di onestà, lavoro e progresso, soprattutto per le famiglie”.

Dragotto ha poi ripercorso il suo legame con la Sicilia e con Carini: “Il mio legame con la Sicilia nasce da lontano. Ero ancora molto giovane quando lasciai questa terra per trasferirmi al Nord. Mi sono sempre chiesto cosa significasse partire dalla Sicilia e ho sempre coltivato un obiettivo: restituire qualcosa alla mia terra. Per questo ho lavorato con entusiasmo e determinazione. Ho sempre cercato di coinvolgere persone valide, costruendo una squadra e una grande famiglia composta da donne e uomini che credono nella Sicilia e nelle sue potenzialità. Il legame che abbiamo con il territorio risale al 2009, quando ci siamo insediati a Carini. È un rapporto che considero quasi come quello tra un padre e un figlio. Qui abbiamo trovato affetto, sincerità e vicinanza. Ed è proprio per questo che oggi così tante persone hanno voluto essere presenti per esprimere solidarietà”.

La conclusione ha riaffermato la volontà di andare avanti senza cedere: “Noi continueremo a lavorare, a investire e a credere in questa terra. Nessuno riuscirà a fermare la nostra volontà e il nostro impegno. Vedere cittadini, istituzioni, imprenditori e lavoratori uniti davanti a un episodio così grave dimostra che esiste una comunità sana che non intende arretrare. Sono più che felice. La solidarietà che sto ricevendo è quanto di più bello si possa avere dalla vita. Grazie a tutti per questa testimonianza di vicinanza e di affetto”

Le parole della sindaca Covello: “Mi commuovo con lei”

Rossella Covello, eletta appena cinque giorni fa, ha scelto il sit-in come primo atto pubblico di rilievo del suo mandato: “La ringrazio per questo esempio, un esempio di rettitudine che non ha pari. Ho assunto l’incarico di sindaco proprio in questa settimana e quanto accaduto l’ho vissuto in prima persona come rappresentante di questa comunità. Voglio esprimerle non solo la mia solidarietà personale, ma anche quella di un sindaco che ha appena assunto la responsabilità di una comunità complessa”.

Covello ha poi illustrato le iniziative già intraprese nelle prime ore del suo mandato: “Devo dire a lei e a tutti voi che ho sentito immediatamente la necessità di manifestare questa vicinanza, anche attraverso gesti simbolici. Ho voluto avvicinarmi direttamente a tutte le forze dell’ordine. In questi giorni sono stata dai Carabinieri. Ho voluto dimostrare concretamente la mia presa di posizione, riconoscendo nel loro operato il presidio della sicurezza. Quando accadono fatti come questo, che colpiscono la nostra comunità, io mi ritrovo a esprimere stima e fiducia verso chi ogni giorno lavora per difenderla”.

La neo-sindaca ha quindi allargato lo sguardo sulla portata della risposta collettiva: “Oggi siamo qui per dare un segnale attraverso questa grande solidarietà, che non arriva soltanto dalla comunità di Carini. Sono presenti anche rappresentanti della comunità di Terrasini e di Cinisi e la loro presenza vuole dire chiaramente no a questi atti, no a questa violenza. È una violenza che non colpisce soltanto un grande imprenditore, ma tutti i cittadini delle nostre comunità. Siamo stati alla Commissione Antimafia e abbiamo mostrato alle istituzioni la nostra solidarietà e la volontà di individuare percorsi che possano contribuire a combattere questo stato di cose. In questa settimana sono stato anche dal Prefetto insieme ai sindaci dei paesi limitrofi e all’onorevole presente (Raoul Russo, n.d.r.). Insieme, in maniera sinergica, abbiamo ribadito che la forza delle comunità che dicono no a questi atti può fare la differenza, affinché tutto questo venga relegato ai margini della società”.

La chiusura ha avuto un tono personale e commosso: “Sono i valori che il presidente Dragotto rappresenta e che devono essere celebrati e riproposti a tutte le comunità. Presidente, mi permetta quindi di ringraziarla per il suo importante esempio. Mi commuovo con lei perché riesce, attraverso la sua testimonianza, a trasmettere valori nei quali tutti noi ci riconosciamo come comunità”.