È stato arrestato Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno di Emanuela Aiello, la donna in carcere dal febbraio scorso per la morte della figlia Beatrice, la bambina di quasi due anni trovata priva di vita il 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia.

Lo ha annunciato il procuratore Alberto Lari nel corso di una conferenza stampa. Per entrambi l’accusa è ora di maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina: una contestazione più grave rispetto al precedente concorso in omicidio preterintenzionale. Fino a questo momento Iannuzzi era indagato a piede libero. La madre, Emanuela Aiello, è in carcere da febbraio e nei mesi scorsi è stata trasferita a Torino. La sua legale, l’avvocata Laura Corbetta, ha commentato: “Aspettiamo di leggere gli atti e capire se ci sono elementi nuovi che valuteremo”.

Le prove a carico di Iannuzzi: chat, foto e videosorveglianza

Il procuratore Lari ha illustrato le prove che hanno portato all’arresto. “Le prove a carico dell’uomo sono essenzialmente le chat“, ha spiegato. “Abbiamo sequestrato il telefono di Iannuzzi e c’erano tanti messaggi WhatsApp in cui vengono descritti i maltrattamenti”. Sul telefono sequestrato erano anche presenti fotografie che ritraggono Beatrice subito dopo le violenze subite. “Vi sono più fotografie che ritraggono la bimba con dei lividi molto grandi sul viso”, ha precisato Lari. “Il giudice nell’ordinanza definisce i maltrattamenti di violenza brutale”.

A queste prove si aggiungono le immagini del circuito di videosorveglianza cittadino. “Le dichiarazioni fornite inizialmente sia da Iannuzzi che dalla madre della bimba sono totalmente false”, ha detto Lari. La ricostruzione investigativa rovescia completamente la versione fornita inizialmente dai due adulti: “Il fatto è avvenuto a casa di Iannuzzi e successivamente la bambina è stata portata a casa della Aiello quando era già deceduta. Quindi la chiamata al 118 e le manovre di soccorso erano avvenute quando la bimba era già morta. Era una messa in scena, concordata tra Aiello e Iannuzzi per depistare le indagini”.

Cosa hanno raccontato le sorelline

La svolta nelle indagini è arrivata anche attraverso le dichiarazioni delle due sorelline di Beatrice. Dopo essere state allontanate dal nucleo familiare e inserite in una struttura protetta, le bambine hanno iniziato un percorso psicologico che, secondo le relazioni acquisite agli atti, avrebbe portato a un “miglioramento incredibile” e a una maggiore consapevolezza di quanto avevano vissuto.

Le bambine hanno raccontato agli psicologi e poi al pubblico ministero una versione dei fatti completamente diversa rispetto a quella fornita nelle prime ore successive alla morte, che secondo gli investigatori erano state concordate e suggerite dalla madre e dal suo compagno. Tra i particolari emersi durante la conferenza stampa: quella mattina, per far riprendere la piccola, i due adulti l’avrebbero tenuta sott’acqua e le avrebbero dato dello zucchero, senza mai chiamare i soccorsi. Beatrice non si è mai ripresa.

Il caso dall’inizio

Beatrice era stata trovata priva di vita nella notte tra l’8 e il 9 febbraio nella casa in cui viveva con la madre e le sorelle a Bordighera. Nelle prime ore dopo la morte, Emanuela Aiello aveva detto agli inquirenti che la bambina era caduta dalle scale. Aiello era stata arrestata nelle ore successive. Iannuzzi era indagato ma a piede libero, con l’accusa di concorso in omicidio preterintenzionale.